Si è svolto a Venezia il simposio su Greenwashing e Sostenibilità organizzato da Alcantara

L’edizione di quest’anno, che ha visto confrontarsi responsabili politici e rappresentanti di organizzazioni internazionali, scienziati e accademici, imprenditori e manager, si è posta l’obiettivo di discutere sulla crescente diffusione del greenwashing

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“GREENWASHING AND SUSTAINABILITY, a growing trend that needs to be addressed” è il tema discusso durante la 6° edizione del Simposio Internazionale dedicato alla Sostenibilità organizzato da Alcantara S.p.A. in collaborazione con la Venice International University e con il supporto di Social Impact Agenda per l’Italia, il network italiano degli investimenti a impatto sociale, tenutosi presso l’Isola di San Servolo (Venezia) con diretta streaming sul sito dell’Azienda, www.alcantara.com.

L’edizione di quest’anno, che ha visto confrontarsi responsabili politici e rappresentanti di organizzazioni internazionali, scienziati e accademici, imprenditori e manager, si è posta l’obiettivo di discutere sulla crescente diffusione del greenwashing, problema emergente di assoluta priorità per l’implementazione della transizione ecologica. Tra i temi trattati anche il ruolo della trasparenza dell’informazione e la necessità di definire standard tecnici e di certificazione che possono essere diffusamente accettati, oltre ad aver approfondito il bisogno di individuare normative efficaci e di valutare l’impatto degli incentivi fiscali e altre misure simili.

A fare gli onori di casa Umberto Vattani, Presidente della Venice International University e Ambasciatore della Repubblica Italiana, cui è seguito il saluto di Andrea Boragno, Chairman e CEO di Alcantara S.p.A., che ha sottolineato, tra le ragioni che hanno reso importante questo evento, “quanto il greenwashing rappresenti un nemico della transizione ecologica, capace di creare casi di concorrenza sleale, dirottare investimenti da attività sostenibili verso altre che non lo sono. Per questo va bloccato, ed è molto importante che oggi, qui, accanto ai rappresentanti del mondo economico siano seduti quelli delle istituzioni, legislatori, rappresentanti dei media”.

Di seguito, a entrare subito nel vivo dei temi, il primo intervento di Giovanna Melandri, Chairwoman Human Foundation and SIA (Social Impact Agenda for Italy), Membro del Board Esecutivo di GSG for Impact Investment. “Tutti coloro che da decenni lavorano sulla transizione ecologica e sociale oggi devono affrontare un nuovo nemico: il rischio che la compliance riferita agli ESG divenga per alcune aziende esclusivamente uno strumento di marketing. La notizia buona è che ci sono sempre più investitori, risparmiatori, cittadini che dichiarano apertamente di voler orientare i loro investimenti a favore della sostenibilità. C’è urgente bisogno di modelli contabili che integrino strutturalmente la dimensione dell’impatto. L’obiettivo storico è quello di superare gli attuali sistemi contabili che ancora oggi governano il mercato dei capitali. L’Europa ha fatto un passo in avanti con il regolamento 2088, ma a livello globale occorre giungere a un modello di “impact weighted accounts”. Solo questo obiettivo può garantire trasparenza e integrità”.
 
La prima sessione è stata anche caratterizzata dai contributi a distanza di figure altamente rappresentative delle istituzioni. “Finalmente, dopo anni in cui alcuni governi avevano bandito l’uso del termine – ha spiegato il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini in un videomessaggio – quello della sostenibilità è diventato tema centrale a tutti i livelli e metro per misurare le politiche sociali ed economiche. Perché questa transizione sia reale, occorrono un cambiamento tecnologico – necessario a non privare ulteriormente il mondo delle sue risorse naturali – , una mobilitazione dal punto di vista culturale dei leader politici ed economici e una governance – cioè il modo in cui le persone prendono decisioni collettive – più efficiente. Consapevole del pericolo che fenomeni come il greenwashing rappresentano, soprattutto nel mondo finanziario, l’Europa è in prima linea a livello internazionale per definire l’adozione di indicatori comuni su quanto fatto, e sulla trasparenza di aziende e istituzioni. Il mio ministero sta investendo molto per modificare il processo decisionale, prendendo in considerazione ogni singolo progetto in relazione all’impatto e alla riduzione di CO2 che genera. Attendiamo con interesse di ricevere le vostre ulteriori raccomandazioni da applicare al nostro lavoro quotidiano”.

Altrettanto densa di partecipazione è stata la lettera inviata dal Ministro dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, che ha manifestato la sua vicinanza all’evento.

