Le critiche rivolte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al principio europeo che vincola l’utilizzo dei fondi pubblici al rispetto degli obiettivi ambientali suscitano la reazione di MIRA Network, associazione impegnata nel monitoraggio dei fondi europei e delle politiche per la transizione ecologica.
In una nota diffusa in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, l’organizzazione esprime preoccupazione per le posizioni espresse dalla premier durante le comunicazioni alla Camera dei Deputati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, il bilancio che definirà le priorità di spesa dell’Unione europea nei prossimi sette anni.
Il dibattito sul principio che regola i finanziamenti europei
Nel suo intervento alla Camera, Meloni ha criticato il principio “Do No Significant Harm” (DNSH), il criterio europeo che impone di verificare che gli investimenti sostenuti con risorse pubbliche non arrechino danni significativi all’ambiente e al clima.
Secondo la presidente del Consiglio, l’applicazione di questo principio comporterebbe “l’esclusione automatica dai fondi europei di intere categorie di investimenti ritenuti incompatibili con gli obiettivi ambientali” e rischierebbe di trasformare l’Europa in un ostacolo alla propria competitività industriale, soprattutto nel confronto con Paesi come Stati Uniti e Cina che stanno investendo ingenti risorse pubbliche per sostenere le rispettive economie.
Il principio DNSH è già in vigore nell’attuale programmazione europea. Viene applicato, tra gli altri strumenti, al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e ad alcuni fondi strutturali, con l’obiettivo di garantire che i progetti finanziati non compromettano gli obiettivi climatici e ambientali dell’Unione europea.
La proposta della Commissione europea per il nuovo bilancio 2028-2034 prevede di estendere questo criterio a tutti i fondi del QFP.
La posizione di MIRA Network
MIRA Network contesta la lettura proposta dalla presidente del Consiglio e ritiene che il DNSH venga presentato come un vincolo burocratico anziché come una garanzia sulla qualità e sulla coerenza degli investimenti pubblici.
L’associazione ricorda di aver sottoscritto, insieme ad altre undici organizzazioni della società civile italiana, una serie di raccomandazioni sul futuro bilancio europeo nelle quali viene chiesto di mantenere e rafforzare il principio per assicurare che gli investimenti finanziati dall’Unione siano coerenti con gli obiettivi climatici e ambientali comunitari.
“Non si tratta di un divieto automatico”
Uno dei punti evidenziati da MIRA riguarda il funzionamento stesso del principio europeo.
Secondo l’associazione, il DNSH non comporta esclusioni automatiche e indiscriminate. Le valutazioni vengono effettuate caso per caso e il quadro normativo prevede già specifiche deroghe, comprese quelle legate alla difesa e alla sicurezza, alle situazioni di crisi e alle ragioni imperative di interesse pubblico.
Per questo motivo, l’organizzazione ritiene improprio descrivere il principio come un ostacolo generalizzato agli investimenti.
Ambiente e competitività non sono in contrapposizione
MIRA sostiene inoltre che tutela ambientale e competitività economica non siano obiettivi incompatibili.
Secondo l’associazione, la sostenibilità rappresenta una condizione essenziale per la tenuta economica di lungo periodo. Le imprese che ignorano gli impatti ambientali delle proprie attività risultano infatti sempre più esposte a rischi normativi, finanziari e reputazionali.
L’organizzazione sottolinea inoltre che l’Italia è tra i Paesi europei maggiormente esposti agli effetti della crisi climatica e del degrado ambientale. Finanziare investimenti incompatibili con gli obiettivi ambientali europei significherebbe quindi aumentare l’esposizione del Paese a rischi economici e climatici destinati a crescere nel tempo.
Il confronto sul futuro bilancio europeo
Per MIRA Network, contrapporre tutela ambientale e competitività rischia di alimentare una falsa alternativa. La capacità dell’economia europea di rimanere competitiva dipenderebbe infatti sempre più dalla sua resilienza ai rischi climatici, dalla riduzione delle dipendenze energetiche e dalla capacità di orientare gli investimenti verso attività sostenibili e innovative.
In vista del Consiglio europeo, l’associazione chiede quindi che l’Italia sostenga il mantenimento di un’applicazione forte e coerente del principio DNSH nel prossimo bilancio dell’Unione europea, sostenendo che la competitività non passi dall’indebolimento delle garanzie ambientali, ma dalla capacità di coniugare innovazione, resilienza e sostenibilità.










