Kyoto Club e Legambiente: l’Italia prenda posizione per elettrificare i riscaldamenti degli edifici

Le associazioni: "Il riscaldamento è responsabile del 18% delle emissioni di CO2 in Italia. A questo proposito, è necessario che l’Unione europea agisca subito vietando l’installazione di impianti fossili negli edifici di nuova costruzione entro il 2025, riformando le normative sulla progettazione ecocompatibile e sull’etichetta energetica e puntando sull’elettrificazione dei consumi e che il nostro paese le sostenga"

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“Se vogliamo raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2030 e al 2050 e affrancarci dalla dipendenza energetica dobbiamo intervenire anche nel settore del riscaldamento, responsabile del 18% delle emissioni di CO2 in Italia. A questo proposito, è necessario che l’Unione europea agisca subito vietando l’installazione di impianti fossili negli edifici di nuova costruzione entro il 2025, riformando le normative sulla progettazione ecocompatibile e sull’etichetta energetica e puntando sull’elettrificazione dei consumi”.

Sono queste le richieste di Kyoto Club e Legambiente, partner della campagna informativa “Per la decarbonizzazione, efficienza energetica e riscaldamento negli edifici in Italia” che punta a sensibilizzare cittadini e decisori politici, sottolineando la necessità di fermare la diffusione di impianti di riscaldamento da fonti fossili in Italia.

Nell’ultimo position paper presentato venerdì 29 aprile, le due Associazioni ambientaliste ribadiscono la centralità della progettazione ecocompatibile (Ecodesign) e dell’etichettatura energetica (Energy Label) nel taglio delle emissioni del comparto del riscaldamento, sottolineando l’importanza della revisione del nuovo regolamento europeo Ecodesign, che dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del 2023.

“Secondo la Campagna europea #Coolproducts i ritardi nell’iter di revisione del settore del riscaldamento ci stanno facendo immettere nell’atmosfera circa 4,59Mt di CO2 entro il 2030 e 11,6 miliardi di euro di costi aggiuntivi” dichiarano Giacomo Pellini e Sibilla Amato, di Kyoto Club e Legambiente. “Serve accelerare l’adozione di normative più avanzate di Ecodesign e di Energy Label, aumentare la loro ambizione, vietare la vendita dei dispositivi altamente inefficienti delle classi F e G entro, rispettivamente, entro il 2023 ed il 2025 e declassare la maggior parte degli apparecchi alimentati a combustibili fossili nelle fasce più basse”.

Per quanto riguarda la questione dell’Ecodesign, è emersa una spaccatura netta in occasione dell’ultimo Forum di Consultazione, che raduna gli esperti degli Stati membri, tenutosi nel settembre 2021. In occasione del meeting, un gruppo di Paesi “virtuosi” (Germania, Danimarca, Francia, Austria, Svezia) si è distinto per supportare una normativa più ambiziosa per l’Ecodesign. Dall’altra parte, un gruppo di Paesi più “conservativi” (Italia, Portogallo e Spagna) frena l’adozione di leggi sempre più progressive per regolare la materia. Da sottolineare che l’Italia si è distinta per una posizione contraria circa l’elettrificazione dei prodotti di riscaldamento – “non tutti i prodotti per il riscaldamento possono essere elettrificati”.

Pertanto, Kyoto Club e Legambiente chiedono che il nostro Paese si allinei al gruppo dei “virtuosi” e si schieri apertamente per l’elettrificazione dei consumi. La progettazione ecocompatibile (Ecodesign) e l’etichettatura energetica (Energy Label) sono due politiche fondamentali se l’Unione europea vuole vincere la propria sfida contro la minaccia dei cambiamenti climatici e raggiungere gli obiettivi UE al 2030 e la neutralità climatica al 2050.

Le due politiche funzionano insieme come un meccanismo push and pull. L’Ecodesign stabilisce in primo luogo i requisiti minimi di efficienza legali in modo che gli apparecchi ad alto consumo energetico non siano nemmeno ammessi sul mercato europeo; poi, le etichette energetiche indirizzano i consumatori verso i migliori elettrodomestici.

Attualmente si prevede che le politiche di progettazione ecocompatibile ed etichettatura energetica comportino circa un terzo dei risparmi necessari per raggiungere gli obiettivi di riduzione del 55% di emissioni dell’UE entro il 2030 (almeno 500 Mt sui 1.500 Mt totali che devono essere ridotti).