L’Italia a due anni dal primo lockdown: crisi climatica, sfiducia ma volontà di cambiamento con la transizione ecologica

ECCO, il think tank italiano per il clima, presenta una nuova analisi della percezione dell’opinione pubblica italiana da cui emerge un paese diviso e preoccupata per l’occupazione, la salute e i cambiamenti climatici. Allo stesso tempo, la pandemia e la transizione ecologica vengono percepite come opportunità di cambiamento nelle diverse fasce d’età e orientamento politico

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A due anni di distanza dall’entrata in vigore del primo lockdown, ECCO, il think tank italiano per il clima, presenta una nuova analisi della percezione dell’opinione pubblica italiana, realizzata attraverso un sondaggio condotto dall’istituto di sondaggistica YouGov per ECCO e More in Common.

L’Italia che emerge risulta divisa e preoccupata per l’occupazione, la salute e i cambiamenti climatici. Allo stesso tempo, la pandemia e la transizione ecologica vengono percepite come opportunità di cambiamento nelle diverse fasce d’età e orientamento politico.

Il sondaggio raccoglie le opinioni di circa 2.000 italiani, selezionati secondo criteri socio-demografici per garantire la rappresentatività della popolazione, ed è stato eseguito a dicembre 2021. Le tensioni geopolitiche conseguenti l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia si inseriscono in un contesto europeo nel quale già prevalevano incertezza, fatica e smarrimento dovuti alla pandemia. In Italia, questo si somma ad una preoccupazione crescente per la situazione economica e sociale del Paese.

In sintesi, i risultati chiave che emergono sono:

  • Gli italiani sono pienamente consapevoli degli impatti dei cambiamenti climatici.
  • La transizione ecologica è percepita come un’opportunità di cambiamento e di crescita economica.
  • La maggior parte degli italiani è favorevole ad un cambiamento radicale delle proprie abitudini, ciò in maniera anche più spiccata rispetto agli altri cinque paesi europei in cui è stato condotto il sondaggio (Germania, Spagna, Polonia, Francia e Gran Bretagna).
  • Per il 56% degli italiani il cambiamento include l’abbondono graduale o immediato del gas.
  • La fascia 18-29 anni risulta meno speranzosa ma più propensa e pronta al cambiamento.
  • La maggior parte dell’opinione pubblica richiede un maggiore impegno delle istituzioni per affrontare i cambiamenti climatici e considera le azioni condotte fino ad ora insufficienti o fallimentari.
  • La maggior parte degli italiani vorrebbe che l’Italia intraprendesse più azione climatica indipendentemente dall’azione delle altre grandi potenze.
  • Grandi aziende e classe politica sono visti come i maggiori responsabili del peggioramento della crisi climatica. Al contrario, le piccole e medie imprese godono di maggior fiducia.
  • È percepito un grande vuoto in tutto l’arco politico sulla questione climatica, nonostante l’elettorato italiano sia pronto ad affrontare la tematica ed è in cerca di una guida.
  • Gli italiani rivelano un forte senso di rassegnazione e sfiducia nei confronti della politica, delle istituzioni, dei media e in generale del prossimo – anche più spiccato rispetto agli altri paesi – ma allo stesso tempo sono pronti ad intraprendere più azioni sia individuali che collettive.

Quattro le macro-aree inserite nell’analisi:

  • impatto della pandemia Covid-19;
  • occupazione ed economia;
  • fiducia nei confronti delle istituzioni, del settore privato e dei media;
  • clima e transizione ecologica.

Due anni di pandemia hanno lasciato un Paese diviso, con una popolazionemeno solidale nei confronti dei propri concittadini rispetto al periodo precedente la pandemia.

La sfiducia nei confronti delle istituzioni è evidente sia a livello generale che quando si tratta di tematiche legate all’ambiente e alla gestione di piani di rilancio, come ad esempio il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Allo stesso tempo, la pandemia viene percepita come un’opportunità di cambiamento. Gli italiani credono che questo cambiamento possa avvenire anche tramite la transizione ecologica, vista da molti come un’occasione di crescita economica. Nell’analisi emerge che i cittadini sono pronti a fare la propria parte e credono nell’importanza delle azioni individuali, ma sono anche consapevoli del ruolo che la politica e le grandi aziende ricoprono nell’azione per il clima.

In questo senso, è proprio nella ricerca di soluzioni per affrontare la crisi climatica che si evince un vuoto politico che nessun partito ad oggi sembra sia stato in grado di colmare. Infatti, il 61% degli intervistati è convinto che non ci sia nemmeno un partito che sta rispondendo correttamente alla sfida posta dalla crisi climatica.

I rappresentati politici hanno quindi la possibilità di riempire questo vuoto di leadership nell’azione climatica attraverso una nuova narrazione della transizione energetica, che abiliti il cambiamento e sia percepita dalle persone più come un’opportunità che come un peso insormontabile, pur senza ignorarne la complessità e le difficoltà.

Il rapporto di ECCO rientra all’interno del progetto “Navigating Uncertainty” condotto da More in Common, un’iniziativa internazionale nata nel 2017 per costruire società più forti, più unite e più resistenti davanti alle crescenti minacce di polarizzazione e divisioni sociali. Il progetto include la realizzazione di sondaggi anche in altri paesi europei (Germania, Spagna, Polonia, Francia e Gran Bretagna) e si pone l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di narrative e politiche in grado di far fronte alle sfide future e, tramite la natura comparativa, di analizzare e paragonare lo sviluppo di tematiche quali la fiducia, il pluralismo e il clima nei vari paesi coinvolti.

Il rapporto completo è scaricabile qui.