Smog, città italiane sempre lontane dai nuovi limiti Ue sulla qualità dell’aria

L’aggiornamento a fine maggio 2026 della campagna Cambiamo Aria conferma un dato chiaro: molte città italiane non sono ancora sulla traiettoria necessaria per rispettare i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria che entreranno in vigore dal 2030. I dati elaborati dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile Clean Cities Campaign – Kyoto Club, in collaborazione con ISDE Italia, mostrano superamenti diffusi per PM10, PM2,5 e biossido di azoto, con valori spesso molto lontani dalle raccomandazioni dell’Oms

Smog, città italiane sempre lontane dai nuovi limiti Ue sulla qualità dell’aria

L’aggiornamento a fine maggio 2026 della campagna Cambiamo Aria conferma un dato chiaro: molte città italiane non sono ancora sulla traiettoria necessaria per rispettare i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria che entreranno in vigore dal 2030. I dati elaborati dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile Clean Cities Campaign – Kyoto Club, in collaborazione con ISDE Italia, mostrano superamenti diffusi per PM10, PM2,5 e biossido di azoto, con valori spesso molto lontani dalle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Il problema riguarda in modo particolare le città della Pianura Padana e le grandi aree urbane attraversate da traffico intenso. Per il PM10, il futuro limite europeo prevede un massimo di 18 giorni all’anno oltre i 45 µg/m³. A fine maggio, però, diverse centraline hanno già superato questa soglia: Milano – Marche è a 49 giorni, Verona – Corso Milano a 43, Modena – Giardini a 40, Milano – Pascal Città Studi a 36, Venezia – Tagliamento e Torino – Rebaudengo a 35. Anche rispetto all’attuale normativa, che consente 35 giorni oltre i 50 µg/m³, alcune stazioni risultano già oltre o al limite prima dell’estate.

Per il PM2,5, l’inquinante più fine e più insidioso per la salute, il quadro è altrettanto preoccupante. Il limite europeo dal 2030 sarà di 18 giorni annui oltre i 25 µg/m³, ma a fine maggio Padova – Mandria registra già 52 superamenti, Milano – Marche 50, Milano – Pascal Città Studi 49, Torino – Rubino 48, Torino – Rebaudengo 47, Modena – Parco Ferrari 44 e Parma – Cittadella 42. Il confronto con i valori guida dell’Organizzazione mondiale della sanità mostra una distanza ancora più ampia: la soglia di 15 µg/m³, da non superare per più di 3 o 4 giorni l’anno, è stata oltrepassata decine di volte in numerose stazioni.

Il biossido di azoto conferma il peso del traffico stradale nella qualità dell’aria urbana. Le criticità maggiori si registrano a Palermo – Di Blasi, con 71 giorni oltre i 50 µg/m³, Napoli – Ente Ferrovie con 43, Genova – Via Buozzicon 42, Genova – Corso Europa con 35, Torino – Rebaudengo con 34, Catania – Viale Vittorio Veneto con 25 e Milano – Marche con 24. Se si considera la soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, pari a 25 µg/m³, i dati diventano ancora più significativi: Milano – Marche ha già registrato 149 giorni oltre soglia, Catania – Viale Vittorio Veneto 146, Brescia – Tartaglia 138, Palermo – Di Blasi 137, Torino – Rebaudengo 136 e Genova – Via Buozzi 134.

Il confronto con lo stesso periodo del 2025 mostra inoltre che in molte stazioni la situazione non migliora, e in alcuni casi peggiora. Per il PM10 aumentano, tra gli altri, i superamenti a Milano – Marche, Modena – Giardini, Milano – Pascal Città Studi, Torino – Rebaudengo, Venezia – Sacca Fisola e Parma – Cittadella. Per il PM2,5 si registrano incrementi a Torino – Rubino, Modena – Parco Ferrari, Parma – Cittadella, Brescia – Tartaglia e Bologna – Giardini Margherita. Per il biossido di azoto il quadro è più disomogeneo, con alcune stazioni in miglioramento e altre in peggioramento, come Genova – Via Buozzi, Firenze – Lavagnini, Bergamo – Garibaldi e Torino – Rubino.

Per Kyoto Club, questi dati indicano la necessità di accelerare le politiche per la decarbonizzazione delle città. La qualità dell’aria è infatti strettamente connessa alla transizione climatica: ridurre il traffico privato motorizzato, migliorare il trasporto pubblico, elettrificare le flotte, rendere più efficiente la logistica urbana, promuovere mobilità ciclabile e pedonale e ridurre le emissioni dagli edifici significa agire insieme su salute, clima ed energia.

Il 2030 non è una scadenza lontana. I dati aggiornati a maggio mostrano che molte città sono già fuori traiettoria e che il rispetto dei nuovi limiti europei richiede scelte rapide, coerenti e misurabili. Rinviare significa aumentare i costi sanitari, ambientali ed economici dell’inquinamento atmosferico. Investire oggi in città più pulite, accessibili e meno dipendenti dall’auto privata significa invece costruire salute, innovazione e qualità della vita.

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