Rafforzare l’approvvigionamento di materie prime critiche, accelerare il riciclo e ridurre la dipendenza dell’Unione europea dalle catene di fornitura estere. Sono gli obiettivi delle modifiche al Critical Raw Materials Act (CRMA) approvate dal Parlamento europeo il 20 ottobre 2026.
La proposta punta a sostenere progetti strategici lungo l’intera filiera, dall’estrazione alla lavorazione, dalla raffinazione al riciclo, fino alla sostituzione dei materiali. L’obiettivo è aumentare la capacità produttiva europea e diversificare le fonti di approvvigionamento, rafforzando la resilienza industriale e l’autonomia strategica dell’Ue.
Il testo è stato approvato con 470 voti favorevoli, 83 contrari e 108 astensioni. Il Parlamento è ora pronto ad avviare i negoziati con gli Stati membri per definire la versione definitiva della normativa.
Un centro europeo per le materie prime critiche
Tra le principali proposte figura la creazione di un centro europeo per le materie prime critiche, concepito come un’agenzia autonoma dell’Ue, dotata di finanziamenti dedicati, una governance definita e legittimazione democratica.
La struttura dovrebbe riunire diverse funzioni strategiche: analisi dei mercati, pianificazione della resilienza, costituzione di scorte, acquisti congiunti, coinvolgimento degli operatori e strumenti finanziari a sostegno della filiera.
I deputati chiedono inoltre risorse adeguate per consentire al centro di operare. Tra queste viene indicato un fondo da 2 miliardi di euro, previsto nell’ambito del bilancio pluriennale europeo per il periodo 2028-2034.
Più riciclo e possibili restrizioni alle esportazioni
La proposta introduce anche misure per favorire il recupero dei materiali e trattenere nell’Unione le risorse necessarie alle filiere industriali europee.
In particolare, gli eurodeputati chiedono alla Commissione europea di poter attivare una clausola condizionata di controllo delle esportazioni, che consentirebbe di limitare l’esportazione di scarti e rifiuti contenenti materiali destinati al recupero, come quelli provenienti dai magneti permanenti. L’obiettivo è fare in modo che queste risorse riciclabili restino disponibili per le attività industriali europee.
Il testo prevede inoltre un ruolo centrale della Commissione nell’individuazione delle grandi imprese che utilizzano materie prime critiche in settori strategici. Tra gli ambiti citati figurano batterie, apparecchiature per l’idrogeno, aeromobili, droni, satelliti e semiconduttori avanzati.
Per le aziende individuate scatterebbero obblighi di resilienza, tra cui la mappatura delle catene di approvvigionamento e l’adozione di misure per ridurre le vulnerabilità.
Per rendere più prevedibile lo sviluppo dei progetti strategici, il Parlamento chiede inoltre alla Commissione di aprire le candidature per il riconoscimento di nuovi progetti almeno due volte all’anno.
Stabilizzare i prezzi e rafforzare le scorte strategiche
Un altro capitolo riguarda gli strumenti economici a sostegno delle attività di estrazione, trasformazione e riciclo. Gli eurodeputati propongono meccanismi di stabilizzazione dei prezzi, tra cui i contratti per differenza (CfD), che potrebbero garantire maggiori certezze sui ricavi agli operatori e favorire gli investimenti.
La proposta punta anche ad ampliare il sistema europeo di acquisto congiunto, così da agevolare la costituzione coordinata di scorte strategiche di materie prime critiche da parte degli Stati membri e delle imprese.
Il Parlamento sottolinea infine il legame tra disponibilità di questi materiali, difesa e sicurezza. Chiede che il futuro Programma europeo per l’industria della difesa contribuisca a finanziare progetti strategici sulle materie prime essenziali per le capacità industriali e di sicurezza dell’Unione.
Chahim: le materie prime sono una leva del potere geopolitico
Mohammed Chahim, eurodeputato olandese del gruppo dei Socialisti e democratici e relatore del provvedimento, ha sottolineato il valore strategico delle risorse critiche per l’industria, la transizione energetica e la sicurezza europea.
“Le materie prime critiche sono diventate la valuta del potere geopolitico”, ha dichiarato Chahim, sostenendo la necessità di un centro europeo dotato delle risorse e del mandato necessari per anticipare le interruzioni delle forniture e impedire che la disponibilità dei materiali venga utilizzata come strumento di pressione geopolitica.
Il relatore ha inoltre evidenziato la possibilità di collaborare con Paesi partner che condividano l’obiettivo di garantire catene di approvvigionamento sicure e il rispetto di standard ambientali e sociali elevati.
Con il voto del 20 ottobre, il Parlamento europeo ha definito la propria posizione negoziale. Le misure proposte dovranno ora essere discusse con gli Stati membri prima di poter diventare parte della normativa europea.



