Wao festival, regge la gestione rifiuti grazie alle stoviglie riutilizzabili e all’educazione del pubblico

Più di un migliaio di giovani da tutta Europa hanno ballato, mangiato e dormito all’interno del Parco dei Settefrati nella riserva MAB Unesco del Monte Peglia nel Comune di San Venanzo (Terni) in una maratona musicale lunga 84 ore a ritmo di Psy-trance. Nonostante le mille difficoltà post Covid la sesta edizione del Wao rimane un evento sostenibile rispetto al resto del panorama degli eventi musicali italiani realizzati in aree poco antropizzate

1430

We Are One. In quattro mesi è difficile organizzare un festival che abbia la sostenibilità ambientale come leitmotiv (soprattutto se dura quattro giorni ed è incastonato in un’area naturale di pregio come quella della riserva MAB Unesco del Monte Peglia), ma gli organizzatori del Wao nonostante le difficoltà post pandemia sono riusciti a mantenere la promessa di ridurre il più possibile il loro impatto all’interno del Parco dei Settefrati. Come Ecodallecitta.it seguiamo il festival dal lontano 2017, da quando per la prima volta ci siamo accorti che anche in Italia c’era chi si interessava a rendere sostenibili queste maratone musicali con azioni concrete e non a colpi di marketing (qui trovate il nostro primo articolo).

Siamo a San Venanzo, in provincia di Terni a un tiro di schioppo da Orvieto, e per quattro giorni (dal 13 al 16 agosto 2022, parliamo di quasi 84 ore ininterrotte di musica) più di un migliaio di giovani da tutta Europa hanno ballato, mangiato e dormito al ritmo di psy-trance. Come ben sappiamo dove c’è l’uomo si producono inevitabilmente rifiuti e quindi, in un evento come questo che si svolge in un’area poco antropizzata, il grande problema è la loro gestione. In pratica parliamo di riduzione (a monte), differenziazione e abbandono.

Rifiuti

In tutte le aree, dai bagni all’area camping (come da tradizione e formula consolidata) una vera e propria batteria di cassonetti colorati invitava gli avventori a differenziare e, con cadenza certosina, una equipe degli organizzatori si occupava di svuotare e sostituire i sacchi pieni, e nelle rare pause di musicali veniva ripulito il main stage. Ovviamente vietatissimo l’uso del vetro e per prevenire gli incendi era scoraggiato l’uso di fiamme libere (come ad esempio i fornelli nell’area campeggio), lasciando la possibilità di usare le aree attrezzate per la cottura all’interno del Parco dei Settefrati.

Mettiamo subito le cose in chiaro, per quanto riguarda la gestione rifiuti e per gli standard ai quali ci ha abituato il Wao fin dal 2017 quest’anno la gestione ci è apparsa ‘deludente’. Ma se lo paragoniamo agli standard di eventi simili in Italia (o comunque paragonabili per durata e numero di partecipanti), questa edizione del Wao rimane indubbiamente sopra le media. Probabilmente la spiegazione è molto banale: più pubblico del previsto.

Perché deludente? Semplicemente perché dal secondo giorno è saltata del tutto la raccolta differenziata nell’area del main stage (il palco principale), mentre quella nell’area camping e nell’area destinata alla somministrazione di alimenti è andata a singhiozzo ma grazie all’educazione dei partecipanti sono state ridotte molte potenziali criticità. Questo assolutamente non significa che all’interno del festival si sono venute a creare montagne di rifiuti incontrollate e abbandoni indiscriminati, significa semplicemente che il sistema messo a punto è riuscito con efficacia a intercettare il rifiuto ma la buona raccolta differenziata ha dovuto cedere il passo per colpa di una maggiore produzione di rifiuti. Probabilmente quando si tireranno le somme, il Wao avrà raggiunto qualche punto percentuale in più della raccolta differenziata a Roma.

Stoviglie riutilizzabili con cauzione

Insomma il Wao aveva abituato il suo pubblico troppo bene, con standard molto alti e questo per certi versi è stata la salvezza di quest’anno. Infatti se fin dalle prime edizioni, per esempio, non avessero introdotto l’uso del bicchiere riutilizzabile con cauzione la situazione sarebbe stata probabilmente più complicata e l’impatto dell’evento sull’ambiente sarebbe stato decisamente negativo con tonnellate di plastica che avrebbero svolazzato in giro per il parco perché difficili da intercettare tempestivamente.

Una curiosità ci ha colpito positivamente: l’uso del piatto con cauzione a 2€. Non è una novità assoluta, ma in questo caso ha contribuito molto alla semplificazione della gestione dei rifiuti nell’area food. L’idea non è stata probabilmente degli organizzatori ma di un singolo ristoratore (l’unico che serviva cibo su supporti simili a piatti) ed è stata una iniziativa intelligente. Non si trattava nemmeno di un piatto riutilizzabile, probabilmente un prodotto monouso compostabile in foglia di banano o palma che veniva consegnato insieme a posate compostabili, ma la genialità sta proprio nel farsi lasciare una cauzione per un piatto monouso. Così l’acquirente sentendosi “l’uomo più furbo del mondo” consegnava al ristoratore non solo il piatto (per riprendersi la cauzione) ma anche posate, stoviglie, fazzolettini e pure qualcos’altro per il puro gusto di evitare lo sforzo di differenziare. Abbiamo chiesto il perché al ristoratore di questo sistema (che di primo acchito creava solamente un sovraccarico di lavoro) e la sua risposta è stata onesta e allo stesso modo disarmante: “perché solo così sono sicuro che i rifiuti vengano gettati nel modo giusto”. Insomma un’idea che se opportunamente implementata ed estesa potrebbe dare un ulteriore impulso alla corretta differenziazione.

Ovviamente, è bene ripeterlo a scanso di equivoci, in tutti gli stand che somministravano cibo e bevande venivano ceduti al pubblico esclusivamente prodotti compostabili: dai bicchieri per i Chai Tea fino agli spiedini in legno per gli arrosticini passando per il semplice foglio di carta che faceva da supporto per la pizza.

Mobilità

E infine un accenno alla mobilità. Dal punto di vista di quella interna al festival nessun problema, ci si muoveva a piedi, in bicicletta o con e-bike a noleggio (forse qualche auto di troppo all’interno del festival, ma erano tutte parcheggiate). Mentre rimane ancora una cattiva abitudine l’uso dell’auto privata per raggiungere il festival. Nonostante gli organizzatori si sforzino di indirizzare i partecipanti verso l’uso del trasporto pubblico, con tanto di navetta dalla stazione di Orvieto se si vuole raggiungere il Parco dei Settefrati, la maggior parte dei partecipanti sceglie l’automobile. Ma questo è un problema culturale.

A conti fatti, e nonostante il pochissimo tempo per l’organizzazione, anche quest’anno il Wao si è contraddistinto nel panorama dei grandi eventi musicali italiani per la volontà di limitare l’impatto ambientale del delicato equilibrio del Monte Peglia. E come sempre rimaniamo sorpresi e meravigliati dalle numerose varietà e quantità di farfalle che circondano e accolgono il pubblico, segno indiscutibile che la strada intrapresa per la sostenibilità è quella giusta.