Pacciamature biodegradabili nelle coltivazioni biologiche, un primato tutto italiano | Video

L'accordo tra Assobioplastiche e FederBio "è un pilastro fondamentale perché non solo prevede l’uso di un materiale per la pacciamatura, che è biodegradabile nel suolo, ma definisce anche i principi con cui questi materiali biodegradabili vengono prodotti"

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Il protocollo d’intesa siglato da AssoBioplastiche e FederBio avvia la sperimentazione delle bioplastiche biodegradabili e compostabili per la pacciamatura nelle coltivazioni biologiche. “La bioplastica come soluzione dei problemi del fine vita dei film plastici tradizionali è una sfida non indifferente” dichiara Marco Versari, presidente di Assobioplastiche.

L’utilizzo in Italia dei bio-teli pacciamanti nelle produzioni agricole non è una novità. Nell’ultimo anno sono aumentati del 50% gli agricoltori che hanno scelto di coprire le colture con un film pacciamante biodegradabile; si tratta principalmente di coltivazioni biologiche di riso. Con il protocollo firmato dal mondo delle bioplastiche e quello delle coltivazioni biologiche, il primo in UE, si vuole proprio consolidare l’utilizzo crescente delle pacciamature biodegradabili facendo attenzione alle materie prime utilizzate per i film.

“Il Protocollo avvia un percorso di sperimentazione che dovrà portare a uno standard per l’impiego dei bioteli in agricoltura biologica che raggiunga progressivamente la totale rinnovabilità dei materiali, dando con questo un segnale a tutta l’agricoltura italiana ed europea per eliminare definitivamente la plastica non biodegradabile dall’agricoltura”, ha affermato Paolo Carnemolla, presidente FederBio.

“L’accordo è un pilastro fondamentale perché non solo prevede l’uso di un materiale per la pacciamatura, che è biodegradabile nel suolo secondo lo standard europeo EN 17033, ma definisce anche i principi con cui questi materiali biodegradabili vengono prodotti” precisa Versari.

La normativa Uni del 2018 non si applica ai teli in plastica tradizionale che dopo il ciclo colturale devono essere rimossi e smaltiti come rifiuti con costi a carico dell’agricoltore. I teli biodegradabili e compostabili, che verranno prodotti utilizzando anche materie prime rinnovabili provenienti da amidi e zuccheri, non devono invece essere raccolti perché subiranno il processo di biodegradazione nel terreno. La percentuale di materia rinnovabile contenuta nei teli sarà diversificata tenendo conto del tipo di coltura a cui saranno destinati e dei trattamenti previsti.