A Roma confronto su food policy, biologico e futuro del cibo

Tutto pronto per 'Buono e Bio in Festa', la due giorni promossa dall’Assessorato all'Ambiente di Roma Capitale, FederBio, Slow Food Italia, in collaborazione con Sapienza Università e Mountain Partnership-FAO, in programma il 6 e 7 giugno all’Orto Botanico. Talk, mercato, laboratori e attività aperte al pubblico porteranno al centro il cibo come tema capace di tenere insieme città e aree interne, politiche urbane, salute pubblica, agricoltura biologica, lavoro agricolo e futuro dei territori

A Roma confronto su food policy, biologico e futuro del cibo

Finora, solo il 25% del cibo consumato nella Capitale proviene dall’agro romano e laziale, mentre il 60% arriva da altre regioni italiane e il 15% dall’estero. Parallelamente, stando alle ultime stime, negli ultimi sessant’anni quasi 61.000 ettari di aree agricole e naturali dell’area metropolitana di Roma sono stati trasformati in superfici artificiali, mentre circa 41.000 ettari hanno subito processi di abbandono colturale con conseguente uscita dal ciclo produttivo agricolo. Numeri che raccontano quanto il rapporto tra città, territori produttivi e sistemi alimentari sia oggi una questione strategica per salute, sviluppo locale, qualità ambientale e accesso al cibo.

È attorno a questi temi che si articola Buono e Bio in Festa, la due giorni promossa dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, FederBioSlow Food Italia, in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Mountain Partnership-FAO, in programma il 6 e 7 giugno all’Orto Botanico di Roma. Talk, mercato, laboratori e attività aperte al pubblico porteranno al centro il cibo come tema capace di tenere insieme città e aree interne, politiche urbane, salute pubblica, agricoltura biologica, lavoro agricolo e futuro dei territori. 

“Una grande soddisfazione l’avvio di‘ Buono e Bio in Festa’. Quest’edizione sarà animata da una serie di appuntamenti per raccontare il grande lavoro svolto da questa Amministrazione rispetto alle politiche del Cibo, tra cui la redazione del piano del cibo per la Capitale. Abbiamo scelto anche di coinvolgere diverse città che stanno promuovendo strategie e politiche alimentari: vicino a Genova e Firenze ci saranno anche comuni più piccoli, come Alba, Varese e Melpignano, per interrogarci su quale deve essere il ruolo della Capitale sulle Politiche del cibo anche in relazione a migliaia di realtà più piccole, ma importanti custodi delle eccellenze enogastronomiche. Ringrazio FederBio e Slow Food che ci hanno aiutato ad allargare l’evento a nuovi protagonisti: dal Consiglio del Cibo, passando per ConfagriBio, dalla Rete italiana delle Politiche del Cibo, fino ad arrivare ad Anci con il Presidente della Commissione Agricoltura Guido Milana che ha da pochi mesi lanciato un tavolo nazionale su questi temi”, dichiara Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale.

Le città possono diventare alleate strategiche delle aree interne, sostenendo modelli alimentari più equi e sistemi produttivi radicati nei territori. Il biologico, nelle aree marginali ma anche nell’agricoltura urbana e periurbana, rappresenta l’unico modello agricolo realmente in grado di tenere insieme tutela degli ecosistemi, qualità del cibo, salute delle persone e opportunità economiche per le comunità locali. Buono e Bio in Festa nasce per portare questi temi nel dibattito pubblico, insieme alla giustizia nella filiera, al ruolo strategico degli agricoltori, all’educazione alimentare e al contributo fondamentale delle donne nella transizione agroecologica. Assieme a Slow Food Italia, Comune di Roma, FAO e Sapienza Università di Roma stiamo sviluppando un percorso condiviso, che negli anni ha rafforzato una visione comune sul futuro del cibo. In una fase complessa come quella attuale rafforzare le alleanze per il cambiamento verso la transizione ecologica è prioritario e urgente”, aggiunge Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

