La sfida di Alberto e Tahzeeb di So.De per contrastare lo spreco alimentare e decarbonizzare la logistica a Milano

SoDe è il primo servizio di delivery etico, sostenibile e solidale in cargo bike in Italia, nato nel 2021 a Milano grazie a un crowdfunding civico con 550 donatori. Il progetto contrattualizza in modo tutelato i propri corrieri - almeno il 30% dei quali con storie di fragilità, tra migranti, rifugiati, persone con disabilità e giovani NEET - fornendo mezzi e formazione professionale. Oggi conta 26 dipendenti e ha effettuato più di 250.000 consegne etiche per oltre 40 clienti

Da cinque anni le cargo bike di So.De. Social Delivery sfrecciano tra le strade di Milano con l’obiettivo di decarbonizzare la logistica (quello che gli addetti ai lavori chiamano ‘ultimo miglio’) e per sottrarre alla logica dello sfruttamento un settore, quello del delivery, in mano a poche piattaforme digitali che privilegiano il profitto a discapito dei diritti dei lavoratori.

Nato a gennaio 2021 da quella fucina di idee che è Magma Impresa Sociale nei sui primi cinque anni di vita ha collezionato molti premi, l’ultimo qualche giorno fa a Torino dove hanno vinto il Premio Future4Cities 2026 nella categoria “lavoro” con la seguente motivazione:

”SoDe è il primo servizio di delivery etico, sostenibile e solidale in cargo bike in Italia, nato nel 2021 a Milano grazie a un crowdfunding civico con 550 donatori. Il progetto contrattualizza in modo tutelato i propri corrieri – almeno il 30% dei quali con storie di fragilità, tra migranti, rifugiati, persone con disabilità e giovani NEET – fornendo mezzi e formazione professionale. Oggi conta 26 dipendenti e ha effettuato più di 250.000 consegne etiche per oltre 40 clienti”.

Ma il lavoro di So.De non si ferma alla sola decarbonizzazione infatti le loro biciclette non trasportano solo pacchi e pacchetti ma anche cibo, cibo salvato prima che diventi un rifiuto dando un contributo concreto a contrastare la povertà alimentare a Milano. Insomma il loro lavoro è prezioso anche sul fronte del contrasto allo spreco alimentare.

Per capire meglio cosa è e cosa fa So.De e conoscere alcuni dei protagonisti di questa avventura abbiamo intervistato Alberto Baroni e Tahzeeb Mukhtar, rispettivamente dispatcher dell’Hub di via Calatafini e corriere impegnato sul fronte del contrasto allo spreco alimentare.

Ciao Alberto, mi hanno detto che fai il dispatcher ma non so proprio che figura professionale sia?

Molto semplicemente il dispatcher è il coordinatore dei corrieri, è un ruolo di controllo, infatti in inglese si può dire sia dispatcher che controller, organizza i turni, organizza quello che devono fare i corrieri e poi controlla che vada tutto bene, si interfaccia anche con i clienti in caso di problematiche.

Quali sono i clienti di SoDe?

SoDe rispetto alle altre aziende di logistica in cargo bike ha un animo un po’ diverso perché fa sia la parte più commerciale, quindi clienti come Ikea, Coop, piccoli negozietti in città, alcuni studio di avvocati, Eataly e poi c’è anche una parte molto più nobile che è quella di recupero alimentare. Senza dimenticare i progetti sociali volti a contrastare il disaggio giovanile.

Come venite percepiti?

Con stupore. Quando consegniamo spesso c’è un feedback diretto delle persone e diciamo che molti sono stupiti perché in Italia e a Milano non c’è ancora l’abitudine nel vedere queste tipologie di mezzi che trasportano cose e soprattutto se queste sono voluminose. Dopo lo stupore c’è felicità, perché si rendono subito conto che puntiamo all’integrazione di persone con fragilità e grande attenzione all’ambiente.

Senza dimenticare la soddisfazione da parte del cliente. Su questo abbiamo anche dei dati che lo attestano, in quanto alcuni nostri clienti raccolgono feedback dai loro rispettivi clienti. Ad esempio su Ikea abbiamo i feedback migliori, tra i feedback migliori di tutti i servizi delivery a livello mondiale in puntualità e non danneggiamento dei pacchi.

Anche sui clienti medio piccoli, quelli con cui mi interfaccio più di frequente, c’è molta soddisfazione perché comunque riusciamo a garantire flessibilità e puntualità e poi, come dicevo prima, non danneggiamo praticamente nulla anche cose molto delicate.

Invece lato recupero alimentare, lì si creano i legami più belli perché spesso consegniamo le eccedenze sempre nei soliti posti e quindi si crea proprio un rapporto non dico amicale perché un po’ troppo, però di fiducia tra i corrieri e appunto chi recupera e quindi anche lì diciamo che i feedback sono molto positivi.

Cosa ti ha portato a lavorare per SoDe?

