La Giunta regionale dell’Umbria ha adottato il disegno di legge dedicato alla transizione ecologica, alla gestione integrata dei rifiuti, all’economia circolare e alla bonifica dei siti contaminati. Contestualmente sono stati aggiornati il Piano regionale di gestione dei rifiuti e la strategia di prevenzione, delineando un percorso che punta a trasformare il sistema umbro con un orizzonte temporale al 2050.
Tra gli obiettivi fissati figurano il raggiungimento dell’80% di raccolta differenziata entro il 2030, l’85% entro il 2035 e la progressiva riduzione del conferimento in discarica fino al limite del 10% entro il 2035. Il piano prevede inoltre che non vengano costruiti nuovi impianti di incenerimento.
Verso un’unica gestione regionale
La riforma interviene anche sull’organizzazione del servizio, prevedendo il superamento dell’attuale articolazione in quattro sub-ambiti territoriali per arrivare progressivamente a un unico ambito regionale. Sarà Auri a individuare il modello gestionale più idoneo, valutando le possibili soluzioni tra gestione in house, società mista pubblico-privata o affidamento tramite gara.
Secondo la Regione, l’obiettivo è rendere il sistema più omogeneo ed efficiente, garantendo servizi uniformi ai cittadini e una gestione coordinata dell’intero ciclo dei rifiuti.
Prevenzione e tariffazione puntuale
Uno dei cardini del provvedimento riguarda la prevenzione della produzione dei rifiuti. Le azioni previste comprendono la riduzione dello spreco alimentare, il contenimento degli imballaggi, la diminuzione dei prodotti monouso, il riutilizzo dei beni e iniziative rivolte alle attività economiche per limitare la produzione di rifiuti.
Per monitorare i risultati sarà introdotto anche il criterio del Residual Waste Cap, che misurerà la riduzione del rifiuto urbano residuo.
Il disegno di legge rende inoltre obbligatoria la tariffazione puntuale in tutti i Comuni umbri, applicando il principio “chi inquina paga”, con l’obiettivo di collegare il costo del servizio alla quantità di rifiuto indifferenziato effettivamente prodotta.
Fondo per l’economia circolare e bonifiche
La riforma istituisce anche un Fondo regionale per l’economia circolare, alimentato dall’ecotassa sul conferimento in discarica e da altri contributi ambientali. Le risorse saranno destinate al finanziamento di interventi di bonifica, al potenziamento degli impianti e a misure di compensazione per i territori che ospitano infrastrutture dedicate alla gestione dei rifiuti.
Sul fronte delle bonifiche è prevista la realizzazione del Sistema informativo geografico dei siti contaminati (Sisc) e del nuovo Piano regionale di bonifica (Prebo), strumenti pensati per migliorare il monitoraggio e la gestione delle aree inquinate.
Comunità dell’economia circolare e partecipazione
Tra le novità figura anche l’istituzione delle Comunità dell’economia circolare, reti tra imprese e altri soggetti del territorio che potranno sviluppare progetti di simbiosi industriale e valorizzazione dei sottoprodotti attraverso specifici accordi.
La Regione ha inoltre annunciato la nascita di una Consulta regionale per la transizione ecologica, che coinvolgerà associazioni, organizzazioni sindacali e comitati territoriali con l’obiettivo di favorire il confronto sulle future politiche ambientali.










