Traffico illecito di oltre 26mila tonnellate di rifiuti tessili, venti persone indagate e una società bresciana sequestrata. È il bilancio dell’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, che ha portato al sequestro dell’intero complesso aziendale di un’impresa operante nel recupero dei rifiuti, di una flotta di autoarticolati e di beni per circa 12 milioni di euro.
Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero gestito illecitamente oltre 26mila tonnellate di scarti tessili, riclassificandoli come End of Waste per poi accumularli in 15 capannoni distribuiti tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, trasformati in presunte discariche abusive, oppure esportandone una parte illegalmente in Turchia. Sull’operazione interviene anche PolieCo, che richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare i sistemi di tracciabilità e controllo lungo le filiere del riciclo.
Salvestrini: “Modalità sempre più sofisticate per aggirare le regole”
Pur operando principalmente nella filiera dei rifiuti in polietilene, PolieCo segue con attenzione le vicende che coinvolgono altri comparti del settore ambientale.
“Da anni assistiamo all’evoluzione delle modalità con cui vengono aggirate le regole nel settore dei rifiuti”, osserva Salvestrini. “Abbiamo visto sistemi sempre più sofisticati, fondati sulla manipolazione documentale, sulla riclassificazione dei materiali, sull’utilizzo improprio di procedure amministrative e sulla costruzione di apparenti percorsi di regolarità finalizzati a occultare attività illecite”.
Secondo la direttrice generale del consorzio, quanto emerge dalle indagini colpisce per il livello di organizzazione e per la presunta sistematicità delle condotte contestate.
Il tema dei capannoni utilizzati come depositi
Tra gli aspetti evidenziati da Salvestrini vi è anche l’ipotesi investigativa relativa all’utilizzo di capannoni progressivamente riempiti di rifiuti fino alla saturazione e successivamente abbandonati.
Un fenomeno che, pur non essendo nuovo nel panorama dei reati ambientali, continua a destare preoccupazione per i potenziali rischi legati alla sicurezza, alla tutela dell’ambiente e alla gestione del territorio.
“Le filiere del riciclo vanno protette”
Per PolieCo, l’operazione conferma l’importanza dell’attività di controllo svolta dalle autorità competenti.
“Vicende come questa confermano quanto sia fondamentale il lavoro svolto quotidianamente dalle forze dell’ordine, dagli organi di controllo e dalla magistratura nel contrasto ai traffici illeciti”, sottolinea Salvestrini.
La direttrice richiama inoltre la necessità di rafforzare i sistemi di tracciabilità e monitoraggio dei flussi di rifiuti, così da individuare tempestivamente eventuali anomalie e prevenire fenomeni di illegalità.
Secondo PolieCo, le filiere del recupero e del riciclo rappresentano una componente strategica dell’economia circolare e devono essere tutelate da pratiche che rischiano di compromettere l’ambiente, alterare la concorrenza e penalizzare le imprese che operano nel rispetto delle normative.










