Sondaggio “Seize the change” di EY, il 65% delle aziende intervistate mantiene modelli di business più sostenibili

Secondo lo studio, la guerra in Ucraina non ha fermato la transizione verso la sostenibilità. Oltre l’80% delle aziende quotate ha sviluppato un piano di sostenibilità e il 30% ha definito target quantitativi. Il 47% delle aziende intervistate ha definito degli obiettivi e azioni di adattamento al cambiamento, incrementando l’uso di energie rinnovabili. Antonelli: "In Italia finalmente le piccole e medie imprese viaggiano alla stessa velocità delle grandi nell’integrazione della sostenibilità nel business"

Massimo Antonelli Sondaggio EY modelli sostenibili

Nonostante la guerra in Ucraina, i piani di sostenibilità delle aziende non sono stati ridimensionati. Lo rivela la nuova edizione dello studio annuale “Seize the Change” che analizza i più rilevanti e significativi trend di sviluppo sostenibile per le imprese del Paese e rappresenta da 8 anni un momento di riflessione sistemica sulle pratiche di sostenibilità in essere e in prospettiva a venire.

I risultati dello studio confermano come nel complesso le aziende italiane siano sempre più impegnate concretamente per integrare la sostenibilità nel business e questo avviene sia per le piccole-medie imprese sia per quelle di grandi dimensioni. Due anni fa, al contrario, erano le grandi aziende ad avanzare più velocemente delle PMI sulle tematiche di sostenibilità. Questo avviene però a velocità variabile sui singoli temi e con disomogeneità tra i settori in quanto alcuni (energy e textile) procedono più velocemente rispetto ad altri (media & telecomunication e construction) nell’integrazione della sostenibilità.

Massimo Antonelli, CEO di EY in Italia e COO di EY Europe West, commenta “La sostenibilità ha cambiato le aziende: non si tratta più solo di un’opportunità, ma di una necessità per rispondere alle sfide sistemiche che ci troviamo di fronte. Oggi rappresenta la priorità a livello di investimento per il 40% dei CEO mondiali. Mentre in Italia, secondo il nostro studio, finalmente le piccole e medie imprese viaggiano alla stessa velocità delle grandi nell’integrazione della sostenibilità nel business. Oltre la metà delle aziende intervistate considera la sostenibilità un driver fondamentale per aumentare la propria competitività nei mercati di riferimento e creare valore di medio e lungo termine per tutti gli stakeholder, ricostruendo così la fiducia nel futuro e mettendo le persone al centro della trasformazione”.

L’edizione di quest’anno presenta delle novità significative per quanto riguarda, da un lato, il panel di aziende prese in esame che è stato esteso in totale a 350 aziende (di queste 150 sono state intervistate direttamente mentre di 210 sono state analizzate le dichiarazioni non finanziarie) e, dall’altro, per un approfondimento condotto sulle performance economico-finanziarie legate alle aziende, con le relative correlazioni con i comportamenti sostenibili. È stato, inoltre, indagato come il tessuto imprenditoriale italiano stia ripianificando le proprie strategie di sostenibilità anche in funzione della nuova crisi conseguente alla guerra in Ucraina.

Riccardo Giovannini, EY Italy, Climate Change and Sustainability leader, aggiunge: “I risultati del nostro studio testimoniano come le aziende del Paese siano sempre più in prima linea per integrare la sostenibilità nel business. I dati della survey confermano che nel 62% dei casi i piani di sostenibilità delle aziende sono integrati con i rispettivi piani industriali e si assiste anche ad una netta accelerazione dell’impegno per contrastare e mitigare i cambiamenti climatici: quasi 8 aziende quotate su 10 hanno strutturato un processo di identificazione e gestione delle priorità-rischi legati ai cambiamenti climatici. Quanto più le aziende rafforzeranno il loro percorso verso la sostenibilità, intesa come driver determinante di trasformazione, quanto più saranno capaci di sostenere la competitività e crescita a venire”.

Sostenibilità e business: il contesto strategico

L’integrazione della sostenibilità nel business per le aziende è la chiave per rendere effettiva la transizione verso nuovi modelli di gestione in grado non solo di reagire alle emergenze attuali ma anche e soprattutto di affrontare le sfide future. In quest’ottica, sul totale delle aziende quotate, emerge dallo studio EY che il 74% ha strutturato un comitato o un organo di Governance che riporta al Consiglio di Amministrazione sui temi di sostenibilità, a testimonianza dell’importanza centrale che il tema sta assumendo. Questo dato è in aumento di 15 punti percentuali rispetto al 59% dell’analisi condotta sulle informative non finanziarie del 2020.

