Obiettivi climatici 2030, la Corte di Giustizia Ue respinge il ricorso

Nonostante la Commissione non abbia smentito le prove sulle gravi conseguenze ambientali delle attuali quote di emissione per il 2030, tra cui i 3°C di riscaldamento globale, i giudici europei rifiutano di entrare nel merito. Climate Action Network Europe e Global Legal Action Network: “Violati gli obblighi giuridici internazionali”

Obiettivi climatici 2030

“In nessun momento del procedimento la Commissione ha contestato le nostre prove”, spiega Gerry Liston, co-responsabile legale di Glan. Climate Action Network (Can) Europe e Global Legal Action Network (Glan) si oppongono alla decisione del Tribunale dell’Unione europea di non esaminare la compatibilità degli obiettivi climatici dell’Ue per il 2030 con gli obblighi in materia di diritto ambientale. Tanto più che l’affermazione dei ricorrenti, secondo cui gli obiettivi sono compatibili con un catastrofico riscaldamento globale di 3°C, non è stata contestata dalla stessa Commissione europea.

Il ricorso contestava le quote di emissioni annuali assegnate dalla Commissione europea nell’ambito del Regolamento sulla condivisione degli sforzi, che fissa limiti nazionali vincolanti alle emissioni per il periodo 2021-2030 in settori quali edilizia, trasporti, agricoltura e rifiuti. CAN Europe e Glan sostenevano che tali quote fossero troppo deboli e non riflettessero il livello di riduzione delle emissioni necessario per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C. “Le sentenze già emesse dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Corte internazionale di Giustizia – aggiunge Liston – chiariscono che si tratta di una flagrante violazione degli obblighi giuridici internazionali. Nulla nella sentenza odierna contraddice la nostra posizione, secondo cui gli obiettivi dell’Ue sono gravemente insufficienti e, pertanto, illegali”.

La sentenza non contraddice l’incompatibilità con gli obiettivi climatici 2030

Secondo le associazioni, la Corte non ha esaminato il merito di tali argomentazioni: ha invece ritenuto che le richieste avanzate fossero infondate per ragioni procedurali. Il Tribunale ha stabilito di non poter esaminare gli obiettivi climatici fissati dalla legislazione dell’Unione europea secondo la procedura utilizzata dalle Ong ricorrenti. L’argomentazione delle ricorrenti secondo cui gli obiettivi di riduzione delle emissioni sono incompatibili con gli obblighi dell’Ue ai sensi del diritto internazionale ambientale e dei diritti umani, però, non è stata respinta.

La sentenza si inserisce in un quadro più ampio già emerso in casi precedenti, tra cui il “People’s Climate Case“, in cui i tribunali dell’Unione non hanno valutato la sostanza del ricorso a causa di ostacoli di ammissibilità. Questo è un ulteriore segnale che, secondo le associazioni, per ora rimane estremamente difficile per le Ong e per il pubblico in generale contestare l’adeguatezza degli obiettivi climatici dell’Ue dinanzi ai tribunali europei.

L’esito della sentenza, secondo le associazioni, non modifica la necessità che l’Ue e i suoi Stati membri rispettino i propri impegni in materia di clima entro il 2030. “Dopo un’estate in cui incendi, siccità e caldo estremo hanno devastato vite e mezzi di sussistenza in tutta Europa, questa sentenza non diminuisce l’urgente necessità di una forte azione climatica, basata su regole chiare – commenta Sven Harmeling, responsabile per il Clima di Can Europe -. In un momento di sforzi concertati per indebolire la legislazione sul clima, la Commissione europea dovrebbe farsi promotrice dello stato di diritto, necessario per guidare l’ambizione, la responsabilità e l’azione in materia di clima”.

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