Forum Acqua Legambiente: norme migliori potrebbero dimezzare il fabbisogno dell’industria cartaria italiana

Il presidente di Assocarta Medugno, intervenuto al forum dell'associazione ambientalista, spiega che i consumi idrici italiani relativi alla produzione della carta, per un effetto paradossale della normativa sugli scarichi, restano mediamente superiori a quelli di altri paesi europei e potrebbero essere almeno dimezzati. “Il vero limite posto allo sforzo del settore nel ridurre l’utilizzo di acqua è una normativa ambientale che ancora prevede ad esempio la presenza del boro per concentrazione e non per massa complessiva e questo penalizza anche il riciclo dal momento che  tale sostanza risulta presente in tale processo”

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Massimo Medugno DG Assocarta è intervenuto oggi (mercoledì 4 ottobre, ndr) al Forum Acqua di Legambiente “La transizione ecologica dell’acqua” con un intervento sul rapporto tra industria cartaria e risorsa idrica.

“L’acqua è un elemento fondamentale del processo produttivo cartario pertanto il settore ha sempre investito molto nella tecnologia di riciclo delle risorse idriche. Tanto che il riciclo interno dell’acqua è elevato e soltanto il 10% dei consumi di processo è costituito da prelievi e i consumi idrici * – diversificati a seconda del prodotto finito e tra processi di produzione della pasta e processi di fabbricazione cartaria – si sono drasticamente ridotti nel corso degli anni. Alla fine degli anni settanta erano necessari mediamente 100 metri cubi d’acqua per produrre una tonnellata di carta, attualmente ne vengono utilizzati 26 (dato medio del campione Assocarta)” ha spiegato Massimo Medugno nel suo intervento alla tavola rotonda “Crisi climatica, tra siccità ed eventi estremi, gli interventi necessari per una transizione ecologica della risorsa idrica”.

Il dato, sostanzialmente stabile negli ultimi anni, evidenzia il raggiungimento di un limite tecnologico sotto il quale sembrerebbe difficile spingersi senza incorrere in un incremento delle concentrazioni. Assocarta spiega che i consumi idrici italiani, per un effetto paradossale della normativa sugli scarichi, restano quindi mediamente superiori a quelli di altri paesi europei e potrebbero essere almeno dimezzati. Gli inquinanti presenti nelle acque reflue di cartiera sono essenzialmente di origine biologica o naturale (cellulose, amidi, cariche minerali inerti come il carbonato di calcio). Rispetto ai principali parametri di caratterizzazione delle acque reflue, i valori medi di emissione di COD e di solidi sospesi (alcune sostanze più critiche sono ormai state eliminate dai processi) mostrano nel tempo un continuo ridimensionamento, attestandosi sempre ben al di sotto dei limiti di legge. “La stabilizzazione registrata negli ultimi anni è anche il segno di un sostanziale limite, oggi difficilmente superabile con le tecnologie di trattamento disponibili” spiega Medugno.

“Il vero limite posto allo sforzo del settore nel ridurre l’utilizzo di acqua è una normativa ambientale che ancora prevede ad esempio la presenza del boro per concentrazione e non per massa complessiva e questo penalizza anche il riciclo dal momento che  tale sostanza risulta presente in tale processo” aggiunge Medugno.

“Abbiamo stimato che il settore cartario, eliminando le limitazioni espresse in concentrazione e basandosi sui più limiti europei indicati nel BREF di settore (pur restrittivi, ma espressi in massa) al pari delle industrie di tutta Europa e a parità di carico in inquinante scaricato nei corpi idrici (se non anche inferiore), potrebbe ridurre il proprio fabbisogno di acqua per circa 20 milioni di metri cubi” ha concluso Medugno.

*Le fonti di prelievo dell’acqua, secondo le statistiche Cepi 2021, mostrano che l’87,3% è costituito da acque superficiali, il 12% da acque sotterranee e lo 0,8% da reti comunali. Sempre nel 2021, circa il 90% dell’acqua estratta per produrre carta e cartone è stata restituita alla fonte dopo il trattamento