Epr prodotti in plastica, le imprese denunciano insostenibilità

Le organizzazioni di categoria si oppongono allo schema di decreto Epr individuato dal Mase per i prodotti in plastica non da imballaggio, che contano per il 58% del settore: penalizza imprese e consumatori senza benefici ambientali concreti. È questa la denuncia che si legge in una nota congiunta delle imprese, che chiedono una transizione sostenibile e giusta attraverso l'apertura di un tavolo di lavoro che valuti misure più efficaci

Epr prodotti in plastica

Le imprese agricole, artigiane, commerciali, cooperative e industriali italiane hanno presentato le proprie osservazioni nell’ambito della consultazione avviata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) sullo schema di decreto per l’adozione di un regime di Responsabilità Estesa del Produttore (Epr) per i prodotti in plastica non da imballaggio, su cui vige invece un sistema Epr già da diversi anni. La posizione delle imprese è netta: il provvedimento, nella sua forma attuale, non è sostenibile per il sistema economico nazionale.

Come riportato da Greenreport, in Italia sono immesse al consumo tra le 5,5 e le 5,8 tonnellate di materiali plastici all’anno. Gli imballaggi rappresentano circa il 42% del totale, mentre la plastica non imballaggio pesa per il 58% del totale e proviene da diversi settori: materiali da costruzione (12%), veicoli (7%), elettrodomestici (6%), agricoltura (3%) e arredamento (3%). Ma i prodotti in plastica non da imballaggio sono usati in tanti altri settori: la voce “altro” conta il 27%.

Cosa prevede il provvedimento Epr per i prodotti in plastica

L’idea del Ministero è estendere a tutti i produttori di prodotti in plastica la responsabilità sul fine vita dei prodotti stessi una volta che diventano rifiuti, quindi post consumo: coprendo i costi di raccolta, trattamento e riciclo e favorendo riuso e riduzione.

La bozza di Decreto indica i settori di attività e i prodotti coinvolti: edilizia, mobili e arredamento, arredo urbano e da esterno, prodotti per l’edilizia, abbigliamento in plastica, prodotti per la pulizia, attrezzature per la pesca, tubi e profilati, pneumatici in gomma, cablaggi, giochi e giocattoli, articoli sportivi, vasellame non da imballaggio, articoli di cartoleria e per la scuola, articoli per l’igiene personale.

Il testo non si limita a introdurre un Epr “finanziario”, ovvero l’obbligo di copertura dei costi di raccolta e trattamento da parte del gestore dei rifiuti urbani: prevede anche un ruolo gestionale di produttori e utilizzatori. Gli obiettivi del Mase prevedono il raggiungimento entro il 2030 del 70% di raccolta differenziata, con un riciclo effettivo al 55%. Entro il 2035, l’obiettivo sale al 75% per raccolta differenziata con riciclo effettivo al 60%.

Cosa dicono le imprese

Secondo le organizzazioni firmatarie, l’adozione del regime Epr sui prodotti in plastica si tradurrebbe infatti in un significativo prelievo ai danni delle imprese e dei consumatori nazionali, senza produrre effetti positivi diretti per l’ambiente. L’applicazione di un contributo ambientale su tutti i prodotti e i materiali impiegati nella vita comune, nelle attività produttive, sanitarie e di impresa è considerata una misura che non individua correttamente le azioni da mettere in campo per raggiungere efficacemente gli obiettivi ambientali e di economia circolare.

Le organizzazioni sottolineano come colpire indifferentemente tutti i prodotti e i materiali in plastica contraddica ogni razionale politica di sostegno all’economia circolare. Nella lettera si ricorda inoltre che gli imballaggi in plastica e altri prodotti in polietilene sono già gravati da un prelievo ambientale: l’aggiunta di ulteriori categorie da assoggettare a contribuzione determinerebbe immediate e significative ricadute in termini di costi per le imprese e un aumento dei prezzi al consumo, in una fase storica già particolarmente critica.

Nel confermare il proprio orientamento alla sostenibilità, le organizzazioni chiedono di non procedere con la definizione di un regime Epr per la plastica nelle forme attualmente proposte ma di aprire un tavolo di lavoro per valutare e condividere le misure più efficaci a tutela dell’ambiente, delle imprese e dei consumatori, senza penalizzare la competitività del sistema produttivo italiano.

Le organizzazioni firmatarie sono Agci, Cia, Claai, Cna, Confagricoltura, Confapi, Confcooperative, Confesercenti, Copagri e Legacoop.

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