Quasi tre anni fa stavo studiando all’università e mi piaceva molto il mondo della bicletta. Ho iniziato a frequentare l’attivismo milanese legato al mondo sicurezza stradale e bici e poi ho conosciuto una ragazza che lavorava per SoDe e ho iniziato a frequentare una ciclofficina popolare. Conoscendo meglio questa ragazza ho approfondito meglio anche la conoscenza su Sode. Appena c’è stata l’opportunità ho iniziato un lavoro part time con loro mentre frequentavo l’università e poi piano piano sono aumentate le ore fino a diventare un full time.

Il tuo lavoro ti porta a confrontarti tutti i giorni con le strade di Milano quindi una domanda è d’obbligo, anzi due. Cosa pensi della mobilità dolce a Milano ovvero la città è attrezzata con delle infrastrutture adeguate per reggere sempre più persone che si muovono in bici? E poi, in base alla vostra esperienza lavorativa, ci sono infrastrutture tali da permettere anche il trasporto di oggetti via bici e quindi di potenziare in teoria questo modo di fare logistica?

Faccio una premessa. Non mi piace molto il termine mobilità dolce, preferisco usare il termine mobilità attiva perché il termine dolce agli occhi di alcune persone può rendere tutto un po’ riduttivo. Milano secondo me è in una fase di grandi cambiamenti e questo lo dimostra anche il numero di persone che va in giro appunto in bici con monopattini o con mobilità alternativa rispetto al trasporto pubblico locale e alle automobili e che sono in continuo aumento.

Sicuramente negli ultimi anni c’è stato un cambiamento dell’approccio da parte della giunta e dei municipi, un’attenzione sempre maggiore a questo tema. Negli ultimi due anni, ad esempio, quando vengono fatti dei lavori quasi sempre viene predisposta una modifica infrastrutturale delle strade per aumentare i percorsi ciclabili o in alternativa ciclo pedonali. Detto questo purtroppo manca qualcosa. Non è tutto bello. In questi ultimi 15 anni di giunte di centro sinistra si poteva fare molto molto di più, lo dimostrano altre città a cui spesso Milano si paragona, le capitali europee come si dice, città come Londra, Parigi, Barcellona che negli ultimi 15 anni sono cambiate totalmente e hanno raggiunto numeri di utilizzo di bici molto maggiori. Uno dei problemi principali a Milano è che a volte le ciclabili non vengono fatte bene perché non sono pensate come percorsi di spostamento primario o lavorativo, ma vengono pensate più come scampagnata quasi, quindi spesso ci sono dei tragitti molto curvilinei che passano da una via all’altra e questo aumenta le tempistiche e le difficoltà di chi usa la bici. Oltre a questo spesso le ciclabili non sono connesse tra loro e questo è un peccato perché conviene farne magari meno, ma tutte connesse piuttosto che a pezzi qui e lì, perché non fa percepire sicurezza a chi ha appena iniziato a usare la bici e quindi non si sente sicuro. Mancano molto le infrastrutture legate al parcheggio delle bici, però si sta andando sicuramente nella giusta direzione.

Invece rispetto alla seconda domanda più legata alle consegne, sicuramente c’è aumento di consegne in cargo bike ma più del 50% dei pacchi consegnati quotidianamente a Milano sono di piccole dimensioni, quindi potrebbero essere consegnate tranquillamente in bicicletta, e questo non avviene. Diciamo che qui c’è una responsabilità da parte di chi sviluppa e mette in pratica le politiche urbane sulla mobilità, dovrebbe puntare più in quella direzione, limitando magari l’ingresso di camion e furgoni in alcune aree della città o dando fasce orarie più limitanti in modo da ridurre il traffico.

E infine un ruolo importante è quello delle aziende che spesso non si fidano delle cargo bike perché vengono viste come meno efficienti quando in realtà, soprattutto in aree densamente abitate come Milano, è un sistema molto più efficiente di quello classico e anche spesso più sicuro.

Quindi sì, ci sono ampi margini di miglioramento, sicuramente mancano i parcheggi per le cargo perché semplicemente non esistono stalli dove fermarsi e bisogna un po’ arraggiarsi e quello è molto limitante. Un altro problema è anche la dimensione di alcune ciclabili perché vengono fatte molto strette e, per esempio, con mezzi più grossi come tricicli diventa impossibile utilizzarle, però detto questi limiti infrastrutturali i margini di potenzialmente miglioramento ci sono decisamente.

I vostri mezzi quanto possono trasportare?

Se parliamo di peso che possono trasportare dipende dall’omologazione del mezzo, i nostri dai 100 ai 150 kg. Se invece parliamo di volumi non c’è un volume preciso spesso dipende un po’ come si riescono a incastrare le cose, però sicuramente oggetti non troppo grossi, però trasportiamo davvero di tutto, da cibo a mobili, a buste, a spese, c’è davvero di tutto.

Parliamo di dati. Quanto trasportate?

Sul recupero del cibo da inizio gennaio a oggi abbiamo trasportato o “salvato” almeno 50 tonnellate di eccedenze alimentari risparmiando 120 tonnellate di CO2.

