Porta Palazzo e il caldo: come si sono difese altre città (e quanto costerebbe farlo a Torino)

La proposta delle Sentinelle Salvacibo di Eco dalle Città Aps — due tensostrutture ombreggianti sui due spicchi sud di piazza della Repubblica, verso via Milano, eventualmente solo nei mesi estivi — non è un'idea isolata. Diverse città, soprattutto nel sud Europa, si sono già confrontate con lo stesso problema: come proteggere spazi pubblici molto frequentati dal caldo estremo, senza stravolgerne in modo permanente l'aspetto

Porta Palazzo e il caldo: come si sono difese altre città (e quanto costerebbe farlo a Torino)

La proposta per Torino delle Sentinelle Salvacibo di Eco dalle Città Aps – due tensostrutture ombreggianti sui due spicchi sud di piazza della Repubblica, verso via Milano, eventualmente solo nei mesi estivi – non è un’idea isolata. Diverse città, soprattutto nel sud Europa, si sono già confrontate con lo stesso problema: come proteggere spazi pubblici molto frequentati dal caldo estremo, senza stravolgerne in modo permanente l’aspetto. Vale la pena guardare a cosa hanno fatto altrove, con quali materiali, e con quale spesa.

Il problema: piazze che diventano forni
Le temperature fino a 45 gradi all’ombra misurate nei giorni scorsi a Porta Palazzo non sono un caso isolato tra le grandi aree mercatali europee esposte al sole per l’intera giornata. Il fenomeno è aggravato dall’effetto “isola di calore urbana”: grandi superfici pavimentate, poca vegetazione, edifici che trattengono il calore. In un mercato all’aperto, a differenza di una strada qualunque, il problema si somma alla permanenza prolungata di lavoratori e clienti nello stesso punto per ore. Inoltre temperature così elevate favoriscono la degradazione più rapida della merce venduta.

Il modello leggero: Siviglia
È il riferimento esplicitamente citato dalle Sentinelle Salvacibo. Il Comune andaluso gestisce da anni un piano di “entoldado” del centro storico: teli tecnici tesati su cavi d’acciaio, montati stagionalmente su una trentina tra strade e piazze, rimossi a fine estate. Non si tratta di un’opera edilizia, ma di un sistema removibile che non altera in modo permanente lo spazio pubblico — lo stesso principio richiamato per Porta Palazzo. Il Comune di Siviglia ha un contratto quadriennale (2025-2029) da 1.703.228,50 euro per fornitura, installazione e manutenzione di circa 30 strade della rete cittadina.

Un modello leggero “in corso d’opera”: Valencia
Un caso ancora più recente, letteralmente di questi giorni, è quello di Valencia: il 29 luglio 2026 il Comune ha installato i primi teli ombreggianti nelle piazze di España e América, dopo un’estate che ha portato la provincia a registrare le temperature più alte d’Europa (43,9 gradi a Xàtiva). Non si tratta però di un intervento isolato, ma del primo passo di un progetto pilota: le due piazze fanno da “laboratorio” per uno studio di quattro mesi che analizzerà piazze e strade in tutti i quartieri della città, valutando anche i costi di ogni fase — installazione, montaggio, smontaggio, stoccaggio e pulizia dei teli — con l’obiettivo di arrivare a un regolamento comunale che stabilisca criteri omogenei per il futuro. I teli sono posizionati nei punti di sosta e attraversamento pedonale più esposti, non sull’intera piazza, la stessa logica mirata della proposta avanzata per i due spicchi sud di Porta Palazzo. In parallelo, Valencia sta integrando anche soluzioni vegetali: la riqualificazione di piazza Sant Agustí prevede oltre 300 mq di pergole ombreggianti insieme alla piantumazione di 69 nuovi alberi — un promemoria che le coperture artificiali funzionano meglio se affiancate, non sostituite, dal verde.

I materiali giusti: non tutte le coperture “fanno ombra” allo stesso modo
Pannelli pieni e non ventilati possono peggiorare la situazione invece di migliorarla. I sistemi usati a Siviglia si basano su tessuti tecnici microforati (la gamma più diffusa è nota commercialmente come Soltis), che bloccano fino al 95-96% dei raggi UV lasciando però circolare l’aria sotto il telo, evitando l’accumulo di calore. Le fibre più comuni sono poliestere ad alta tenacità rivestito in PVC o acrilico tinto in massa; per soluzioni più durature si usano membrane in PTFE, come nei grandi progetti architettonici. Anche il colore del tessuto ha un ruolo: le tonalità chiare riflettono meglio la radiazione solare, quelle scure filtrano una percentuale maggiore di raggi ma si scaldano di più in superficie.

Temporanea e removibile: come si fa in pratica
Per restare fedeli all’idea di un intervento stagionale e reversibile — più semplice da autorizzare su una piazza storica come quella di Porta Palazzo — il sistema più diffuso prevede teli tesati tra punti di ancoraggio fissi (cavi d’acciaio inox tra pali, o tra facciate di edifici dove possibile), con basi a terra zavorrate anziché cementate: nessun foro nella pavimentazione, installazione e rimozione rapide a inizio e fine stagione calda. Esistono anche varianti avvolgibili, manuali o motorizzate, che restano montate ma si arrotolano in caso di vento forte o fuori stagione: più pratiche, ma con un costo e una manutenzione meccanica maggiori. Per uno spazio pubblico molto frequentato come Porta Palazzo, in ogni caso, il dimensionamento di cavi e ancoraggi richiede il calcolo di un ingegnere strutturista, soprattutto per la resistenza al vento.

Quanto potrebbe costare
Sulla base dei costi indicativi delle tensostrutture tecniche removibili — generalmente tra 60 e 120 euro al metro quadro tra materiali e installazione — e prendendo come riferimento il piano di Siviglia (1,7 milioni di euro per un’intera rete di una trentina di strade e piazze su un contratto di quattro anni), un intervento limitato alle due porzioni di piazza indicate nella proposta potrebbe collocarsi, in via del tutto indicativa, tra le poche centinaia di migliaia di euro e circa un milione, a seconda della superficie effettiva coperta e della soluzione tecnica scelta. Sono cifre da considerare come un primo ordine di grandezza: per poter avere una stima realistica servirà “cominciare a discuterne”.

Benefici dell’intervento
Un intervento di questo tipo, del resto, porterebbe benefici non solo in termini di comfort termico: una piazza più ombreggiata tende a restare frequentata più a lungo, con ricadute dirette sulle vendite degli ambulanti e, per chi lavora ai banchi per l’intera giornata, significa minore esposizione a rischi per la salute legati al caldo estremo. Se realizzata con criteri di reversibilità come nei casi esteri citati, una soluzione del genere potrebbe anche diventare un banco di prova replicabile per altri mercati e spazi pubblici torinesi esposti alla medesima problematica, soprattutto se integrati con interventi di forestazione urbana e depavimentazione. Risolvere il problema del caldo nelle città con i soli condizionatori -quando accessibili- significa abbandonare gli spazi pubblici urbani, la socialità e la vita pubblica. L’ombreggiamento determina non solo una riduzione della temperatura nelle ore di maggior soleggiamento, ma, riducendo la temperatura delle superfici, ne mitiga l’effetto riscaldante anche nelle ore serali, favorendo la frequentazione e le attività dei cittadini.

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