Fertilizzanti, Eeb boccia il piano Ue: “Serve meno gas fossile”

Secondo l’European Environmental Bureau le misure presentate dall’esecutivo europeo per contrastare l’aumento dei prezzi non affrontano le cause strutturali della crisi. L’organizzazione chiede di ridurre l’uso dei fertilizzanti sintetici, recuperare nutrienti e rafforzare le norme ambientali

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La nuova strategia europea sui fertilizzanti non affronta le cause profonde della crisi che sta interessando il settore agricolo. È la posizione espressa dall’European Environmental Bureau (Eeb) dopo la presentazione del Piano d’azione sui fertilizzanti da parte della Commissione europea il 19 maggio 2026.

Secondo l’organizzazione ambientalista, il piano nasce in risposta all’aumento dei prezzi dei fertilizzanti registrato negli ultimi mesi, ma continua a puntare su un modello produttivo fortemente dipendente dal gas fossile, senza affrontare le criticità strutturali legate all’agricoltura intensiva e all’utilizzo dei fertilizzanti di sintesi.

La crisi dei fertilizzanti e il ruolo del gas fossile

L’Eeb collega l’attuale aumento dei prezzi alle tensioni geopolitiche internazionali seguite agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, che hanno provocato nuove difficoltà nelle catene di approvvigionamento globali e nei mercati energetici.

Secondo l’associazione, la situazione richiama quanto accaduto dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il forte aumento dei prezzi dell’energia si rifletté direttamente sui costi dei fertilizzanti, evidenziando la vulnerabilità di un sistema agricolo dipendente dalle materie prime fossili.

Le critiche al Piano d’azione della Commissione

Pur riconoscendo che il documento contiene riferimenti alla gestione più efficiente dei nutrienti e alla promozione dell’agricoltura biologica, l’Eeb ritiene che le indicazioni siano formulate in modo generico e prive di impegni concreti.

L’organizzazione critica in particolare l’obiettivo di incrementare la produzione di fertilizzanti, sostenendo che in Europa sia già presente un eccesso di azoto rispetto alla capacità degli ecosistemi di assorbirlo in modo sostenibile.

Secondo l’Eeb, questa situazione contribuisce a fenomeni di eutrofizzazione di fiumi, laghi e aree costiere, oltre a favorire emissioni di ammoniaca e contaminazione delle acque da nitrati.

L’associazione richiama inoltre uno studio della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Unece) secondo cui l’Europa disperderebbe ogni anno risorse azotate per un valore compreso tra 20 e 60 miliardi di euro. Gli stessi documenti della Commissione europea stimano inoltre costi ambientali e sanitari legati all’inquinamento da azoto tra 70 e 320 miliardi di euro all’anno.

Ridurre gli input e recuperare i nutrienti

Per l’Eeb la risposta alla crisi dovrebbe puntare principalmente sulla riduzione dell’utilizzo dei fertilizzanti sintetici e sul recupero dei nutrienti già presenti nei sistemi agricoli.

L’organizzazione sottolinea inoltre la necessità di mantenere il numero degli allevamenti entro livelli compatibili con la capacità dei territori di assorbire nutrienti senza compromettere la qualità delle acque e degli ecosistemi.

Tra le misure indicate figurano anche la promozione di modelli agricoli agroecologici e il sostegno a diete con una maggiore componente vegetale, considerate necessarie per raggiungere l’obiettivo europeo di dimezzare le perdite di nutrienti entro il 2030.

Le dichiarazioni dell’Eeb

Per Faustine Bas-Defossez, direttrice Natura, Salute e Ambiente dell’Eeb, il piano presentato dalla Commissione rischia di perpetuare le criticità esistenti.

“Questo Piano d’azione è pericolosamente scollegato dalla realtà. L’Europa non può risolvere una crisi dei fertilizzanti legata ai combustibili fossili rafforzando proprio il sistema che ha generato il problema”, ha dichiarato.

Bas-Defossez sostiene inoltre che la mancata adozione delle soluzioni individuate dalla stessa Commissione comporti il mantenimento dei costi economici, ambientali e sanitari associati all’inquinamento da azoto e alla volatilità dei prezzi dell’energia.

Le preoccupazioni sulla Direttiva Nitrati

L’Eeb esprime anche contrarietà rispetto a possibili modifiche delle politiche ambientali europee, tra cui il sistema di scambio delle quote di emissione (Ets) e il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam).

Particolare preoccupazione viene manifestata per l’ipotesi di consentire l’utilizzo nei campi di digestato derivato da reflui zootecnici oltre gli attuali limiti previsti dalla Direttiva Nitrati.

Secondo Sara Johansson, responsabile delle politiche sull’acqua dell’Eeb, un aumento degli apporti di azoto in aree già sottoposte a forte pressione potrebbe aggravare l’inquinamento dei corsi d’acqua e delle falde, con conseguenze anche sui costi di trattamento delle acque destinate al consumo umano.

Per l’organizzazione ambientalista, la riduzione dell’inquinamento alla fonte e una gestione più equilibrata dei nutrienti rappresentano elementi essenziali per costruire un sistema alimentare meno dipendente dai combustibili fossili e più resiliente alle crisi future.

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