Invece come consegne in generale, senza pensare solo al recupero alimentare, in un anno consegniamo più o meno 200 mila pacchi in un anno con una media di 300 consegne al giorno con una flotta di 16 mezzi.

So.De è attivo solo a Milano?

Abbiamo aperto un hub a Monza e più avanti sicuramente anche in altre città replicando e mettendoci a disposizione anche per altre iniziative di recupero alimentare e di aiuto alle persone con fragilità. A Monza, abbiamo cominciato le attività tra fine maggio e inizio giugno non tanto per una nostra scelta ma perché un cliente ha insistito sul voler utilizzare il nostro servizio per i suoi punti vendita della città.

Torniamo sul tema dello spreco alimentare. Qual’è Il tuo punto di vista?

Sono una persona che ha sempre partecipato a iniziative sociali e attivismo, e quindi nella scelta di lavorare in un’azienda come questa ha inciso molto l’aspetto sociale e le iniziative collegate ai vari progetti. Alcune volte sono azioni faticose perché ci sono giri anche pesanti, però sono felice di farle. Viviamo in un paradosso perché di solito quando ci sono tante consegne da fare sul fronte del recupero vuol dire che va bene dal punto di vista economico ma meno per l’ambiente e per le persone, perché significa che c’è tanta richiesta di cibo. Ritengo che le azioni a contrasto dello spreco alimentare siano fondamentali perché sono troppe le tonnellate di cibo che vengono sprecate.

Dopo aver ascoltato Alberto ora la parola passa a Tahzeeb Mukhta, originario del Pakistan e da più di due anni si è specializzato nel trasporto delle derrate recuperate nei vari progetti dove è coinvolto So.De.

Ciao Tahzeeb. La prima domanda è d’obbligo: quale percorso ti ha portato a lavorare per So.De?

Vengo la Pakistan. Dopo un viaggio molto lungo (tre anni, nda) sono arrivato in un centro di accoglienza in Italia. Poi attraverso una collaboratrice del Progetto Arca sono stato presentato a SoDe. E ora sono con loro da circa due anni. Per la precisione due anni e un mese.

Che lavoro fai?

Faccio consegne. Per esempio stamattina ho cominciato consegnando alla Fondazione IBVA. In realtà ogni mattina comincio facendo consegne per loro. Ogni mattina prendo le eccedenze alimentari dalla grande distribuzione, il cibo dai supermercati, e li porto ai tre hub di Solidando. Poi consegno anche in altro hub di distribuzioni alimentari in zona Loreto e alla Caritas Parrochiale della Parrocchia di Santa Maria Assunta.

A questi si aggiungono dei recuperi presso Milano Ristorazione, principalmente frutta, verdura e pane. Solo quest’anno da loro ho recuperato con la cargo bike 172 kg di pane e 684 kg di frutta e verdura.

In media quanti chilometri fai al giorno?

Beh è una bella domanda. 60? 70 km? Dipende dalle giornate.

Com’è guidare una cargo bike in giro per Milano?

Secondo me guidare una cargo bike a Milano è comodissimo. Meglio se è elettrica.

Cosa significa per te recuperare le eccedenze alimentali e portarle a chi è in difficoltà?

Sono contento quando faccio queste cose e ci sono sempre tante cose da imparare. Ogni giorno trovo e parlo con persone nuove e imparo cose nuove. Sono contento quando faccio le consegne perché sono utile alle altre persone. Quando recupero e raccolgo tanto, la cargo bike è pesante ma mi sento felice perché rendo felici altre persone. Sono molto felice.

Ci sono delle differenze tra il Pakistan e l’Italia nel rapporto tra le persone e il cibo?

Qui è tutto diverso rispetto al nostro Paese. In Pakistan non ho visto lo stesso tipo di società che c’è qui in Italia. Il rapporto che le persone hanno col cibo secondo me è migliore qui perché si fanno lavori come il mio. In Italia si recupera il cibo per aiutare le persone in Pakistan no.

Tra le varie attività di recupero e distribuzione che fa So.De c’è il progetto Alleanza Antispreco. Ti è mai capitato di fare recuperi all’Ortomercato?

Sì ma è diverso dai recuperi che faccio normalmente. Le quantità che vengono recuperate sono enormi. Tutti usano furgoni e possono trasportare molta più roba. Ma io preferisco la cargo bike e non ho tanta paura. Anche se a Milano c’è tanto traffico io preferisco muovermi con la cargo. Per me è più comodo e pratico muoversi con la cargo che con un furgone.

Quando vado all’Ortomercato poi porto il cibo a organizzazioni e associazioni che non hanno le possibilità di andarlo a prendere. E quando non vado all’Ortomercato recupero nelle mense delle scuole Bocconi e Colletta. Quest’anno solo dalle mese delle scuole della zona 4 e 5 ho recuperato più di 500 kg di frutta e quasi 200 kg di pane.

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