A Belluno lampioni spenti dalle 2.30 alle 5: “Alcuni comuni hanno voluto copia della delibera”

Aspettando eventuali misure nazionali contro il caro energia, nessuna media e grande città ha intrapreso iniziative strutturali di risparmio sui consumi, eppure la loro autonomia amministrativa glielo consentirebbe. C'è però un'eccezione che potrebbe fare da apripista anche per altri città. A Belluno, capoluogo dell'omonima provincia ai piedi delle Dolomiti, dal 15 agosto ogni giorno tutti i 6.400 lampioni della città vengono spenti dalle 2.30 alle 5 del mattino

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Diversamente da quanto sta avvenendo in alcuni paesi europei, dove si è deciso soprattutto di limitare temperature e illuminazione negli edifici pubblici, in Italia non sono ancora state prese misure nazionali di risparmio energetico. Secondo indiscrezioni, il ministro uscente Cingolani ha un provvedimento pronto che imporrebbe da ottobre di abbassare i riscaldamenti di un grado – da 20 a 19 – e di tenerli accesi un’ora in meno al giorno, ma deve ancora essere approvato. Neppure medie e grandi città hanno preso iniziative strutturali di risparmio sui consumi, eppure la loro autonomia amministrativa glielo consentirebbe. Solo qualche piccolo comune ha adottato tra la primavera e l’estate misure estemporanee.

C’è però un’eccezione che potrebbe fare da apripista anche per altri città. A Belluno, capoluogo dell’omonima provincia ai piedi delle Dolomiti, dal 15 agosto ogni giorno tutti i 6.400 lampioni della città vengono spenti dalle 2.30 alle 5 del mattino. Una misura di risparmio energetico attivata dall’amministrazione comunale, che rimarrà in vigore fino al 15 settembre e che potrebbe anche essere prolungata oltre, come spiega ad Eco dalle Città il vice sindaco e assessore al bilancio Paolo Gamba: “Vediamo come va questo mese di prova e poi magari andiamo avanti, eventualmente con delle piccole variazioni di orario in base a come cambia la luce naturale”.

Assessore ci sono state proteste da parte dei cittadini per questa misura?

“No assolutamente. Solo qualche chiarimento con l’edicolante che apre la serranda prima degli altri ma niente di più. Sono comunque misure che non fa piacere a nessun amministratore prendere, ma credo che dobbiamo entrare nell’ordine di idee che vanno fatti dei passi indietro rispetto alle abitudini di grande benessere che abbiamo ritenuto normali”.

Bè comunque è sorprendente che nessuno abbia protestato.

“Guardi noi siamo convinti di aver preso una decisione da buoni padri di famiglia, tutelando i nostri cittadini in base a quello che dice la Costituzione. E le dico di più. Ci hanno contattato numerose amministrazioni di altri comuni per avere copia della nostra delibera. C’è grande preoccupazione da parte di tutti per far quadrare i conti”.

Quanto pesa l’energia nei vostri bilanci?

“Finora abbiamo avuto aumenti pari del 68%, pari a 810 mila euro in più di energia elettrica e 350 mila di gas. In sostanza le bollette, ora come ora, portano via il 10% del bilancio. Spegnere le luci due ore e mezzo la notte e h24 nelle gallerie ci permette di riuscire a sostenere i costi attingendo alla variazione di bilancio da poco approvata”.

Quindi avete spento anche le luci nelle due gallerie cittadine?

Sì certo, fa parte della stessa sperimentazione dei lampioni in corso. Vede queste due gallerie hanno una vecchia concezione di illuminazione molto dispendiosa e accesa per tutto il giorno e per tutta la notte. Luci che costano complessivamente al Comune circa 100 mila euro all’anno e che vorremmo cercare di abbattere. Abbiamo quindi installato delle luci catarinfrangenti, segnalando opportunamente il cambiamento agli automobilisti in ingresso ai tunnel, e dopo il 15 faremo i conti”.

L’Anci e le Province hanno chiesto nuovamente dei soldi al governo, mentre non sembrano prendere in considerazione misure strutturali di risparmio energetico. Cosa ne pensa?

“Ho visto che hanno quantificato la richiesta in 350 milioni di euro… a parte che sono pochissimi soldi se li dividiamo tra tutti gli enti, ma al di là di questo secondo me è sbagliato dare soldi a cascata. Si dovrebbero invece fare degli investimenti sull’efficientamento energetico, sulle rinnovabili, il fotovoltaico, sulle comunità energetiche che in Italia non decollano per colpa di decreti mancanti. Ne abbiamo solo 35 a livello nazionale, quando potrebbero essere molte di più”.