COP27 e cambiamento climatico: da Greenpeace un appello per sostenere i Paesi più vulnerabili

In vista del prossimo vertice ONU sul clima in Egitto, l’associazione chiede più impegno da parte dei Paesi ricchi nei confronti degli Stati e le comunità più colpite e agli stessi governi africani di disinvestire dall’espansione dei combustibili fossili

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COP27 greenpeace
Image by Ulrike Mai from Pixabay

È necessario compiere progressi significativi e positivi nei confronti dei Paesi più colpiti dalla crisi climatica e dai disastri ambientali, sia in termini di giustizia che di supporto economico con impegni finanziari reali. È questa la posizione di Greenpeace rispetto al prossimo vertice sul clima (COP27) in programma nei prossimi giorni in Egitto.
Secondo Greenpeace, il summit dell’ONU sul clima avrà successo solo se saranno stipulati i seguenti accordi:

L’istituzione di un meccanismo di finanziamento delle perdite e dei danni (loss and damage) che sostenga economicamente i Paesi e le comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici;

Garantire che l’impegno preso dagli Stati Uniti per 100 miliardi di dollari, da destinare a misure di adattamento e per aumentare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici, venga attuato e sostenga i Paesi a basso reddito, onorando così l’impegno assunto dai Paesi più ricchi durante la COP26 di raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2025;

– Vigilare affinché tutti i Paesi adottino un approccio di transizione giusta ed equa e un rapido abbandono delle fonti fossili, compresa la cancellazione di tutti i nuovi progetti di sfruttamento dei combustibili fossili, come raccomandato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia;

– Chiarire che il limite di aumento della temperatura media globale di 1,5 gradi entro il 2100 è l’unica interpretazione possibile e accettabile dell’accordo di Parigi. Allineare inoltre a questo obiettivo il phase out globale della produzione e consumo di fonti fossili;

Riconoscere il ruolo centrale della natura in diversi ambiti: nella mitigazione e nell’adattamento, come simbolo culturale e spirituale e come dimora di flora e fauna. La protezione e il ripristino della natura devono essere perseguiti parallelamente all’eliminazione dei combustibili fossili e con la partecipazione attiva delle popolazioni indigene e delle comunità locali.

«Sentirsi al sicuro è vitale per il benessere di tutti e tutte noi e per il Pianeta. Questo dovrebbe essere il senso della discussione di questa COP27. La giustizia climatica, le responsabilità di chi inquina e il supporto finanziario ai Paesi più colpiti dalla crisi climatica passata, presente e futura sono i tre ingredienti fondamentali per il successo del vertice», dichiara Yeb Sano, Direttore Esecutivo di Greenpeace East Asia e Capo della delegazione di Greenpeace presente alla COP27. 

«Questa conferenza è un momento cruciale per ascoltare le voci e risolvere le istanze dei Paesi del sud del mondo, delle popolazioni africane che si stanno ribellando contro gli inquinatori e l’eredità coloniale dell’estrattivismo», afferma Melita Steele, direttrice delle Campagne di Greenpeace Africa. 

Gli stessi governi africani devono andare oltre le loro giuste richieste di finanziamenti per il clima e disinvestire dall’espansione dei combustibili fossili. Secondo Greenpeace questi Paesi dovrebbero promuovere un percorso socio-economico alternativo, basato sull’espansione di energie pulite e rinnovabili, che dia la priorità alla protezione della natura per migliorare il benessere della popolazione africana.

Un briefing dettagliato sulle richieste di Greenpeace alla COP27 è disponibile (in inglese) a questo link