L’ultima in ordine di tempo è stata la Società Italiana di Medicina Ambientale a condividere le richieste di posticipare l’avvio dell’anno scolastico a causa del caldo. Ma le richieste sono arrivate da più parti, più al centro sud che al nord, dove il caldo estremo ha allentato la presa da tempo. Sul tema abbiamo intervistato Franco Lorenzoni, ex maestro elementare che ha fondato ad Amelia la Casa-laboratorio di Cenci, un centro di sperimentazione educativa.
C’è una forte pressione a favore di un prolungamento delle vacanze scolastiche e di ritardare l’inizio della scuola in ragione del caldo. Che ne pensi?
Penso che sia una cosa da esaminare regione per regione, anzi soprattutto comune per comune. Ci possono essere situazioni estreme, sicuramente in Sicilia o Sardegna, così come situazioni particolari degli spazi scolastici. Credo però che bisognerebbe fare un grandissimo sforzo per finanziare attività scolastiche fatte in altri luoghi. Potrebbe essere l’occasione come fu, e purtroppo fu mancata, quando c’è stato il distanziamento per il Covid, in cui si pensò che si può fare scuola anche in altri spazi. Tutti dicevano bisogna stare a distanza, bisogna stare all’aperto, bisogna stare in spazi diversi da un’aula chiusa e stretta… e invece si è fatto pochissimo.
Queste occasioni sarebbero ottime per ripensare la questione dei luoghi educativi, nel senso di usare altri spazi oltre quelli dell’aula, sia le scuole che hanno spazio verde o cortili o aule all’aperto. Quello che non mi convince è che l’emergenza invece di essere motivo per ripensare delle cose di lungo periodo, viene affrontata nel peggiore dei modi.
Ho letto che circa il 90% delle aule non ha l’aria condizionata e si sta pensando, a parte le scuole di montagna, di finanziare progressivamente tutte. Inevitabile?
No, è evitabile se c’è questa attenzione al cambiamento degli spazi. Le scuole devono tutte avere degli spazi esterni abitabili, l’aria condizionata secondo me va messa solo nei luoghi in cui veramente si superano certe temperature.
Spazi esterni coperti da qualche tenda?
Anche. Dove l’hanno fatto ha avuto un grande successo. Per esempio a Roma, a Torbellamonaca hanno fatto delle aule all’aperto in una scuola. Chiaro che l’utilizzazione di spazi esterni si può fare dove è stata già pensata, ma forse se una scuola non ci ha mai pensato non so se si riesce. Io vorrei dedicare l’anno a Greta Thunberg perché 8 anni fa si era seduta sui gradini del Parlamento svedese e aveva detto esattamente quello che sta succedendo in modo drastico. Purtroppo il suo meraviglioso sciopero internazionale è stato l’unico sciopero studentesco contemporaneo in più di 100 paesi e nazioni, poi c’è stato il Covid che ha rotto tutto, però siamo ancora lì. Il tema è quanto le generazioni adulte se ne freghino del futuro e quindi dei figli e quindi delle nuove generazioni.
Tornando a questioni più immediate e concrete, nella prima fase dell’anno scolastico un orario limitato alle 11-11.30 avrebbe senso?
Può avere senso per i ragazzi, non per i bambini, perché le famiglie devono organizzarsi. Vedo le grandi difficoltà che hanno le famiglie dopo il 15 giugno e lo stesso a settembre, in queste settimane qua. Bisognerebbe fare un finanziamento straordinario di tutte le attività educative extrascolastiche…
Chi glielo deve dare? Il ministero?
Certo, il ministero e i comuni, anche se i comuni a livello economico stanno male. Comunque, per finire… stamattina ho fatto un corso con degli insegnanti, che sono preoccupatissimi perché al sud oggettivamente c’è ancora un caldo infernale. La prima cosa che mi è venuta in mente nell’immediato è stata niente grembiuli, vestiti più leggeri possibile per i bimbi.










