Nucleare, 100% Rinnovabili Network: ritorno alle centrali è insostenibile

Sulla delega al Governo per lo sviluppo dell’energia nucleare sostenibile la coalizione di università, associazioni e fondazioni contesta sostenibilità economica, tempi e gestione delle scorie, indicando in rinnovabili e sistemi di accumulo l’opzione più coerente con gli obiettivi climatici e industriali

Italia e nucleare, la rete 100% Rinnovabili: priorità alle energie green

Una parte del mondo accademico e associativo interviene nel dibattito sul ritorno al nucleare in Italia. Il 100% Rinnovabili Network, rete che riunisce esponenti di università, centri di ricerca, imprese, sindacati e organizzazioni ambientaliste, ha presentato in sede parlamentare le proprie osservazioni sul Disegno di legge n. 2669 che delega al Governo lo sviluppo dell’energia nucleare sostenibile.

La coalizione – di cui fanno parte, tra gli altri, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Wwf Italia e la Fondazione per lo sviluppo sostenibile – esprime contrarietà alla proposta, ritenendo che si basi su presupposti tecnici ed economici non dimostrati.

Smr, costi e stato dei progetti

Al centro del confronto vi sono i piccoli reattori modulari (Smr), indicati dal Governo come soluzione capace di ridurre i costi della decarbonizzazione rispetto a uno scenario fondato esclusivamente sulle rinnovabili.

Secondo il Network, la documentazione disponibile non confermerebbe tale impostazione. Ad oggi nessun Smr risulta operativo in Occidente e diversi progetti internazionali sono stati sospesi o ridimensionati dopo aumenti di costo. Negli Stati Uniti, il progetto NuScale – tra i più avanzati – presenta stime di produzione dell’energia comprese tra 250 e 354 dollari per MWh, valori superiori a quelli delle fonti rinnovabili.

La rete richiama inoltre alcuni casi internazionali: in Cina il reattore Shidao Bay 1 sarebbe entrato in funzione con un costo superiore del 200% rispetto alle stime iniziali e con un ritardo di 16 anni; in Russia, due reattori galleggianti avrebbero superato il 300% del budget preventivato.

Dal 1951 al 1° luglio 2025, secondo i dati citati, sono stati avviati 817 cantieri nucleari nel mondo; almeno 95 in 20 Paesi risultano abbandonati o sospesi, pari all’11,5% del totale.

Scorie e deposito nazionale

Tra i nodi evidenziati vi è quello dei rifiuti radioattivi. La coalizione richiama studi secondo cui gli Smr potrebbero produrre da due a trenta volte più scorie rispetto ai reattori tradizionali. In Italia, inoltre, non è ancora stato individuato il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, questione che resta aperta.

Rinnovabili e accumuli nel mix europeo

Il Network contesta anche l’idea che il nucleare rappresenti la “spina dorsale” del sistema elettrico europeo. Nel 2025, secondo i dati riportati, solare ed eolico avrebbero superato il nucleare nella generazione elettrica dell’Unione europea, con una quota del 30,1% contro il 23,4%.

Parallelamente, i costi delle batterie industriali sarebbero scesi fino a circa 70 dollari per kWh nel 2025, rendendo tecnicamente praticabile un sistema elettrico fondato su rinnovabili, accumuli e reti flessibili, senza la necessità di un “carico di base” garantito da centrali nucleari.

Referendum e scelte energetiche

Nel documento presentato in audizione si ricorda inoltre che l’opzione nucleare è stata esclusa da due referendum nazionali, nel 1987 e nel 2011.

” L’Italia ha già davanti a sé la strada fatta di rinnovabili, efficienza, accumuli e reti intelligenti. Inseguire reattori non disponibili sul mercato comporta investimenti elevati e incerti “, afferma il 100% Rinnovabili Network nel comunicato congiunto.

Per la coalizione, la priorità dovrebbe essere l’accelerazione sulle tecnologie già operative e competitive, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e con la pianificazione energetica europea.

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