Mobilità sostenibile, anche Palermo è una città fortemente polarizzata

Il 67% degli abitanti vive nelle cinque zone con gli indicatori peggiori di mobilità sostenibile, mentre solo il 13% risiede nelle cinque aree con i risultati migliori. È questo uno dei dati principali emersi dal webinar del 26 marzo promosso da Kyoto Club e Clean Cities Italia, dedicato a Palermo nell’ambito del lavoro “Zone a transizione limitata e gap di mobilità sostenibile”, che analizza a scala subcomunale l’accesso a trasporto pubblico, ciclabilità, pedonalità e le condizioni della motorizzazione privata

Mobilità sostenibile, anche Palermo è una città fortemente polarizzata

A Palermo la transizione verso una mobilità più sostenibile non è soltanto una questione di infrastrutture o di riduzione del traffico: è anche un tema di salute pubblica, qualità dell’aria, accessibilità e giustizia territoriale. È questo il quadro emerso con chiarezza nell’ultimo webinar del ciclo promosso da Kyoto Club e Clean Cities dedicato ai rapporti sulle Zone a transizione limitata, con un focus specifico sul capoluogo siciliano.

L’incontro, moderato da Clementina Taliento di Kyoto Club, ha riunito istituzioni, tecnici, associazioni e comitati civici per discutere i dati elaborati dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile e confrontarli con l’esperienza concreta della città. Al centro del dibattito una domanda decisiva: Palermo sta davvero costruendo un sistema di mobilità più equo, moderno e capace di migliorare la vita quotidiana dei cittadini?

Un osservatorio per leggere le differenze dentro le città

Nel suo intervento introduttivo, Marco Talluri del gruppo di lavoro mobilità sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities ha ricordato che l’Osservatorio, attivo dall’agosto 2023, monitora 18 città italiane attraverso notizie, dati ufficiali e strumenti comparativi aperti e riutilizzabili.

Per Palermo, ha spiegato Talluri, sono già disponibili centinaia di contenuti fra notizie, grafici e cartogrammi, con un’attenzione particolare ai dati subcomunali. Proprio questo è il tratto distintivo del lavoro sulle Zone a transizione limitata: non fermarsi alla media cittadina, ma entrare dentro la città, zona per zona, utilizzando i codici di avviamento postale come chiave di lettura per confrontare accesso al trasporto pubblico, ciclabilità, pedonalità, motorizzazione privata, densità abitativa e reddito medio.

Il risultato, per Palermo, è netto: la città appare fortemente polarizzata. Secondo i dati illustrati nel webinar, il 67% degli abitanti vive nelle cinque zone con gli indicatori peggiori di mobilità sostenibile, mentre solo il 13% risiede nelle cinque aree con i risultati migliori. Un dato che suggerisce come la transizione urbana non proceda in modo uniforme, ma rischi di accentuare divari già esistenti.

Qualità dell’aria e salute: il costo nascosto della mobilità inefficiente

Uno dei passaggi più rilevanti del webinar ha riguardato il legame tra mobilità, inquinamento atmosferico e salute. Talluri ha richiamato anche il lavoro parallelo portato avanti da Kyoto Club, Clean Cities e Associazione Italiana Medici per l’Ambiente sul monitoraggio mensile degli inquinanti atmosferici attraverso le stazioni delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

Nel caso di Palermo, i dati richiamati durante l’incontro hanno mostrato una situazione che merita attenzione. In particolare, per il biossido di azoto, nel 2025 i superamenti dei valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono stati molto elevati, così come significativi risultano quelli rispetto ai futuri limiti della direttiva europea che entrerà in vigore dal 2030. Anche per il PM10 emergono criticità che confermano come la qualità dell’aria resti un tema centrale per la città.

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