Inceneritore Roma, CGIL Roma e Lazio e Legambiente Lazio bocciano il piano rifiuti

Presentate le osservazioni al progetto del Comune: "Non ci sono date precise per gli obiettivi di aumento della raccolta differenziata da raggiungere entro il Giubileo, né alternative possibili da scegliere. Inoltre, non c'è alcun riferimento al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti del 2020"

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Inceneritore Roma CGIL Legambiente

Il Piano di Gestione dei Rifiuti di Roma Capitale del Commissario e Sindaco Roberto Gualtieri prevede uno scenario futuro della gestione dei rifiuti ancorato alla realizzazione di un inceneritore per bruciare 600.000 tonnellate di rifiuti non trattati ogni anno, senza alcun nuovo impianto dell’economia circolare. Le presentazioni da CGIL Roma e Lazio e Legambiente Lazio analizzano le prove incongruenze del piano e propongono una alternativa reale alle proposte dell’Amministrazione.

“Costruire un inceneritore a Roma è una scelta totalmente sbagliata che abbiamo sempre contrastato e contro la quale abbiamo presentato insieme le osservazioni al Piano Rifiuti che rendiamo pubbliche” dichiarano Natale Di Cola segretario di CGIL Roma e Lazio e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio. “Con le nostre osservazioni abbiamo analizzato incongruenze e contraddizioni di un Piano scritto con lo scopo evidente di giustificare la realizzazione di un inceneritore: basti pensare che da piano si prevede un’accelerazione nella riduzione dei rifiuti prodotti o che tra dieci anni si immagina di dover gestire la stessa quantità di organico delle ultime annate pre-covid”.

Le due organizzazioni suggeriscono un piano in cui si punta sulla raccolta domiciliare, sulla tariffa puntuale (Tarip) e sulle nuove isole ecologiche per ridurre i rifiuti del 12% (un obiettivo in linea con i dati di tutte le grandi città dove tali scelte sono state fatti negli anni scorsi). La differenziata arriverebbe al 72% e si genererebbero impianti di trattamento dell’organico per almeno 600 mila tonnellate/anno.

Alle 470 mila tonnellate/anno d’indifferenziata residua prevista in tal modo, si sottraggono rifiuti destinati a cinque nuove filiere di riciclo: impianti per tessile, Raee, prodotti assorbenti per la persona e separazione delle terre di spazzamento, cui si aggiunge poi un corretto conferimento dei rifiuti da edilizia, oggi presenti pesantemente nell’indifferenziato, e la nascita d’impiantistica per la nuova e consolidata tecnologia del riciclo chimico delle plastiche miste.

“Nel Piano – evidenziano Di Cola e Scacchi – mancano scadenze precise per gli obiettivi d’incremento della raccolta differenziata da perseguire entro il Giubileo, mancano del tutto le possibili alternative tra le quali scegliere, non c’è alcun aggancio al Piano regionale di gestione dei rifiuti del 2020. I poteri speciali concessi in emergenza al sindaco Gualtieri riguardano le celebrazioni del Giubileo del 2025, ma tutte le scadenze nel piano rimandano al 2030 e non si riferiscono nemmeno al termine della consiliatura (2026)”.

Cgil e Legambiente rilevano che “con la rinuncia al dibattito aumentano le difficoltà e si consolida la diffidenza verso tutti i tipi d’impianti che dovranno essere costruiti: senza coinvolgimento dei cittadini è facile prevedere ostacoli anche per impianti di dimensioni ridotte, compatibili con l’ambiente, innovativi e posizionati secondo criteri trasparenti e oggettivi”.

Nel piano, inoltre, “gli investimenti non sono adeguati, in particolare per l’ottimizzazione del servizio, la razionalizzazione dei tempi, l’ammodernamento delle fasi di raccolta e l’adeguamento del servizio alle singole realtà. Infine, non c’è un nuovo piano di assunzioni, non c’è nessun riferimento al personale dell’Azienda municipale ambiente; al contrario, le nostre analisi prevedono la necessità di assumere non meno di 1.500 lavoratori per implementare la raccolta differenziata, aumentare raccolta e spazzamento, migliorare il decoro della città”.

Cgil e Legambiente ritengono che “grazie a questi presupposti e a queste nuove filiere indicate anche nelle nostre osservazioni, sia possibile costruire, nel pieno solco dell’economia circolare, una gestione romana dei rifiuti totalmente all’avanguardia nel mondo, abbattendo le emissioni climalteranti e creando intere filiere di nuovi lavori”.

Per Di Cola e Scacchi, dunque, l’idea di realizzare un inceneritore “è sbagliata in termini d’impatto ambientale e di lavoro, e propone, per un futuro lontano, una soluzione ampiamente superata da anni grazie alle nuove possibilità tecnologiche e agli stili di vita ecosostenibile ai quali la collettività è sempre più pronta”.