Se Odyssey di Nolan vi ha fatto sussultare allora non potete perdervi la tratta Milano – Torino (con buona pace degli amici che tutti i giorni prendono la Circumvesuviana o la Sud Est). E non importa se viaggiate in regionale o alta velocità, il divertimento anzi il disservizio è assicurato.
Prendiamo un giorno a caso, ieri mercoledì 29 luglio 2026. Prendiamo il Regionale Veloce 2026 delle 13,15 da Milano Centrale con destinazione Torino Porta Nuova (arrivo previsto alle 15,06).
Alle 14,40 circa il treno si ferma nella ridente stazione di Livorno Ferraris (in provincia di Vercelli). Dopo una manciata di minuti una voce stridula annuncia che il treno rimarrà fermo per 5 minuti. Passa una mezz’oretta e la stessa vocina avverte che ci vorranno ancora 30 minuti. Poi silenzio. Chi da quest’incubo nero ci risveglierà, chi mai potrà?
Ken di sicuro non arriverà. Come non arriverà acqua, bus sostitutivo e tutto quello che dovrebbe essere messo in campo in situazioni del genere. O comunque il minimo garantito dal Regolamento CE n. 1371/2007. A dirlo è stato il personale sul treno e ovviamente gli animi si sono subito scaldati.
Nella stazione di Livorno Ferraris non ci sono bar, non ci sono distributori non c’è nulla. Eccezion fatta per una salumeria che però apre alle 17,30.
Provo a contattare l’ufficio stampa di Trenitalia per capire cosa è successo. Tra un rimbalzo e l’altro arriva una chiamata.
È l’ufficio stampa! Dovrebbe darmi delle informazioni ma appena chiedo di registrare la chiamata e di prendere appunti l’interlocutore si irrigidisce e dice che deve chiedere l’autorizzazione del suo capo. Sono le ore 17. Dopo due ore e mezza di attesa la sete aumenta e la salumeria, purtroppo, apre tra trenta minuti.

Intanto alcuni passeggeri sono riusciti a recuperare qualche confezione di acqua (temperatura ambiente, ci sono 34 gradi) e cominciano a distribuirla.
Ore 17,10. Richiama l’ufficio stampa, non può rilasciare dichiarazioni ma riferisce che essendo un regionale i passeggeri possono essere assistiti solo nelle stazioni di Chivasso e Torino. Quindi nessuna assistenza, nente acqua.
L’ufficio stampa aggiunge anche che sono stati richiesti dei bus sostitutivi ma non per i passeggeri del regionale veloce 2026 e, in tutta onestà, non sono in grado nemmeno di indicare per quali treni è stato richiesto questo servizio sostitutivo.
È stato anche chiesto un commento sull’odissea che stanno passando i viaggiatori ma per quello bisogna mandare una email (inviata, nda) perché solo gli amministratori delegati possono fare dichiarazioni. Ovviamente sulle cause del disservizio buio completo o in trenitaliese “accertamenti tecnici”.
Sono le 17,15 e alcuni passeggeri si stanno organizzando chiamando dei taxi, come se fosse un car pooling che pagheranno a carissimo prezzo.
Intanto il signore che era andato a fare la chemioterapia a Milano, sfinito, prova a riposare. I cicloturisti cominciano a pianificare una bella pedalata. La signorina francese chiama i parenti dicendo che avrebbe sicuramente perso l’aereo. I nonni in video chiamata con i nipoti provano a spiegare che faranno molto tardi. Poi c’è anche il tizio che doveva rientrare in comunità, la ragazza che aveva il suo primo colloquio di lavoro ecc. Insomma chi può si lecca le ferite.
Ore 17,30 una vocina annuncia la ripresa della circolazione. Peccato, non vedevo l’ora che aprisse la salumeria per comprarmi una mezza frizzante ghiacciata.
A Torino il treno arriverà alle 18,20 circa. Ad attendere i passeggeri con oltre tre ore di ritardo non c’è nessuno. Nessuna assistenza e per gli assetati ci sono i bar della stazione che vendono tutto rigorosamente a prezzo maggiorato. Insomma per Trenitalia è tutto regolare, questo è lo standard della mobilità via treno in Italia.
E se qualcuno, rigorosamente fermo in treno, sente il bisogno di rilassarsi con una bella lettura stimolante può approfondire la questione leggendosi l’ultimo rapporto di Pendolaria, la storica campagna di denuncia di Legambiente dedicata ai treni regionali e locali, al pendolarismo e alla mobilità urbana, nata per contribuire a creare un trasporto ferroviario regionale e locale moderno, per città meno inquinate e più vivibili.