Guardando al medio-lungo periodo, circa l’82% delle aziende quotate ha definito un piano di sostenibilità (trend in aumento di circa 32 punti percentuali rispetto al precedente anno di analisi). Di questi, il 46% del campione ha incluso la versione integrale del piano di sostenibilità nella Dichiarazione Non Finanziaria (DNF), il 50% ha inserito solo alcuni aspetti nella DNF e solamente il 4% ha predisposto il piano all’interno di altre documentazioni.

Focalizzando l’attenzione sui risultati della survey si osserva come il 69% delle aziende abbia previsto un piano di sostenibilità con obiettivi qualitativi o quantitativi. Tale percentuale risulta un dato costante negli anni (69% nel 2021 e 70% nel 2019) e nel 56% dei casi (in aumento di 12 punti percentuale rispetto allo scorso anno) sono stati formalizzati target quantitativi. Per quanto riguarda ai singoli settori, il 100% delle aziende del settore textile & apparel ha sviluppato un piano di sostenibilità con obiettivi e nella maggior parte dei casi con relative tempistiche. Questa percentuale si abbassa al 50% per le aziende operanti nel settore engineering & construction.

Sostenibilità e ambiente: i cambiamenti climatici

Nella presente edizione dello studio EY si è registrato un aumento complessivo sia nel processo di pianificazione delle azioni volte a ridurre il cambiamento climatico sia nella definizione di obiettivi quantitativi ad esse riconducibili. Secondo l’analisi, il 93% delle aziende quotate considera il climate change nella propria rendicontazione e oltre 7 aziende su 10 prevedono obiettivi qualitativi e/o target quantitativi di riduzione delle emissioni climatiche nel futuro.

Dalla survey si evince che il 47% delle aziende abbia definito degli obiettivi/azioni relative al cambiamento climatico, contro il 39% dello scorso anno, e tra queste il 15% li ha inseriti nel proprio piano strategico. La maggior parte delle azioni significative di adattamento al cambiamento climatico riguarda l’utilizzo di energie prodotte da fonti rinnovabili. A tal proposito, le aziende del settore energy & utilities sono tra quelle che hanno maggiormente stabilito obiettivi ed impegni, con il 75% delle risposte, seguito dal settore textile & apparel. Circa 1 azienda su 3 nei settori food and beverages ed engineering & construction non ha invece considerato azioni.

Sostenibilità e approvvigionamenti: la catena di fornitura

La tracciabilità, la trasparenza e la tutela delle questioni ambientali e sociali rappresentano le principali caratteristiche della catena di fornitura sostenibile e su questi principi evolve il rapporto tra aziende e mercato. Dallo studio EY si osserva nel complesso un aumento dell’attenzione da parte delle aziende verso lo sviluppo di una filiera di approvvigionamento sostenibile e, in particolare, verso la realizzazione di interventi di efficientamento della stessa e di logistica sostenibile.

Infatti, il 92% delle aziende quotate inserisce il tema del sustainable procurement nella rendicontazione delle proprie performance non finanziarie. Tra queste, l’81% ha definito una strategia in relazione a temi di sostenibilità della catena di fornitura. Secondo la survey, quasi 1 azienda su 3 ha deciso di apportare modifiche alla propria catena di approvvigionamento negli ultimi due anni in un’ottica di maggior responsabilità nella scelta dei fornitori e per venire incontro alle esigenze da parte dei clienti.

Proprio sui fornitori, l’analisi indica come 4 aziende quotate su 5 abbiano implementato attività di screening dei propri fornitori sulle tematiche di sostenibilità. Oltre la metà (il 56%) delle aziende quotate ha formalizzato i propri impegni all’interno di una documentazione mentre il 55% si è impegnata a rendicontare KPI quantitativi in relazione al sustainable procurement all’interno della DNF.

Sostenibilità e risorse: l’economia circolare

L’economia circolare rappresenta un nuovo modello di business trasformativo: separare la crescita economica dall’impiego di risorse naturali presuppone la capacità di superare la divisione tra settori industriali e comporta un ripensamento strategico dell’intera organizzazione. Dall’analisi di EY si registra una crescita generalizzata di progettualità e di iniziative in tema di economia circolare: infatti quasi il 60% delle aziende quotate dichiara di avere una strategia di economia circolare e il 50% appartiene ai settori energy & utilites, industrial e insurance & banking. Oltre il 60% delle aziende, inoltre, implementa iniziative in tema di economica circolare, un aumento significativo rispetto al 2018 (36%).