Serve un cambiamento culturale, oltre che colturale: superare la prospettiva competitiva e riduzionista che ha sacrificato certe aree privilegiandone altre all’altare di una malintesa efficienza! Oggi è evidente che sono fragili le aree interne (collinari e montuose) che erano luoghi ‘del fare’ e sono state invece svuotate di significati e depauperate di servizi. Ma sono altresì fragili le grandi aree urbane che devono affrontare urgenti questioni ambientali, di salute pubblica, di emergenze sociali e anche di sicurezza alimentare. Solo superando l’approccio settoriale saremo in grado di incidere positivamente ripristinando un dialogo paritetico tra città e campagna non in una logica di servizio ma in una logica cooperativa: tutto questo si chiama politiche del cibo. Se c’è un lascito che racchiude tutti i lasciti del nostro fondatore Carlo Petrini, questa è la convinzione che il mondo lo si possa cambiare, proprio a partire dal cibo!”, commenta Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

Un filo, quello delle politiche del cibo, che attraverserà l’intero programma della manifestazione, a partire dal talk di apertura “Città come alleate delle aree interne: dalla dipendenza alla corresponsabilità territoriale”, dedicato al rapporto tra sistemi urbani, territori rurali, amministrazioni locali e nuove forme di governance del cibo. Secondo l’Atlante del Cibo della Città Metropolitana di Roma Capitale, il quadro romano restituisce una forte dipendenza dai sistemi produttivi esterni: il saldo commerciale agricolo del Comune di Roma registra circa 25 milioni di euro di export contro 465 milioni di euro di importazioni. Allo stesso tempo, il Lazio detiene l’11% dei terreni pubblici italiani, il dato più alto a livello nazionale, una condizione che apre una riflessione sulle possibilità concrete di costruire nuove connessioni tra città e territori che producono cibo.

Le aree interne assumono in questo quadro un ruolo decisivo. Il Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne indica che il 23% della popolazione italiana vive in questi territori, che ospitano una parte rilevante della produzione agricola e della biodiversità nazionale, ma soffrono di spopolamento e di una crescita imprenditoriale più lenta e frammentata. Rafforzare il rapporto tra sistemi urbani e territori rurali significa investire su filiere territoriali, biodiversità, servizi ecosistemici e nuove forme di governance del cibo, riconoscendo alle aree interne il ruolo produttivo e ambientale che già svolgono. In questo processo, le donne sono protagoniste spesso invisibili: nelle aree interne circa un’impresa agricola su quattro è guidata da donne, e il loro contributo nella tutela della biodiversità, nelle economie rurali e nella trasmissione delle conoscenze tradizionali è centrale per una transizione agroecologica che voglia essere anche socialmente equa. Un tema che troverà spazio nel talk “Senza donne non c’è cibo”.

Il cibo nelle politiche urbane

Se il rapporto tra città e territori riguarda il modo in cui il cibo viene prodotto, le food policy urbane interrogano invece il modo in cui viene distribuito, consumato e reso accessibile. È qui che il cibo entra sempre più nelle politiche delle città: nelle mense scolastiche e collettive, nei mercati di prossimità, nei biodistretti e nelle pratiche di agricoltura urbana. La ristorazione scolastica e collettiva rappresenta una delle leve più concrete a disposizione delle amministrazioni locali: attraverso la domanda pubblica, le città possono incidere contemporaneamente sulla qualità nutrizionale dei pasti, sull’educazione alimentare, sulla prevenzione e sul sostegno alle filiere biologiche e territoriali. Le mense diventano così non soltanto luoghi di consumo, ma strumenti di politica pubblica capaci di orientare modelli alimentari, salute pubblica e sviluppo agricolo.