Collegata a distanza, è intervenuta anche Simona Bonafè, Membro del Parlamento Europeo, che ha descritto il modo in cui l’Europa è impegnata a superare le sfide ambientali incombenti e a trasformare l’economia in sostenibile, resource-efficient e competitiva. “L’Unione Europea è determinata a raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica prefissati per il 2050 anche attraverso l’utilizzo delle risorse di Next Generation EU, il pacchetto di aiuti più importante nella storia dell’Unione. Ma non ci sarà neutralità climatica senza un nuovo modello di produzione e consumo che sia davvero circolare, alla luce anche delle nostre carenze per quanto riguarda la fornitura di materie prime. Per questo è necessario adottare regole chiare e fissare limiti autentici rispetto all’utilizzo di materiali dannosi per l’ambiente, all’adozione di misure adeguate per il riciclaggio, ad incentivare l’uso di materie prime secondarie e ad una metodologia che consenta di misurare l’impatto ambientale dei prodotti. È fondamentale poi evitare il greenwashing: i nuovi claim non devono imbrogliare i consumatori, fornendo invece informazioni non ingannevoli, basate su criteri di sostenibilità scientificamente validi. Sono certa che abbiamo intrapreso la giusta direzione”.

Per Timothy Nixon, CEO Signal Climate Analytics, “Solo il 10% delle aziende è davvero trasparente (dati Signal Climate Analytics/Reuters) e molte altre non comprendono appieno quante opportunità ci siano nella trasformazione verso la sostenibilità. Eppure, soprattutto nel lungo periodo, tale lungimiranza ha degli indubbi vantaggi anche sul piano dei profitti e si ha un maggiore vantaggio competitivo, unito ad una migliore reputazione come azienda che tiene fede a quanto dice. Fanalino di coda di questa classifica, il settore oil&gas”.

Interessante anche il dato fornito da Monica Billio, Professore di Econometria presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, secondo cui “Negli ultimi anni sia in Europa che negli USA è sempre maggiore la richiesta di investimenti sostenibili con una forte componente ESG (ambientale, sociale, governance)”.
 
Nel corso del Simposio hanno rivestito grande importanza gli interventi dedicati ad una delle maggiori sfide ambientali a livello globale per quanto riguarda la transizione ecologica: quello del corretto recupero delle materie plastiche e del PET in particolare.

Per Antonello Ciotti, Presidente CPME (Committee of PET Manufacturers in Europe) non si arriverà ad una reale transizione ecologica se non attraverso un cambio radicale di paradigma. “Raggiungere la sostenibilità deve essere un impegno e per farlo bisogna sostenere i “global sustainability goals”, soprattutto tenendo conto che la popolazione mondiale aumenterà di 2 miliardi nei prossimi 30 anni. Il consumatore si sta affidando alla scienza e alla tecnologia. I produttori europei di PET le combinano per progettare imballaggi per un mondo realmente più sostenibile. Dobbiamo incentivare l’introduzione di nuove tecnologie e disporre di un sistema unificato che consenta la certificazione del contenuto di riciclo, perché attualmente non esiste una tecnologia abile a farlo, che impedisca la competizione sleale e garantisca la sicurezza dei consumatori”.

Nella stessa direzione l’intervento di Yashovardhan Lohia, Executive Director, Member of the Sustainability and Risk Management Committee, Chief sustainability Officer Indorama Ventures, che ha evidenziato i vantaggi di riciclare il PET: “A differenza di alluminio e vetro, che richiedono temperature molto più elevate, il processo di riciclo del PET richiede meno energia e produce meno emissioni. Non sono ancora chiari i modi in cui la direttiva SUP (Single Use Plastic Bottles) verrà recepita dai singoli Stati. L’economia del passato consisteva nel produrre, consumare e poi buttare. Oggi l’approccio circolare richiede di produrre, raccogliere e riutilizzare il PET e giocherà un ruolo fondamentale nella creazione di una società a carbon footprint zero”.

E se Günther Lehner, presidente di ALPLA Group, oltre a dichiarare la necessità di sistemi di certificazione sempre più autorevoli, testimonia come sia possibile produrre con successo – e a livello mondiale – bottiglie e contenitori attraverso la conversione del PET, per Christian Crepet, direttore di Petcore Europe, oggi il “mantra” di chi si occupa della catena del PET deve essere: “riduci, riusa, ricicla”. Dovremmo inoltre aspirare alla creazione di una piattaforma di monitoraggio che sia davvero mondiale.

La seconda parte del Simposio ha visto, tra gli altri, la prestigiosa partecipazione di Sir Ronald Cohen, Chairman of the Global Steering Group for Impact Investment, il quale ha sottolineato l’importanza dei cambiamenti in atto nel mondo della finanza e l’esigenza di modellare gli investimenti con obiettivi di impatto chiari, trasparenti e integrati. 

La conferenza si è poi conclusa con gli ultimi interventi di saluto da parte di Umberto Vattani, Andrea Boragno, Giovanna Melandri e Antonello Ciotti, dedicati a tracciare un bilancio dell’evento e a una sintesi propositiva: “Ho avuto la netta sensazione che l’interesse su questo tema sia in grande crescita, e i feedback positivi avuti oggi lo confermano – ha concluso Andrea Boragno, Chairman e CEO di Alcantara S.p.A -. L’obiettivo di questo congresso era quello di condividere idee e pensieri, unitamente alla consapevolezza della gravità del fenomeno greenwashing e dell’urgenza che la transizione verde richiede.”