Inceneritore Roma, Tar respinge istanza ma riconosce tutela

Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva del cantiere di Santa Palomba presentata dall’Unione dei Comitati contro l'Inceneritore. Proseguono quindi i lavori, in attesa del giudizio di merito del prossimo 4 novembre. "Né poteri né sentenze ci fermeranno": l'Unione annuncia dal 23 luglio un presidio davanti alla sede politica e per il 31 luglio un corteo

Inceneritore Roma

Continuano i lavori per la costruzione del inceneritore di Santa Palomba a Roma: l’ordinanza del Tar del Lazio dello scorso 20 luglio ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dall’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore.

I giudici del Tar hanno ritenuto che “non ricorre il requisito della contestuale gravità e irreparabilità del pregiudizio durante il tempo necessario a giungere alla decisione sul ricorso, considerato che è già stata fissata l’udienza di merito per la data del 4 novembre 2026, per cui il suddetto requisito deve essere valutato rispetto al suddetto determinato orizzonte temporale“.

Ma anche che il potenziale rinvenimento di scoperte archeologiche è stato già valutato dal Paur e che i lavori sono già stati sospesi con riferimento alla porzione di terreno interessata dal rinvenimento del basolato.

Il percorso dell’inceneritore di Roma

La richiesta di sospensiva si riferiva all’istanza con cui il 16 gennaio scorso il sindaco Roberto Gualtieri, in qualità di commissario straordinario per il Giubileo, aveva espresso il provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) sul progetto di realizzazione del polo impiantistico “Parco delle risorse circolari” di Santa Palomba a Roma, proposto dalla società RenewRome Srl.

La richiesta era stata avanzata, tra gli altri, da Vas-Aps Onlus, dal Comitato non riconosciuto No Inceneritore A Santa Palomba, dal Comitato uniti per la Salvaguardia del Territorio-U.s.t., dal Comitato per le future Generazioni Odv, dal Comitato di Quartiere di Santa Palomba e dall’Associazione culturale Contro tutte le Nocività.

Nell’attesa del giudizio di merito del prossimo 4 novembre, che sarà chiamato a stabilire la legittimità degli atti amministrativi impugnati dai comitati, proseguono quindi i lavori. Già lo scorso 4 maggio il Tar aveva pronunciato un’ordinanza di rigetto su una richiesta di sospensione cautelare del provvedimento del Commissario straordinario.

La contestazione dei Comitati

L’Unione dei Comitati ha chiarito che la questione non riguarda soltanto la localizzazione dell’impianto ma anche il modello di gestione dei rifiuti che Roma intende adottare nei prossimi anni: “L’ordinanza del Tar – si legge nella nota dell’Unione – conferma che la sospensione dei lavori in relazione alla porzione di terreno interessata dal basolato è stata già disposta con la conseguenza che, poiché l’ordinanza non ha tenuto conto dei nuovi rilevanti ritrovamenti è da ritenere che la sospensione abbia quindi riguardato anche le altre aree centrali interessate dagli stessi”.

Per i Comitati restano aperte le contestazioni riguardanti le criticità ambientali, urbanistiche e paesaggistiche del progetto. “Nel ricorso esaminato dal Tar – continuano – non è stato possibile allegare le integrazioni relative ai recenti ritrovamenti e in particolare quello di un antico acquedotto presumibilmente di epoca romana”

Cittadini e attivisti, che nei giorni scorsi si erano dati appuntamento davanti alla sede del Tar in via Flaminia, hanno quindi deciso di proseguire con le contestazioni. Dal 23 luglio il Comitato sposterà il presidio presso una sede politica “affinché sia realizzata la tutela costituzionale stabilita dal principio fondamentale sancito all’articolo 9 che impegna la Repubblica a tutelare il patrimonio archeologico”. Gli attivisti hanno chiuso dando appuntamento per il 31 luglio per un corteo contro l’inceneritore e per il rilanciare con forza il parco archeologico Ettore Ronconi. “‘Né poteri né sentenze ci fermeranno‘ è lo slogan che usiamo da sempre”, concludono.

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