Per contrastare la crisi climatica, ridurre la dipendenza dall’estero e il costo della bolletta e al tempo stesso fronteggiare la “cooling poverty”, gli italiani hanno le idee chiare sulla direzione da prendere: si deve accelerare su rinnovabili, accumuli e reti. È quanto emerge dal nuovo sondaggio Ipsos “Rigenerare il futuro”, realizzato in occasione della 13esima edizione dell’Ecoforum nazionale sull’economia circolare, presentato l’1 luglio a Roma, in concomitanza con la cruciale scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno.
Il forum è stato promosso da Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club. “In un contesto globale caratterizzato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica, crescita dei costi energetici e delle materie prime – sottolinea Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è importante che l’Italia investa su politiche e investimenti che mettano al centro l’obiettivo dell’indipendenza dall’estero, puntando su innovazione, fonti pulite ed economia circolare”.
L’indagine Ipsos ha svelato l’esistenza di una netta e solida maggioranza di italiani che chiede a gran voce un’accelerazione decisa sulla transizione ecologica, smentendo la narrativa comune di una forte resistenza locale e superando la storica diffidenza legata alla cosiddetta sindrome Nimby (“Not In My Back Yard”, ovvero “non nel mio giardino”), grazie a un forte desiderio di indipendenza energetica dai mercati esteri. “Come emerge dal sondaggio – continua Ciafani -, in Italia c’è una maggioranza silenziosa che vuole che il paese imbocchi la via maestra tracciata da rinnovabili e circolarità per portare benefici ai territori, ridurre i costi e aumentare la competitività del Paese”.
I dati emersi dal sondaggio Ipsos
Secondo il report di Ipsos, il 44% degli intervistati indica l’incentivazione delle fonti pulite come azione prioritaria per l’esecutivo per contrastare in modo strutturale la crisi climatica e l’insostenibile caro bollette. Un dato ancora più eclatante riguarda il fatto che ben il 69% dei cittadini si dichiara pienamente favorevole a ospitare parchi eolici o impianti fotovoltaici nelle immediate vicinanze della propria abitazione.
Di contro, la politica energetica dell’attuale governo viene bocciata dal 65% del campione a causa della sua eccessiva dipendenza dalle fonti fossili. Sui potenziali benefici del nucleare, poi, per oltre il 50% degli intervistati l’atomo non porterà benefici immediati ma proiettati a lungo termine (tra i 10 e i 20 anni), non rispondendo così alle urgenze del presente per famiglie e imprese. Inoltre, la grande maggioranza del campione (66%), conferma di non volere centrali nucleari: il 32% non le vuole per niente, mentre il 34% le vuole oltre i 100 chilometri di distanza.
L’appello alle istituzioni
Di fronte a questo scenario di forte spinta popolare, Legambiente ha lanciato un forte appello alle istituzioni. Tra le proposte spicca la richiesta di uno snellimento radicale e immediato degli iter burocratici e autorizzativi necessari per la realizzazione dei grandi impianti rinnovabili e per l’approvazione dei decreti legati all’economia circolare.
Inoltre, l’associazione ambientalista propone l’istituzione di una specifica unità di missione presso la presidenza del Consiglio, con il compito di coordinare e potenziare l’approvvigionamento strategico delle materie prime critiche derivanti dal corretto riciclo dei rifiuti elettronici. “Le istituzioni nazionali, regionali e locali non devono farsi trascinare dagli slogan della minoranza rumorosa che non vuole gli impianti”, aggiunge Ciafani.
Il focus sull’economia circolare ha mostrato come la consapevolezza dei cittadini in materia sia cresciuta, raggiungendo il 68% complessivo, con il 45% che chiede di valorizzare maggiormente l’eccellenza dell’Italia, che vanta la percentuale di riciclo totale più alta dell’Unione europea. Nonostante questo primato virtuoso della filiera, l’associazione ricorda che il Paese resta ancora lontano dagli ambiziosi obiettivi europei di riciclo dei soli rifiuti urbani fissati per il 2025.
Per colmare questo divario, viene considerata urgente l’approvazione del sistema di responsabilità estesa del produttore (Epr) per il settore tessile e una spinta decisa sulla formazione di nuove figure professionali specializzate nei criteri di ecodesign e durata dei prodotti industriali.
Il bilancio del Pnrr
L’Ecoforum e il sondaggio Ipsos hanno tracciato un bilancio in chiaroscuro sul Pnrr, uno strumento che ha visto l’Italia incassare oltre 153 miliardi di euro e raggiungere il 54% dei target formali, ma che evidenzia una spesa effettiva ancora troppo limitata nei territori. In questo contesto di luci e ombre spicca come modello di assoluta eccellenza europea la gestione degli oli minerali esausti guidata dal consorzio nazionale Conou, che nel corso dell’ultimo anno ha raccolto oltre 194 mila tonnellate di materiale esausto, avviandone alla rigenerazione il 98%. Questa eccezionale percentuale di successo dimostra come la sostenibilità, se supportata da una regia strategica e non lasciata al mero profitto, rappresenti la chiave della competitività.
Secondo Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, nel post Pnrr la strada da seguire è obbligata per un Paese povero di materie prime come l’Italia che vuole tutelare la competitività e ridurre le dipendenze: la circolarità. “Oggi – sottolinea – sembra di moda attaccare il Green Deal europeo come se fosse la causa delle crisi e non invece una ricetta di concreta politica industriale mirata a tutelare e promuovere il nostro sistema. L’economia circolare lo dimostra molto bene: chi ha investito su sostenibilità e uso efficiente delle risorse ha anche i migliori risultati in termini economici e occupazionali e contribuisce a far sì che l’Italia sia leader in Europa sulla strada della circolarità”.










