ENEA: consumi di petrolio in calo, ma la transizione energetica italiana rallenta

L'Analisi ENEA sul primo semestre 2026 evidenzia una riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2, ma anche un allontanamento dagli obiettivi di decarbonizzazione al 2030. Cresce la domanda di elettricità, aumenta l'utilizzo del gas per la generazione e prosegue l'espansione di eolico e fotovoltaico

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Nel primo semestre del 2026 i consumi di petrolio sono diminuiti di quasi il 4% sia in Italia sia nell’Unione europea. Secondo l’ultima Analisi ENEA del Sistema energetico italiano, dopo l’inizio della crisi dello Stretto di Hormuz il calo dei consumi nel settore dei trasporti è stato però più contenuto nel nostro Paese rispetto alla media europea: -1,5% contro -5,5%.

La diminuzione complessiva dei consumi petroliferi italiani è stata determinata soprattutto dal forte ridimensionamento della domanda della petrolchimica, mentre il comparto dei trasporti ha risentito in misura minore dell’aumento dei prezzi dei carburanti.

Emissioni in calo, ma il traguardo del 2030 si allontana

Nel semestre i consumi energetici complessivi sono diminuiti del 2% in Italia, a fronte di una riduzione dell’1,5% nell’Unione europea. Anche le emissioni di CO2 sono diminuite, ma meno rispetto alla media europea: -2% contro -3%.

Secondo ENEA, questo andamento rende ancora più difficile il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). Per rispettare il target di decarbonizzazione al 2030, l’Italia dovrebbe ora ridurre le emissioni di circa il 6% all’anno.

L’istituto segnala inoltre un peggioramento dell’indice ISPRED, che misura l’andamento della transizione energetica nazionale, sceso del 25% a metà 2026.

Cresce la domanda di elettricità e aumenta l’utilizzo del gas

La domanda di energia elettrica è aumentata del 2,5%, registrando la crescita più elevata degli ultimi dieci anni. Questo incremento ha comportato un maggiore ricorso al gas naturale per la produzione di elettricità, con consumi in aumento del 4,4%.

Le fonti rinnovabili hanno continuato a crescere, ma nel complesso solo di poco più dell’1%, poiché l’espansione di fotovoltaico (+19%) ed eolico (+16%) è stata compensata dal forte calo della produzione idroelettrica.

A maggio eolico e fotovoltaico hanno coperto il 33% della domanda elettrica nazionale, un nuovo massimo storico che ha contribuito ad aumentare sensibilmente le ore con prezzi dell’energia pari a zero sul mercato all’ingrosso: 88 ore nel primo semestre 2026, contro le 20 dello stesso periodo del 2025.

Prezzi dell’energia in aumento dopo la crisi di Hormuz

L’analisi evidenzia anche un forte aumento dei prezzi dell’energia sui mercati europei, accentuato dalla crisi dello Stretto di Hormuz.

Nel primo semestre il prezzo del greggio è aumentato del 27%, mentre tra marzo e giugno l’incremento ha raggiunto il 50%. Gli aumenti si sono riflessi sui carburanti: tra marzo e maggio il prezzo medio del gasolio è cresciuto del 23% in Italia e del 28% nell’Unione europea.

Rialzi significativi hanno interessato anche il gas naturale e l’energia elettrica, mentre il maggiore fabbisogno di produzione termoelettrica ha rallentato il riempimento degli stoccaggi di gas in vista della prossima stagione invernale.

Industria e sicurezza energetica

Secondo ENEA, gli effetti della crisi energetica iniziano a riflettersi anche sul sistema produttivo europeo. La produzione industriale ha continuato a diminuire nei primi mesi dell’anno, in particolare in Germania, mentre in Italia il costo delle importazioni nette di energia tra marzo e aprile è aumentato di oltre 3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2025.

L’istituto osserva tuttavia che gli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz sui mercati energetici sono stati inferiori alle attese grazie al ricorso alle scorte e al rallentamento della domanda cinese di petrolio e gas.

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