PNRR, UNIRIMA: “Rischio bandi deserti per l’economia circolare. Draghi intervenga”

L’Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri si esprime sui limiti all’accesso ai fondi della Missione M2C1 destinati alla realizzazione dei progetti faro e finalizzati ad ammodernare gli impianti di riciclo dei rifiuti di carta e cartone. L’interpretazione del Mite risulta troppo restrittiva

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Sui bandi ministeriali relativi al Pnrr UNIRIMA, Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri, esprime una profonda preoccupazione per i limiti all’accesso ai fondi della Missione M2C1, destinati alla realizzazione dei progetti faro e finalizzati ad ammodernare gli impianti di riciclo dei rifiuti di carta e cartone. L’interpretazione adottata dal Ministero della Transizione Ecologica (MITE) dell’avviso della linea di intervento B per gli investimenti in progetti di economia circolare, secondo l’associazione che riunisce le imprese attive nel recupero e riciclo di carta e cartone, appare irragionevolmente restrittiva, vanifica l’erogabilità dei fondi alle imprese, e di fatto aumenta il divario in termini di partecipazione ai bandi. 

In disaccordo con la lettura nelle versioni in inglese e in francese dell’art. 47 del Regolamento Generale di Esenzione per Categoria (GBER), che semplifica le procedure per la concessione degli aiuti di Stato, secondo le indicazioni fornite dal MITE, sono finanziabili solamente i progetti che superano il processo tradizionale di riciclaggio dei rifiuti, e più precisamente, quelli che siano espressione di una “innovazione tecnologica”, a discapito di quei progetti che migliorano l’efficienza produttiva degli impianti. A differenza della versione italiana, nelle versioni inglese e francese compare il riferimento al concetto di miglioramento o migliore efficienza dell’attività di riciclaggio, prevedendo che i costi ammissibili sono quelli necessari per realizzare un’attività di riciclaggio migliore o più efficiente rispetto a quella che esita da un processo tradizionale. 

Contrariamente allo spirito del PNRR e alla normativa che disciplina gli aiuti di Stato per il riciclaggio di rifiuti, in cui non viene richiesto che il finanziamento sia da destinare allo sviluppo di “tecnologie nuove e innovative”, l’interpretazione restrittiva adottata dal MITE impone dunque oneri progettuali eccessivi in capo agli operatori economici e acuisce a dismisura il divario in termini partecipativi tra le imprese che partecipano alle diverse linee di investimento dei bandi in violazione delle regole della concorrenza. 

Il rischio è che i bandi per la realizzazione di progetti faro finalizzati per l’economia circolare vadano deserti. Abbiamo scritto al Presidente del Consiglio, Mario Draghi chiedendo di intervenire urgentemente sui bandi. Se si vogliono infatti raggiungere gli obiettivi a cui mira il PNRR, bisogna fare in modo che vengano ammessi tutti quei progetti che garantiscono una migliore efficienza dell’attività di riciclaggio, ed evitare di richiedere sforzi irraggiungibili a livello tecnologico. Occorre un intervento tempestivo, per garantire quei principi più volte richiamati dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a tutela della competitività di un settore cruciale per l’economia circolare. È quindi necessario appianare le differenze rispetto ai bandi destinati a Comuni ed EGATO, assicurando una maggiore concorrenza nell’accesso ai fondi” ha dichiarato il Presidente di Unirima, Giuliano Tarallo.