Con l’entrata in vigore, dal 12 agosto 2026, delle nuove disposizioni europee che includono le capsule monodose tra gli imballaggi soggetti alla responsabilità estesa del produttore, torna al centro dell’attenzione il tema della gestione del fine vita di questi prodotti. Un tema che riguarda un mercato particolarmente diffuso in Italia, dove ogni anno vengono immesse tra 4,5 e 5 miliardi di capsule per il caffè, pari a circa 50 mila tonnellate di rifiuti complessivi tra contenitore e contenuto.
Il valore del riciclo organico
Secondo Biorepack, le capsule realizzate in bioplastica compostabile rappresentano una soluzione che consente di semplificare la gestione del fine vita. A differenza di altre tipologie di capsule, possono infatti essere conferite insieme al caffè esausto nella raccolta differenziata dell’organico, senza la necessità di separare i materiali.
“Le capsule in bioplastica compostabile rappresentano una soluzione che coniuga funzionalità e qualità. La possibilità di conferire insieme capsula e caffè esausto nella raccolta dell’organico rende più semplice il fine vita del prodotto e consente di valorizzarne tutte le componenti attraverso il riciclo organico”, afferma Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack.
“Il contributo ambientale riflette l’efficienza di questo tipo di applicazione, che è un modello coerente con i principi dell’economia circolare e con gli obiettivi europei di riduzione dei rifiuti destinati a discarica o termovalorizzazione”, aggiunge Pagnozzi.
Una capsula da 3 grammi, 7 grammi di caffè da recuperare
La valorizzazione attraverso il riciclo organico assume particolare rilevanza se si considera la composizione del prodotto. Una capsula pesa mediamente circa 3 grammi, mentre il caffè esausto contenuto al suo interno raggiunge circa 7 grammi.
Attraverso gli impianti di trattamento dell’organico, sia la capsula compostabile sia il residuo di caffè possono essere trasformati in compost, contribuendo alla restituzione di sostanza organica ai suoli e al recupero delle risorse contenute nel rifiuto organico.
Secondo Biorepack, questo modello consente inoltre di ridurre la complessità delle operazioni richieste ai consumatori, favorendo una gestione più efficace del fine vita del prodotto.
Un mercato da miliardi di pezzi
La diffusione delle capsule monodose rende particolarmente rilevante il tema della raccolta e del trattamento. Le stime del settore indicano che circa un terzo del caffè consumato dalle famiglie italiane viene preparato attraverso sistemi a capsule.
I quantitativi in gioco spiegano l’attenzione crescente verso soluzioni che consentano di intercettare e valorizzare correttamente questi flussi di rifiuti. Non a caso, alcuni territori europei stanno introducendo misure specifiche per favorire l’utilizzo di capsule compostabili. Tra questi figurano le Isole Baleari, dove una normativa locale promuove l’impiego di materiali compostabili per ridurre la produzione di rifiuti non riciclabili.
L’importanza del corretto conferimento
Affinché il sistema possa funzionare correttamente, sottolinea Biorepack, resta fondamentale il comportamento dei consumatori. Le capsule certificate in bioplastica compostabile devono essere conferite insieme ai residui di caffè nella raccolta differenziata dell’organico, seguendo le indicazioni previste dai regolamenti locali.
Solo attraverso il corretto conferimento è possibile avviare questi materiali agli impianti di riciclo organico e trasformarli in compost, chiudendo il ciclo di vita del prodotto secondo i principi dell’economia circolare.










