Il riciclo delle bottiglie in PET rappresenta uno dei passaggi più concreti verso un modello di economia circolare, in grado di trasformare un rifiuto in una nuova risorsa. Alla base di questo processo c’è la produzione di rPET (PET riciclato), materiale che può essere reimmesso nel ciclo produttivo, contribuendo a ridurre il ricorso a materie prime vergini.
Dalla raccolta alle “scaglie”
Il percorso di trasformazione inizia con la raccolta delle bottiglie, che vengono successivamente selezionate per colore, lavate e sottoposte a un processo di triturazione. Da questa fase si ottengono piccoli frammenti, comunemente definiti scaglie, che costituiscono la prima forma intermedia del materiale riciclato.
Questa fase è fondamentale per garantire la qualità del prodotto finale, poiché consente di eliminare impurità e materiali estranei, migliorando l’efficienza delle lavorazioni successive.
Dalle scaglie ai granuli di rPET
Le scaglie vengono poi sottoposte a fusione ed estrusione. Il materiale fuso viene trasformato in filamenti, simili a “spaghetti”, che vengono successivamente raffreddati e tagliati in piccoli cilindri: i granuli di rPET.
È proprio il granulo a rappresentare il prodotto finito del processo di riciclo. Si tratta di una vera e propria materia prima seconda, pronta per essere utilizzata nella produzione di nuovi oggetti, tra cui bottiglie per uso alimentare, nel rispetto degli standard di sicurezza previsti.
Economia circolare e riduzione della plastica vergine
Il recupero del PET consente di chiudere il ciclo della plastica secondo il modello “bottle to bottle”, in cui le bottiglie usate tornano a essere nuove bottiglie. Un sistema che riduce la necessità di produrre plastica vergine, con benefici ambientali legati sia al minor consumo di risorse sia alla riduzione delle emissioni.











