Olio alimentare esausto, all’Università Bicocca la Gen Z racconta l’economia circolare

In occasione della Giornata della Bioeconomia, studenti dell’Università di Milano-Bicocca e CONOE hanno promosso un incontro dedicato al recupero degli oli alimentari esausti. Al centro del dibattito le opportunità offerte dalla chimica verde, dai biocarburanti alle bioplastiche, e le nuove professioni legate alla transizione ecologica

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Un rifiuto domestico spesso sottovalutato che può diventare una risorsa per l’economia circolare e la transizione ecologica. È il tema affrontato durante il convegno “L’ORO che butti!: una seconda chance all’olio alimentare esausto”, organizzato all’Università degli Studi di Milano-Bicocca in occasione della Giornata della Bioeconomia.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra il Corso di Laurea in Biotecnologie Industriali, il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’ateneo milanese e il Conoe, il Consorzio nazionale per la raccolta e il trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti.

Dall’olio usato a biodiesel e bioplastiche

Secondo i dati presentati durante l’incontro, in Italia vengono raccolte ogni anno oltre 82 mila tonnellate di oli alimentari esausti, successivamente trasformati in biocarburanti e prodotti destinati alla chimica verde.

Se conferito correttamente, l’olio utilizzato nelle cucine domestiche può infatti essere impiegato per produrre biodiesel, bioplastiche, biolubrificanti, materiali per il settore tessile e altre applicazioni industriali.

Un processo che consente di ridurre gli impatti ambientali legati allo smaltimento improprio di questi rifiuti e di valorizzare una materia prima secondaria all’interno delle filiere dell’economia circolare.

Gli studenti protagonisti dell’iniziativa

A caratterizzare l’evento è stato il ruolo attivo degli studenti del corso di Biotecnologie Industriali, che hanno ideato e organizzato il convegno.

L’obiettivo era sensibilizzare cittadini e giovani sul valore del recupero degli oli alimentari esausti e sulle opportunità offerte dalla ricerca scientifica e dall’innovazione tecnologica nel campo della sostenibilità ambientale.

Durante l’incontro si è discusso anche delle nuove competenze richieste dai settori legati alla bioeconomia e alla chimica verde, con particolare attenzione alle prospettive occupazionali offerte dalla transizione ecologica.

Ricerca, imprese e divulgazione

Ad aprire i lavori sono stati Laura Cipolla, docente associata di Chimica Organica dell’Università Milano-Bicocca, e Francesco Mancini, direttore generale del CONOE, che hanno evidenziato il ruolo della collaborazione tra università, ricerca e imprese nello sviluppo di modelli sostenibili.

Tra gli interventi anche quello di Daniela Cancelli della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, dedicato al ruolo della bioeconomia e alle competenze richieste dal mercato del lavoro green.

Ampio spazio è stato inoltre riservato alla comunicazione ambientale, con la partecipazione del divulgatore scientifico Chimicazza, che ha affrontato con gli studenti il tema della diffusione delle informazioni scientifiche attraverso i social media.

Le applicazioni della chimica verde

Nel corso dell’incontro sono state presentate anche alcune applicazioni industriali sviluppate a partire dagli oli esausti rigenerati.

Tra queste figurano micro-bioplastiche per il settore cosmetico, tinture biologiche per tessuti e bio-lubrificanti destinati ai motori endotermici.

L’iniziativa ha evidenziato come il recupero degli oli alimentari esausti rappresenti un esempio concreto di bioeconomia applicata, capace di coniugare tutela ambientale, innovazione tecnologica e sviluppo di nuove opportunità professionali.

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