Dal 6 al 18 novembre la Cop27 a Sharm el-Sheikh, tra lo scetticismo e la diffidenza degli ambientalisti

Il vertice arriva in un momento cruciale, a pochi mesi dalla pubblicazione degli ultimi due rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), che evidenziano come la crisi climatica è già in atto e sta distruggendo vite, mezzi di sussistenza, comunità e culture un tutto il pianeta. Greenpeace: "I governi mondiali che parteciperanno alla Cop dovranno smetterla con proposte datate e inefficaci e che portano a false soluzioni"

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Da domenica 6 a venerdì 18 novembre 2022 avrà Lugo a Sharm el-Sheikh, in Egitto, la COP27, il il 27° Summit delle Nazioni Unite sul clima. Il vertice di quest’anno dovrebbe concentrarsi sui finanziamenti, sull’adattamento ai cambiamenti climatici e sulle perdite e i danni da questi prodotti.

Il vertice arriva in un momento cruciale, a pochi mesi dalla pubblicazione degli ultimi due rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC). I principali scienziati mondiali che studiano il clima hanno consegnato ai governi di tutto il mondo i loro rapporti che evidenziano come la crisi climatica è già in atto e sta distruggendo vite, mezzi di sussistenza, comunità e culture un tutto il pianeta. Una crisi che si sta manifestando su larga scala e in maniera senza precedenti e che secondo le previsioni porterà a sconvolgimenti sempre più gravi e ricorrenti nel breve periodo.

Questo decennio è cruciale per cercare di ridurne al minimo l’entità, con conseguenti perdite irreversibili dovute sia agli impatti sul clima sia alle disuguaglianze. Lo scopo della conferenza delle parti dovrebbe essere proprio questo, anche se ci arriva per la ventisettesima volta con risultati discutibili per usare un eufemismo. Come riportato sul sito di Greenpeace, “i governi mondiali che parteciperanno alla Cop dovranno smettere di cercare di risolvere la crisi climatica con proposte datate e inefficaci e che portano a false soluzioni senza un reale impegno. I Paesi del G20 sono responsabili di quasi l’80% delle emissioni globali, ma troppi di loro non hanno ancora dato impulso ai loro piani sul clima, tra cui Stati Uniti, India, Cina, Australia, Arabia Saudita, Russia e Brasile”.

Ambientalisti contrari

Sono molti i rappresentanti del mondo ambientalista che si sono espressi contro la conferenza e che hanno già detto che non parteciperanno. Tra questi, Greta Thumberg che ha spiegato le sue ragioni dicendo che “in Egitto lo spazio per la società civile sarà estremamente limitato” e che c’è troppo greenwashing. Secondo l’ambientalista, “le conferenze della COP non hanno davvero l’obiettivo di cambiare l’intero sistema, ma si limitano a incoraggiare un progresso graduale contro il cambiamento climatico ed è per questo che sono inefficaci, e rappresentano solo un’occasione di mobilitazione”.

Non solo limitazioni alla libertà di stampa e mancanza di azioni concrete da parte dei governi mondiali, gli ambientalisti puntano il dito anche contro gli sponsor industriali della Cop27, tra cui Coca-Cola, una delle più grandi multinazionali produttrici di plastica monouso. Numerosi osservatori e attivisti si sono detti scandalizzati da queste “operazioni di falso ambientalismo da parte delle grandi multinazionali”. In molti hanno chiesto l’immediato ritiro di finanziamenti moralmente inopportuni, che tuttavia sono stati cercati e voluti espressamente dall’esecutivo guidato dal presidente al-Sisi.