Pnrr, urgente decreto per finire lavori Linea C su economia circolare

L'allarme arriva da Legambiente e nove soggetti attuatori (tra Autorità d’Ambito e oltre cento Comuni) dei progetti della Linea C del Piano, che chiedono al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dell’Economia un incontro urgente e, soprattutto, un intervento legislativo che consenta di traghettare le risorse PNRR fino al 2029, analogamente a quanto già previsto per il biometano, le Comunità energetiche rinnovabili e l’agrivoltaico

Pnrr, urgente decreto per finire lavori Linea C su economia circolare

I progetti PNRR per gli impianti innovativi dell’economia circolare, quali il riciclo pannolini, sono all’80% dell’iter realizzativo, ma rischiano di interrompersi bruscamente alla scadenza del PNRR, prevista per giugno 2026, pur in assenza di problemi tecnici o industriali.

L’allarme arriva da Legambiente e nove soggetti attuatori (tra Autorità d’Ambito e oltre cento Comuni) dei progetti della Linea C del Piano, che chiedono al Ministero dell’Ambiente e al Ministero dell’Economia un incontro urgente e, soprattutto, un intervento legislativo che consenta di traghettare le risorse PNRR fino al 2029, analogamente a quanto già previsto per il biometano, le Comunità energetiche rinnovabili e l’agrivoltaico dal DL PNRR (DL 19/2026), fino al completamento degli impianti produttivi, salvaguardando gli investimenti, l’occupazione e il lavoro già realizzato.

Il testo del decreto, infatti, come modificato in sede di esame parlamentare, introduce esplicitamente la possibilità di garantire la continuità degli interventi anche attraverso la rimodulazione delle fonti finanziarie, rendendo tuttavia necessario un tempestivo chiarimento applicativo per gli interventi già in stato avanzato di attuazione. Nello stesso quadro, viene inoltre richiesta l’istituzione di un tavolo di monitoraggio dedicato, finalizzato a seguire in modo continuativo l’avanzamento dei progetti relativi agli impianti per PAP, tessili, fanghi e rifiuti da spazzamento.

La Linea C presenta un livello di avanzamento estremamente significativo: su 15 stazioni appaltanti finanziate (circa 10 milioni di euro ciascuna), 12 risultano pienamente attive (80%), con un rilevante avanzamento tecnologico, industriale ed economico già conseguito. In particolare, si tratta di dieci procedimenti di screening VIA conclusi o in corso, nove procedimenti autorizzativi, di cui cinque conclusi e quattro in dirittura d’arrivo, e infine, cinque gare tra aggiudicate o in fase di aggiudicazione.

Tutto ciò a fronte di una filiera caratterizzata da elevata complessità tecnologica e autorizzativa, che ha comportato notevoli ritardi rispetto ai termini di legge. Da un lato, le graduatorie dei progetti presentati, che dovevano essere formalizzate entro il mese di settembre 2022, sono state pubblicate con Decreto solo a gennaio 2023 e l’Atto di Obbligo è stato sottoscritto solo a maggio 2023, ossia con ben 11 mesi di ritardo rispetto al cronoprogramma. Dall’altro, i procedimenti autorizzativi sono stati ulteriormente dilatati dagli enti competenti oltre i termini stabiliti dalla legge.

Bloccare la Linea C significherebbe perdere centinaia di milioni già investiti e fermare impianti pronti per essere messi a terra, vanificando più di tre anni di progettazione e almeno altrettanti anni di vantaggio tecnologico industriale ed economico già conseguito dal sistema Italia.

Si rischierebbe infatti di compromettere una filiera nella quale l’Italia detiene un indiscusso primato europeo, fondato su: 1) l’impegno di circa un abitante su tre nella raccolta differenziata dei pannolini e degli altri PAP; 2) un decreto End-of-Waste primo al mondo e divenuto modello di riferimento in Europa; 3) una filiera industriale presa a esempio dai partner europei.

Inoltre, il completamento degli impianti di riciclo dei pannolini avrebbe, in termini di emissioni evitate, un impatto ambientale equivalente alla messa a dimora di 1,5 milioni di alberi in Italia. Al contrario, il mancato completamento di tali impianti non solo vanificherebbe lo sforzo già compiuto da amministrazioni e cittadini nella raccolta differenziata dei PAP, ma impedirebbe anche la chiusura effettiva del ciclo attraverso il loro avvio a riciclo. Attualmente, infatti, pur essendo inizialmente separati dal rifiuto residuo, questi materiali vengono spesso destinati a discarica o incenerimento, in contrasto con gli obiettivi della Direttiva (UE) 2018/851, esponendo così l’Italia anche al rischio di una procedura d’infrazione.

“Questi impianti – dichiara il presidente Legambiente, Stefano Ciafani– si collocano nel disegno europeo della transizione ecologica e nelle milestone del PNRR, che richiedono all’Italia di colmare un ritardo infrastrutturale nel ciclo dei rifiuti. Non si tratta soltanto di opere utili o necessarie, ma di una scelta strategica per il Paese per dotarsi di impianti innovativi, rafforzare l’autonomia dei territori, chiudere il ciclo dei rifiuti e rafforzare la leadership internazionale dell’Italia sull’economia circolare”.

La Linea C rappresenta la sfida più avanzata dell’economia circolare italiana. La filiera PAP, in particolare, potrebbe riciclare a regime i pannolini ed altri prodotti assorbenti consumati da otto milioni di persone in Italia, creando 20 mila tonnellate annue di nuove risorse in settori quali quello della cellulosa, in cui l’Italia dipende dall’estero per l’84%, generando inoltre migliaia di posti di lavoro qualificati anche nella logistica, ed evitando le emissioni inquinanti derivanti dallo smaltimento in incenerimento o in discarica, pari a 15 milioni di litri di benzina importati e bruciati. Lo stesso vale per i tessili, i fanghi e i rifiuti da spazzamento, che sono ancora troppo spesso considerati flussi residuali e a rischio di perdere il loro potenziale di recupero.

“Non si tratta di chiedere più fondi ma di garantire continuità e stabilità a filiere industriali e ambientali strategiche e già avviate, che trasformano rifiuti complessi in risorse concrete a beneficio dell’ambiente, valorizzano l’impegno dei cittadini nel campo della raccolta differenziata, garantiscono al Paese una maggiore indipendenza dall’estero nell’approvvigionamento delle materie prime e, non da ultimo, consentono all’economia circolare italiana di restare ai primi posti a livello europeo. Salvaguardare ciò che è già stato realizzato è una scelta strategica per l’Italia e per la credibilità della transizione ecologica”, conclude Stefano Ciafani.

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