Rispetto al precedente anno quando le aziende quotate che indicavano determinati impegni e target nella propria DNF era circa il 30% (12% azioni puntuali, 18% obiettivi generici), nel 2021 si è verificato un aumento di oltre il 20 punti percentuali. Nel panel delle aziende considerate è possibile notare una correlazione positiva tra l’attenzione al tema dell’economia circolare e il fatturato: di quelle con un fatturato inferiore ai 100 milioni di euro, solo il 23% identifica obiettivi, rispetto al 63% per la fascia maggiore dei 1000 milioni di euro.

La survey ha inoltre messo in luce che il 71% delle aziende negli ultimi due anni ha avviato un processo di analisi per i propri processi operativi, in particolare il 47% si è concentrato sul massimizzare le risorse interne in termini di efficienza.

Sostenibilità e finanza: i prodotti finanziari e gli investimenti responsabili

La finanza gioca un ruolo fondamentale nella transizione dell’attuale modello economico verso un modello più sostenibile: nelle proprie scelte di investimento, gli enti finanziari possono tenere in considerazione anche criteri ambientali, sociale e di governance della sostenibilità (ESG). Secondo i dati EY, si è verificato un rallentamento da parte delle aziende nell’utilizzo di strumenti di finanza sostenibile. La maggior parte delle aziende intervistate non ha mai utilizzato strumenti finanziari quali ad esempio linee di credito: il 71%, infatti, afferma che non sono stati presi in considerazione. Il 26% riporta che l’iniziativa è presente nel loro piano strategico, ma solo il 3% ha utilizzato degli strumenti di questo tipo negli ultimi due anni.

Tuttavia, circa il 40% delle aziende quotate ammette di aver sviluppato strategie per l’integrazione dei criteri ESG durante la selezione degli investimenti. Solo il 2% delle aziende mette in atto soluzioni di screening ESG sul proprio portafoglio, metà delle quali lo esegue tra il 30% e il 50% degli investimenti, la restante tra il 70% e il 90%. L’8% del campione ha però identificato alcuni strumenti utilizzati per la selezione delle società target in cui investire secondo criteri ESG. Tra le modalità di screening più adottate vi è l’utilizzo di database/provider esterni per la valutazione delle performance di sostenibilità, quali Ecovadis, CDP, Sustainanalytics.

Sostenibilità e le comunità: gli impatti sociali

In generale si è assistito un rallentamento nello svolgimento di azioni verso il territorio dove le aziende di medio-piccole dimensioni del settore industriale risultano comunque più attive delle altre. È di 21 punti percentuali la diminuzione di aziende, fra quelle intervistate, che hanno sviluppato iniziative di supporto alla comunità rispetto al dato del 2021, a sua volta 13 punti percentuali inferiore rispetto al dato del 2019. I settori automotive & transport e textile & apparel hanno sviluppato iniziative di impatto sociale nel 60% dei casi.

Nelle risposte contenute nella survey, il 71% delle aziende riporta di non avere alcuna partnership con istituzioni locali e Enti Terzo Settore (ETS). Inoltre, l’80% delle aziende non conduce assessment per identificare i bisogni sociali a livello locale. Tra le aziende che hanno risposto positivamente all’attivazione di partnership, il 28% appartiene al settore industrialeche è il solo con più della metà (67%) di aziende che hanno sviluppato partnership, mentre la media dei rimanenti settori si attesta sul 24%. Quasi il 30% delle aziende ha affermato di aver attivato partnership con istituzioni locali o enti del terzo settore.

Sostenibilità e performance economico-finanziarie

A partire da questa edizione si è iniziato a valutare la relazione tra il posizionamento in termini di sostenibilità con alcune variabili economiche e finanziarie, quali l’andamento (su 3 anni) del tasso di indebitamento e del rapporto EBTDA/Ricavi. Non si sono registrati trend particolarmente rilevanti per quanto riguarda il rapporto EBITDA/Ricavi, ma si è rilevata una correlazione fra la crescita dell’andamento dell’indebitamento e il miglioramento della performance di sostenibilità.

In linee generali, l’analisi delle performance economico-finanziarie ha evidenziato che esiste una relazione tra l’andamento dell’indebitamento e migliori performance di sostenibilità; relazione riconducibile ad investimenti realizzati probabilmente in tema di sostenibilità. A seguire è disponibile il link per scaricare l’executive summary: https://www.ey.com/it_it/forms-it_it/seize-the-change-2023-report