Lo stesso principio attraversa i biodistretti, che mettono in relazione produttori, cittadini, amministrazioni, ricerca e territori, e le pratiche di orticoltura urbana, sempre più riconosciute come occasioni di partecipazione, educazione ambientale e riconnessione tra città e produzione alimentare. Una direzione coerente con il lavoro avviato dalle food policy locali e con il percorso del Consiglio del Cibo di Roma Capitale. Questi temi saranno al centro del talk “Una tavola comune. Ristorazione collettiva e scolastica: l’educazione alimentare parte dai campi”, dedicato al ruolo delle mense, della domanda pubblica e dell’educazione alimentare nella costruzione di sistemi alimentari più sostenibili e territoriali.

Biologico e agroecologia

Accanto alle politiche urbane del cibo, il biologico rappresenta oggi una delle esperienze più consolidate attraverso cui territori, amministrazioni e filiere stanno ripensando il rapporto tra produzione agricola, ambiente, qualità dell’alimentazione e sviluppo locale. Secondo ISMEA, il settore conta più di 97 mila operatori, oltre 2,5 milioni di ettari coltivati a biologico e una spesa domestica che ha raggiunto 3,96 miliardi di euro. Nel Lazio, l’incidenza del biologico sulla superficie agricola utilizzata è pari al 23,4%, vicino al target europeo del 25% al 2030. L’agroecologia amplia questa prospettiva: applica principi ecologici ai sistemi agricoli, riduce la dipendenza dagli input esterni, rafforza biodiversità e resilienza climatica e valorizza le relazioni tra ambiente, produzioni e comunità locali. Non a caso, la due giorni si inserisce nel programma GROW – Agrobiodiversità in un clima che cambia della Mountain Partnership della FAO, dedicato al ruolo della biodiversità nel rafforzamento dei sistemi agricoli di fronte alla crisi climatica. Numeri, pratiche e prospettive che attraverseranno il confronto dedicato a biologico, agroecologia e resilienza dei sistemi alimentari.

Giustizia nella filiera

Se le food policy interrogano il rapporto tra città, salute e territori, la giustizia nella filiera riguarda invece il modo in cui il valore economico, sociale e ambientale del cibo viene riconosciuto lungo il percorso che porta dal campo alla tavola. Parlare di costo reale del cibo significa interrogarsi sul prezzo riconosciuto agli agricoltori, sulla sostenibilità economica delle aziende agricole, sulla qualità del lavoro e sul riconoscimento dei servizi ecosistemici generati dall’agricoltura. Una questione che riguarda da vicino il funzionamento stesso delle filiere agroalimentari. Secondo elaborazioni richiamate da studi ISMEA, su 100 euro spesi per prodotti agricoli freschi, meno di 20 euro restano al comparto agricolo come valore aggiunto, mentre il resto si distribuisce tra trasformazione, logistica, distribuzione e altri segmenti della catena del valore. Allo stesso tempo, il tema delle condizioni di lavoro resta centrale: i più recenti rapporti sul caporalato e sullo sfruttamento lavorativo continuano a stimare circa 200 mila lavoratori irregolari impiegati nell’agricoltura italiana. Sono questioni che saranno affrontate nel talk “La giustizia nella filiera agroalimentare”, dedicato al rapporto tra giusto prezzo, lavoro agricolo, sostenibilità economica della produzione e valore ambientale e sociale del cibo.

Accanto al programma di incontri, Buono e Bio in Festa porterà all’Orto Botanico anche una dimensione esperienziale del rapporto tra cibo, territori e comunità. Il Villaggio del Bio di FederBio e il Mercato della Terra di Slow Food Lazio ospiteranno produttori, trasformatori, realtà della filiera biologica e artigianale, degustazioni, laboratori divulgativi, attività dedicate all’orticoltura urbana e iniziative per tutte le età.

Per bambini e famiglie, il Baby Bio Park proporrà percorsi educativi, laboratori, attività sulla stagionalità e incontri con agricoltori, allevatori, apicoltori, fornai e cuochi, affiancando al confronto pubblico momenti di partecipazione e scoperta.

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