Legambiente: bene Decreto Pnrr che regola i prodotti finto-riutilizzabili

“Finalmente l’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - detta la linea sui requisiti per le stoviglie riutilizzabili andando, così, a colmare quel vuoto normativo che in questi anni ha permesso ai prodotti 'finti-riutilizzabili' di restare tra gli scaffali dei negozi. Ben venga, dunque, l’approvazione definitiva del Decreto PNRR che tra le norme prevede che piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande in plastica saranno considerati riutilizzabili solo a condizione che rispondano a determinate caratteristiche tecniche"

“Finalmente l’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – detta la linea sui requisiti per le stoviglie riutilizzabili andando, così, a colmare quel vuoto normativo che in questi anni ha permesso ai prodotti ‘finti-riutilizzabili’ di restare tra gli scaffali dei negozi. Ben venga, dunque, l’approvazione definitiva del Decreto PNRR che tra le norme prevede che piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande in plastica saranno considerati riutilizzabili solo a condizione che rispondano a determinate caratteristiche tecniche. Così facendo vengono fissate regole chiare al mercato garantendo al tempo stesso corretta informazione ai cittadini e ai consumatori”.

“Una normativa quella approvata in questi giorni – prosegue Ciafani – che chiedevamo da tempo e su cui la nostra associazione si è spesa in questi anni con studi, report e attività sul campo. Da Spiagge e Fondali puliti con la raccolta dei rifiuti spiaggiati, di cui l’80% è plastica, all’indagine del ‘Cliente Misterioso’ con cui abbiamo denunciato sia le scarse e fuorvianti informazioni sul riutilizzo riportate sulle confezioni dei prodotti sia quei vuoti normativi che minano seriamente la leadership della filiera nazionale della chimica verde e delle bioplastiche. In questi anni a pesare è stata, infatti, la mancata definizione del concetto di ‘riutilizzabile’ nella Direttiva SUP e nel decreto legislativo di recepimento 196/2021. Ora l’Italia acceleri il passo per sensibilizzare ulteriormente i cittadini, come previsto dalla direttiva, e per ridurre l’uso della plastica monouso dando l’esempio. Allo stesso tempo è fondamentale innalzare il livello dei controlli per fermare quei furbi che producono ancora plastica tradizionale spacciandola per prodotti biodegradabili o riutilizzabili”.

Legambiente ricorda che secondo la sua ultima indagine “Usa & getta o riutilizzabile? Facciamo chiarezza!”, diffusa a marzo 2025, su 317 prodotti esaminati, il 38% non specifica il numero di lavaggi massimi o consigliati per il riutilizzo; solo l’8% dei prodotti riporta informazioni coerenti circa la possibilità d’uso in lavastoviglie e nel microonde. Certificazioni presenti solo nel 35% dei prodotti e nel 70% dei casi non riguardano la riutilizzabilità. Un’impresa non semplice, come sanno gli stessi consumatori, perché spesso a mancare sulle confezioni dei prodotti sono proprio quelle informazioni più basilari sul riutilizzo come il numero di lavaggi massimi, la modalità di lavaggio (se a mano o in lavastoviglie), le temperature massime consentite per il lavaggio, se i materiali sono idonei all’uso in microonde o al forno e relative temperature di utilizzo, eventuali certificazioni.

Inoltre, è bene ricordare, sottolinea Legambiente, che a quattro anni dal recepimento della direttiva europea SUP (Single Use Plastics) che vieta il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso, in Italia la plastica tradizionale continua ad essere il materiale più trovato in spiagge e parchi urbani. La conferma arriva dallo studio “Beach e Park Litter” 2026 realizzato da Legambiente e frutto del primo monitoraggio su spiagge e parchi a scala nazionale che ha previsto un focus specifico sulla presenza di materiali in bioplastica dispersi nell’ambiente. Ma anche dall’ultima indagine Beach litter 2026, diffusa ad inizio aprile, secondo cui in 12 anni (dal 2014 al 2026) nei 653 transetti monitorati, ammontano a 512.934 rifiuti spiaggiati raccolti da volontari e le volontarie di Legambiente e di cui l’80% è plastica. Parliamo di una media di 785 rifiuti ogni 100 metri lineari.

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