Covid, la campagna per difendere la raccolta differenziata nelle case dei contagiati

Abbiamo contattato le aziende rifiuti di sei grandi città, Napoli, Palermo, Milano, Bari, Torino e Genova, per capire se le indicazioni dell'ISS di sospendere la differenziata domestica in caso di contagio siano di fatto ancora in vigore. Solo nel capoluogo ligure hanno risposto che la raccolta differenziata vale e funziona anche per i positivi. Dunque il problema esiste - non del possibile contagio da Covid coi rifiuti - ma quello dei danni ambientali ed economici che queste disposizioni stanno provocando

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foto siciliaonpress.com

Non ha senso che i rifiuti prodotti nelle abitazioni dei positivi al Covid (o di chi è in isolamento cautelare per sospetto possibile Covid) vengano trattati come rifiuti speciali ospedalieri, o che vengano obbligatoriamente conferiti tutti insieme in modo indifferenziato. Pensavamo che quella disposizione (se disposizione è la parola giusta) dell’Istituto Superiore di Sanità dell’inizio del 2020 fosse stata dimenticata. E un po’ tutti ce n’eravamo dimenticati.

Anche quando a fine dicembre 2021 abbiamo pubblicato una notizia e un comunicato di protesta sulla mancata cancellazione della “quarantena della differenziata” pensavamo che questa fosse sostanzialmente, se non formalmente, passata in cavalleria. In realtà è più presente del previsto (anche perché la si trova facilmente online) e quindi si tratta di un’indicazione che circola abbondantemente

Nella giornata di martedì 4 dicembre una nostra collaboratrice ha chiamato i numeri verdi delle aziende dei rifiuti di alcune grandi città, chiedendo come dovesse gestire la raccolta da positiva al Covid.

A Palermo le hanno detto che doveva fare richiesta per avere contenitori appositi in cui conferire (insieme) i rifiuti. A Napoli di mettere tutto in un unico sacco indifferenziato. A Milano hanno specificato di mettere tutto insieme in un sacco doppio o triplo. A Bari hanno addirittura detto che bisogna compilare un modulo e comunque non differenziare i rifiuti. A Torino hanno detto  di chiedere al Comune (!). Solo a Genova al numero verde dell’azienda hanno risposto che la differenziata vale e funziona anche per i positivi, quindi solo in una su sei delle città che finora abbiamo sentito.

La risposta del capoluogo ligure dimostrerebbe che è possibile svincolarsi dalla disposizione originata dall’Istituto Superiore di Sanità. Anche se da Utilitalia mi hanno fatto presente che le aziende – anche se gli operatori ecologici sono protetti sempre e comunque e da decenni dal rischio di essere infettati dai rifiuti – sono molto prudenti perché vogliono evitare che qualcuno le denunci. Anche se è veramente difficile che succeda.

Nella stessa giornata ho verificato anche alcuni contatti personali e posso dire che come minimo c’è disorientamento. Un giovane parente risultato positivo in Val d’Aosta si è visto recapitare appositamente l’avviso di non differenziare assolutamente i rifiuti. (C’è anche scritto di evitare che gli animali di compagnia entrino nella stanza dove ci sono i sacchetti dell’immondizia).

Conclusione provvisoria: il problema esiste. Non il problema di un possibile contagio da Covid attraverso i rifiuti – ipotesi fantascientifica – ma il problema dei danni ambientali ed economici che quelle disposizioni stanno provocando. Abbiamo parlato con l’Assessora all’ Ambiente di Milano e con Legambiente nazionale che sono interessate a prendere iniziative per cercare di sbloccare la situazione.