L’economia circolare può diventare uno degli strumenti per rafforzare la competitività dell’industria europea e ridurre la dipendenza dalle risorse esterne. Perché questo potenziale si traduca in un vantaggio economico, tuttavia, è necessario sviluppare un mercato più integrato delle materie prime seconde, capace di mettere in relazione la disponibilità dei materiali riciclati con le esigenze delle filiere produttive.
È il tema al centro dello studio “Una nuova politica industriale europea per l’economia circolare”, realizzato da TEHA Group con CONAI e presentato a Ecomondo il 3 novembre, dopo un’anteprima a Cernobbio. Il rapporto analizza il contributo economico del riciclo e individua alcune priorità per rendere più competitivo il sistema europeo, superando gli ostacoli che ancora limitano l’impiego delle materie prime seconde nei processi industriali.
I numeri restituiscono la dimensione del settore: secondo lo studio, la filiera europea del riciclo genera ogni anno un impatto economico di 555 miliardi di euro, con 222 miliardi di valore aggiunto e oltre 3 milioni di posti di lavoro. A questi risultati si aggiunge il potenziale legato all’utilizzo delle materie prime seconde nelle principali filiere manifatturiere analizzate, che potrebbe abilitare ulteriori 325 miliardi di euro di fatturato.
Anche il riciclo degli imballaggi produce ricadute che superano la gestione dei rifiuti. Per ogni euro investito nella raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi in Europa, il rapporto stima la generazione di 1,66 euro di benefici economici, ambientali e sociali.
Italia sopra la media Ue, ma l’obiettivo 2030 resta distante
Nonostante il potenziale economico, la diffusione dell’economia circolare procede ancora lentamente. Nel 2024 il tasso di utilizzo circolare dei materiali nell’Unione europea si è fermato al 12,2%. L’Italia registra una performance migliore, con un valore del 21%, ma il risultato resta distante dall’obiettivo del 24% fissato dalla Commissione europea per il 2030.
Per raggiungere il traguardo, il nostro Paese dovrebbe quasi raddoppiare il tasso attuale nei sei anni successivi. A frenare il percorso è anche il disallineamento tra domanda e offerta di materie prime seconde, che rende difficile garantire alle imprese una disponibilità adeguata di materiali riciclati a condizioni competitive.
Il problema riguarda anche il confronto con le materie prime vergini e con i materiali riciclati provenienti da Paesi extra Ue. Lo studio evidenzia una contraddizione nel sistema europeo: l’Unione continua a importare materiali riciclati da Paesi esterni e, allo stesso tempo, a esportare rifiuti. Una dinamica particolarmente evidente nella filiera delle plastiche.
I cinque pilastri per un mercato europeo delle materie prime seconde
Per superare queste criticità, il rapporto propone la costruzione di un mercato europeo delle materie prime seconde più integrato, attraverso un modello fondato su cinque pilastri e su un insieme di fattori trasversali.
Il primo riguarda il disegno del mercato, con l’obiettivo di superare le attuali asimmetrie e sostenere l’utilizzo di materiali riciclati europei e le relative filiere. Il secondo è rappresentato dalla governance e dal quadro normativo: lo studio indica la necessità di garantire coerenza e interoperabilità tra i sistemi nazionali, senza introdurre un’armonizzazione che possa penalizzare la competitività industriale.
Un altro elemento centrale è costituito da standard, qualità e fiducia, condizioni necessarie per favorire il riconoscimento delle materie prime seconde e il loro impiego nei processi produttivi. Il quarto pilastro riguarda la scala industriale, la finanza e gli investimenti, con particolare attenzione alla cooperazione tra pubblico e privato e al sostegno dei progetti industriali.
Il quinto ambito è quello dell’autonomia strategica e del commercio, per ridurre la dipendenza europea dalle risorse esterne e trattenere nel continente una quota maggiore di materiali e valore economico.
A questi cinque pilastri si aggiungono i fattori abilitanti trasversali: energia, dati e innovazione, competenze e accettazione sociale. Elementi che, secondo il modello proposto, devono accompagnare lo sviluppo del mercato e la diffusione dell’economia circolare.
Il confronto a Ecomondo sulle politiche industriali europee
La presentazione dello studio è stata al centro dell’evento “Circular Economy Act: sfide, opportunità e implicazioni per il packaging europeo”, organizzato nel pomeriggio del 3 novembre, giornata di apertura di Ecomondo, nella sala Ravezzi 1.
Il confronto ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni europee e italiane, del mondo industriale e dei sistemi di responsabilità estesa del produttore. Tra gli interventi quelli di Eric Mamer, direttore generale della Direzione generale Ambiente della Commissione europea, e Pierfrancesco Maran, presidente della Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo.
La presentazione del rapporto è stata curata da TEHA e da Simona Fontana, direttrice generale di CONAI. Alla tavola rotonda hanno partecipato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Massimo Milani, segretario della Commissione Ambiente della Camera dei deputati, e Tullio Patassini, capo della Segreteria del presidente della Commissione Attività produttive della Camera.
Il punto di vista dei sistemi europei di responsabilità estesa del produttore è stato rappresentato da Hester Klein Lankhorst, amministratrice delegata di Verpact, organizzazione che gestisce la responsabilità estesa del produttore per gli imballaggi nei Paesi Bassi, e da Monika Romenska, direttrice Public Affairs di EXPRA, alleanza internazionale dei sistemi Epr per il recupero e il riciclo degli imballaggi. Le conclusioni sono state affidate a Laura D’Aprile, capo dipartimento Sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Nel corso dell’incontro, Pierfrancesco Maran ha sottolineato la necessità di fare in modo che la transizione ecologica rafforzi anche il sistema industriale europeo. Per raggiungere questo obiettivo, ha evidenziato, è essenziale costruire un’alleanza tra legislatori, imprese, autorità locali e cittadini, il cui contributo è determinante per il funzionamento dei sistemi di raccolta e riciclo.
Anche Ignazio Capuano, presidente di CONAI, ha richiamato il ruolo strategico delle materie prime seconde. Secondo Capuano, il loro impiego può rafforzare le filiere produttive, rendere più sicuri gli approvvigionamenti e valorizzare le risorse già disponibili in Europa, contribuendo contemporaneamente alla riduzione delle emissioni climalteranti.
Per trasformare questa opportunità in un vantaggio competitivo, ha aggiunto il presidente di CONAI, servono un mercato capace di mettere in relazione domanda e offerta, regole chiare e investimenti in grado di accompagnare la crescita industriale.



