Ondate di calore e smog fotochimico, l’Europa soffoca

L'Europa affronta la seconda ondata di calore del 2026, con conseguenti picchi pericolosi di ozono troposferico e smog fotochimico, aggravati da un possibile "super El Niño": a lanciare l'allarme è l'European Environmental Bureau. Il fenomeno nel solo 2022 aveva causato 70mila morti e 2 miliardi di euro di danni agricoli nell'Ue. Tra le zone più colpite, la Pianura Padana. Il principale imputato è il metano prodotto dall'agricoltura intensiva, ancora escluso dagli obiettivi vincolanti europei di riduzione delle emissioni

Smog fotochimico

L’Europa è stretta nella morsa della seconda ondata di calore dell’anno e con essa tornano a impennarsi i livelli di ozono troposferico, con conseguenze gravi per la salute umana e per gli ecosistemi. A lanciare l’allarme è l’European Environmental Bureau (Eeb), la più grande rete europea di organizzazioni ambientaliste. Mentre il caldo torrido occupa i titoli dei giornali, resta nell’ombra un pericolo altrettanto insidioso: lo smog fotochimico, prodotto dalla reazione tra inquinanti come il metano e gli ossidi di azoto in presenza di luce solare.

Solo nel 2022, l’esposizione all’ozono a livello del suolo ha causato nell’Ue circa 70mila morti premature e 2 miliardi di euro di danni agricoli. La situazione si aggrava ulteriormente con l’arrivo di quello che gli scienziati definiscono un possibile “super El Niño” estivo, il fenomeno climatico ciclico che spinge verso l’alto le temperature globali e che quest’anno sembra destinato a manifestarsi con intensità eccezionale.

Una crisi che peggiora

I numeri parlano chiaro. La soglia di protezione della salute fissata dall’Ue – una media giornaliera di 120 microgrammi per metro cubo (µg/m³), non superabile più di 18 volte l’anno – è già ampiamente violata in tutta Europa. Nel 2024, il 77,4% delle stazioni di misurazione dell’Ue aveva già registrato sforamenti. Nel 2025 questa percentuale è salita all’85,4%.

Tra le zone più colpite figura la Lombardia, dove la sezione regionale di Legambiente aveva segnalato già a giugno 2025 ben sei sforamenti della soglia di allarme (240 µg/m³). Quest’anno la situazione si è presentata ancora prima: a maggio, la Pianura Padana aveva già registrato diverse violazioni dei limiti europei. Qui è possibile studiare il fenomeno con una mappa interattiva a livello dell’Europa gestita da Ricardo, società di consulenza strategica e ingegneristica internazionale.

@Ricardo

La fonte del problema: l’agricoltura intensiva

Secondo un rapporto dello scorso febbraio di Ricardo il metano è responsabile tra il 35 e il 37% dell’ozono troposferico dannoso. La principale fonte di emissioni di metano in Europa è l’agricoltura intensiva, che ne genera il 57%. Eppure, paradossalmente, il metano agricolo è ancora escluso dagli obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni previsti dalla Direttiva Nec e dal Protocollo di Göteborg.

“Ancora una volta – commenta Luc Powell, responsabile politico per la Qualità dell’Aria e l’Agricoltura all’Eeb – pericolosi picchi di ozono, alimentati dalle ondate di calore, si abbattono sul continente. Lo smog fotochimico che ne risulta soffoca l’aria che respiriamo, danneggia i raccolti e mette sotto pressione ecosistemi già fragili. Ridurre il metano è uno dei modi più rapidi ed economicamente efficaci per abbattere l’inquinamento e raffreddare il pianeta. Eppure l’agricoltura intensiva, principale fonte di queste emissioni, continua ad avere carta bianca per inquinare“.

Inquinamento da ozono troposferico, Bruxelles 19-22 giugno 2026, Copernicus Programme

Le richieste della società civile contro lo smog fotochimico

Le organizzazioni ambientaliste chiedono ai decisori politici europei di colmare questo vuoto normativo, introducendo obiettivi vincolanti per la riduzione del metano in agricoltura. Le misure proposte includono la riduzione del numero e della densità degli animali allevati, il miglioramento della gestione dei liquami e dell’alimentazione del bestiame, oltre a una migliore gestione dell’irrigazione nelle risaie, nell’ottica di una transizione verso pratiche agroecologiche.

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