Il Gse ha pubblicato il Rapporto 2025 sulle aste di quote europee di emissione, che fornisce un aggiornamento sull’andamento delle aste nell’ambito dello European Union Emissions Trading Scheme, il principale strumento adottato dall’Ue per raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 nei settori industriali più energivori, tanto criticato dal governo Meloni e Confindustria.
Eppure i dati del Gestore dimostrano che il sistema Eu Ets è una fonte di cospicui introiti per lo Stato italiano: nel 2025 l’Italia ha ricavato 2,59 miliardi di euro dal collocamento di circa 35,4 milioni di EUA (European Union Allowances), le quote di emissione che, nell’ambito del sistema compensano 1 tonnellata di CO2 equivalente (tCO2eq) ciascuna. I proventi del 2025 sono in linea con quelli del 2024 per effetto dell’aumento del prezzo medio delle quote che ha compensato la diminuzione dei volumi di quote all’asta.
“Niente di più miope che attaccare il sistema Ets mentre il clima cambia e aumenta la frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi – avevano scritto 150 scienziati circa un mese fa in un appello a Meloni – Noi studiosi esprimiamo profonda preoccupazione per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica, in particolare per le recenti prese di posizione volte a indebolire i principali strumenti della politica climatica europea”.
Complessivamente, tra il 2012 e il 2024 sono stati trasferiti alla Tesoreria dello Stato 18 miliardi di euro relativi alle EUA e circa 247 milioni di euro relativi alle EUA A, cui si aggiungono i 2,59 miliardi di euro del 2025, per un totale di circa 20,8 miliardi di euro.











