Mitilicoltura e bioplastica: i risultati della ricerca alla Stazione Zoologica Anton Dohrn

La ricerca "Acquacoltura: Un passo verso la sostenibilità”, condotta in collaborazione con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, è durata sei mesi e ha avuto come oggetto di studio il Mater-Bi, la bioplastica biodegradabile e compostabile nata dalla ricerca Novamont, impiegato nella mitilicoltura

Presentati i risultati su mitilicoltura e materiali sostenibili

L’impiego di materiali sostenibili biodegradabili e compostabili nella mitilicoltura contribuisce a migliorare la sostenibilità ambientale ed economica del settore. Infatti, l’utilizzo di tali materiali riduce da un lato l’impatto ambientale legato alla dispersione delle reste in mare e dall’altro incentiva l’accrescimento dei mitili raggiungendo in breve tempo dimensioni maggiori rispetto a quelle innestate sulle reste tradizionali.

Questi sono i principali risultati emersi da una ricerca condotta dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e presentata il 9 marzo ad Amendolara in occasione dell’evento “Acquacoltura: Un passo verso la sostenibilità”.

La sperimentazione, della durata di 6 mesi, si è svolta nel Mar Piccolo di Taranto in cui si sviluppa l’intero ciclo produttivo della cozza nera di Taranto (Presidio Slow Food dal 2022). Oggetto dello studio il Mater-Bi, la bioplastica biodegradabile e compostabile nata dalla ricerca Novamont. 
 
I risultati dimostrano quindi che l’utilizzo di materiali biodegradabili e compostabili nella mitilicoltura possono essere una alternativa valida e sostenibile rispetto ai materiali finora utilizzati. Solo in Europa le attività marine, come pesca e acquacoltura, contribuiscono all’inquinamento marino rispettivamente al 39% e al 14% con l’abbandono e/o perdita accidentale in mare di boe, reti, sacchi per mangimi, guanti e scatolame (UNEP, 2021).