Il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti in Europa riaccende il dibattito sulla dipendenza energetica del trasporto stradale dal petrolio importato. A spingere verso l’alto le quotazioni del greggio è il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha riportato il mercato ai livelli registrati durante la crisi energetica del 2022.
Secondo l’analisi pubblicata da Transport & Environment (T&E), il blocco dello Stretto di Hormuz — passaggio strategico da cui transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio — sta contribuendo a mantenere elevate le aspettative sui prezzi dell’energia. Le conseguenze si riflettono direttamente sui costi sostenuti dagli automobilisti europei: a metà aprile, fare il pieno a un’auto diesel con serbatoio da 55 litri costava quasi 30 euro in più rispetto al periodo precedente all’inizio del conflitto.
Per T&E non si tratta di una fluttuazione temporanea, ma dell’ennesima conferma della vulnerabilità del sistema europeo dei trasporti rispetto alle oscillazioni del mercato petrolifero internazionale.
Le quattro misure per ridurre la spesa dei carburanti
Nel rapporto vengono individuate quattro misure applicabili nel breve periodo che, secondo le stime dell’associazione, potrebbero generare risparmi complessivi per gli automobilisti europei compresi tra 30 e 74 miliardi di euro all’anno.
Tra gli interventi indicati compare innanzitutto l’estensione del lavoro da remoto, con tre giorni aggiuntivi di smart working a settimana che potrebbero ridurre fino al 20% la spesa individuale per il carburante.
La seconda misura riguarda la riduzione dei limiti di velocità in autostrada, con una diminuzione di almeno 10 chilometri orari sui principali corridoi stradali, seguendo le raccomandazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA).
Il rapporto propone inoltre di accelerare gli investimenti nel trasporto pubblico, considerato una misura immediata di sicurezza energetica, e di promuovere pratiche di ecoguida, come il controllo della pressione degli pneumatici, la riduzione dell’uso dell’aria condizionata e il car sharing.
Secondo T&E, si tratta di misure che non richiedono grandi investimenti infrastrutturali o tempi lunghi di attuazione e che potrebbero essere introdotte rapidamente dai governi europei.
La dipendenza dal petrolio resta centrale
Lo studio evidenzia come milioni di famiglie europee restino ancora esposte alla volatilità dei prezzi del petrolio a causa della diffusione ancora limitata dei veicoli elettrici.
“La risposta strutturale resta l’elettrificazione del trasporto”, sottolinea il documento, ricordando che solo la diffusione delle auto elettriche consentirà di sottrarre in modo permanente automobilisti e famiglie alle oscillazioni del mercato petrolifero.
Nel frattempo, secondo T&E, le misure di riduzione della domanda rappresentano la risposta più rapida disponibile per contenere i costi dei carburanti e ridurre i consumi energetici nel breve periodo.
Il nodo della sicurezza energetica europea
L’analisi collega direttamente il tema dei carburanti alla più ampia questione della sicurezza energetica europea. Il conflitto in Medio Oriente, infatti, ha mostrato ancora una volta la fragilità di un sistema di mobilità fortemente dipendente dai combustibili fossili.
Per questo motivo, il rapporto invita i governi europei a intervenire rapidamente sia con misure emergenziali sia con politiche di lungo periodo legate alla transizione energetica e alla mobilità elettrica, considerate fondamentali per ridurre l’esposizione economica di cittadini e imprese alle crisi geopolitiche e alle tensioni sul mercato del petrolio.











