EEA avverte: l’Ue è molto indietro nel dimezzare i rifiuti smaltiti in discarica o negli inceneritori

Negli ultimi 5 anni, la quantità di rifiuti residui Ue che ogni anno va in discarica o negli inceneritori si è stabilizzata a circa 113 milioni di tonnellate, anche se il tasso di riciclo è leggermente cresciuto dal 45% del 2015 al 48% del 2020. Per arrivare a circa 56,5 milioni di tonnellate, come indica l'obiettivo comunitario, l'Unione dovrebbe riciclare circa il 72% dei rifiuti o in alternativa ridurre la quantità di rifiuti generati da circa un terzo

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L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha pubblicato un nuovo briefing che analizza le recenti tendenze dei rifiuti urbani nell’Unione Europea alla luce del raggiungimento di due obiettivi chiave al 2030: l’obbligo per ciascuno Stato membro di riciclare almeno il 60% dei rifiuti urbani e quello di dimezzare quelli residui che vengono conferiti in discarica o negli inceneritori.

Negli ultimi 5 anni, la quantità di rifiuti residui generati ogni anno nell’Ue si è stabilizzata a circa 113 milioni di tonnellate, anche se il tasso di riciclo è leggermente cresciuto dal 45% del 2015 al 48% del 2020. Raggiungere l’obiettivo di dimezzare il residuo entro il 2030, significherebbe ridurne la quantità a circa 56,5 milioni di tonnellate quindi. L’Agenzia avverte che anche se tutti gli Stati membri raggiungessero l’obiettivo vincolante di riciclo del 60% entro il 2030, con le tendenze attuali la quantità di rifiuti urbani residui potrebbe comunque superare gli 80 milioni di tonnellate in quell’anno, mancando l’obiettivo di oltre 23 milioni.

Per raggiungerlo, spiega il briefing, l’Unione dovrebbe riciclare circa il 72% dei suoi rifiuti, o in alternativa ridurre la quantità di quelli generati di circa un terzo e raggiungendo il tasso di riciclo del 60% in tutti gli Stati membri. Il tasso del 72% richiederebbe un miglioramento significativo dei sistemi di raccolta e delle infrastrutture di riciclo, nonché una riprogettazione diffusa dei prodotti di consumo per un riciclo più semplice.

Tuttavia, prevenire in primo luogo la produzione di rifiuti, porterebbe i maggiori benefici per l’ambiente. Ciò richiederebbe, ad esempio, l’aumento della durata di vita dei beni di consumo e la garanzia di un forte sostegno al riutilizzo dei prodotti. La prevenzione tra l’altro è in cima alla gerarchia della gestione rifiuti utilizzata dalle politiche Ue, com’è noto, ma viene scarsamente perseguita. Nonostante i miglioramenti infatti, la quantità di rifiuti urbani generati (sia totali che residui) non è diminuita dal 2015, per questo l’Ue ha sviluppato delle politiche per promuovere il rispetto della gerarchia. Le principali sono il Green Deal europeo (CE, 2019), al piano d’azione per l’economia circolare 2020 (CE, 2020) e la direttiva quadro sui rifiuti (UE, 2018).

Proprio nell’ambito dei primi due, Bruxelles ha recentemente presentato un pacchetto di proposte per rendere le merci sul mercato dell’Ue più sostenibili, circolari ed efficienti dal punto di vista energetico, nonché una nuova strategia per rendere i tessuti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili.