“Restrizioni alle esportazioni di rifiuti extra Ue non possono giustificare l’aumento della capacità di incenerimento” | nuovo studio Zero Waste Europe

Per limitare ulteriormente i rifiuti spediti al di fuori del proprio territorio, l’UE sta valutando l’adozione di nuovi divieti per l’esportazione. L’eventuale eccedenza dovrebbe essere assorbita dalle attività di riciclaggio, prevenzione e riutilizzo. Tuttavia, l’industria dell’incenerimento rifiuti sostiene che potenziali restrizioni all’esportazione porterebbero ad un aumento della necessità della capacità di incenerimento. L'ultimo studio di Zero Waste Europe dimostra che non è così (traduzione di Matteo Paolini)

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Nel 2020 l’Unione Europea ha esportato 32,7 milioni di tonnellate di rifiuti, urbani e non, al di fuori dei suoi confini. Questa quantità impressionante è avvenuta nonostante l’adozione da parte dell’Unione del regolamento sulle spedizioni dei rifiuti (Regolamento 1013/2006) e l’attuazione dei nuovi emendamenti della Convenzione di Basilea: due atti legislativi volti a limitare e controllare le spedizioni in modo sicuro e sostenibile.

Questi rifiuti sono finiti in paesi di tutto il mondo, causando gravi danni ambientali e sanitari quando non sono stati trattati adeguatamente. Per limitare ulteriormente i rifiuti spediti al di fuori del proprio territorio, l’UE sta valutando l’adozione di nuovi divieti per l’esportazione. In questo caso, l’eventuale eccedenza dovrebbe essere assorbita dalle attività di riciclaggio, prevenzione e riutilizzo all’interno dell’UE. Tuttavia, l’industria dell’incenerimento rifiuti sostiene che potenziali restrizioni all’esportazione porterebbero ad un aumento della necessità della capacità di incenerimento.

L’ultimo studio di Zero Waste Europe dimostra che la necessità di un’ulteriore capacità di incenerimento derivante dai nuovi divieti sull’esportazione non è né necessaria né giustificata. La ricerca del network ambientalista e le sue relative conclusioni sono derivate da due possibili opzioni di divieto e dai loro conseguenti scenari (12 in totale):

  • un divieto di esportazione di rifiuti al di fuori dell’OCSE consentirebbe ai rifiuti di continuare ad essere esportati verso paesi OCSE come la Turchia o il Regno Unito, che insieme assorbono attualmente il 52% dei rifiuti esportati dall’UE, ma potenzialmente eliminano i rifiuti che vanno nei paesi del sud-est asiatico come India, Indonesia o Malesia
  • un divieto di esportazione di rifiuti al di fuori dei paesi UE + EFTA, che limiterebbe le esportazioni di rifiuti dall’UE solo verso l’Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, che insieme assorbono solo circa il 10% dei rifiuti dell’UE

Di questi 12 scenari, solo tre contemplano l’invio all’incenerimento di quantitativi superiori agli attuali livelli di incenerimento dei rifiuti urbani. In questi tre scenari, il divieto si applica a tutti i rifiuti che vanno al di fuori dell’UE + EFTA e il tasso di riciclaggio di questi rifiuti, è relativamente basso in caso di rimpatrio. Pertanto, sebbene lo studio sia modellato secondo le proiezioni dell’UE sulla crescita della popolazione, il raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di riciclaggio, i rifiuti residui e la riduzione dei rifiuti creerà una capacità inutilizzata sufficiente per incenerire tutti i rifiuti rimpatriati che non possono essere riciclati nell’UE.

L’aumento massimo del modello è del 13%, che potrebbe essere ancora essere assorbito in capacità inutilizzata negli impianti esistenti; o potrebbe aumentare l’esportazione verso i paesi consentiti, questa è una possibilità non considerata nell’attuale modello.

Incenerimento

Se il tasso di riciclaggio dei rifiuti rimpatriati fosse davvero così basso, altri rifiuti dovrebbero comunque essere ridotti o riciclati per soddisfare gli obiettivi della direttiva quadro sui rifiuti dell’UE, aumentando così ulteriormente la capacità degli attuali impianti di incenerimento. Pertanto, concludiamo che l’attuale capacità di incenerimento dovrebbe essere sufficiente per far fronte ai rifiuti che non verrebbero più esportati.

Tenendo conto di questi attuali risultati, Zero Waste Europe sottolinea con forza che qualsiasi restrizione alle esportazioni di rifiuti non potrebbe giustificare un aumento della capacità di incenerimento dell’UE. Invece, si dovrebbe porre maggiore enfasi sulla prevenzione, la riduzione e il riutilizzo.

Esportazione di rifiuti nell’UE

Nel 2018, la politica nazionale cinese ha fatto luce sul commercio di rifiuti di tutto il mondo, con metà dei rifiuti globali di plastica che in precedenza venivano importati in Cina per essere riciclati. La restrizione imposte dalla Cina ha portato i flussi di rifiuti europei a spostarsi nel sud-est asiatico e in Turchia. Per controllare e monitorare tali spedizioni, l’Unione Europea ha adottato il Regolamento sulle spedizioni di rifiuti (Regolamento 1013/2006) che, insieme alla Convenzione di Basilea, dovrebbe garantire che le spedizioni avvengano in modo controllato e limitato, secondo il principio di prossimità.

Tuttavia, nonostante questa legislazione attualmente in vigore, nel 2020 l’UE ha spedito 32,7 milioni di tonnellate di rifiuti, urbani e non, al di fuori dell’UE. Essendo il flusso di rifiuti più pesante, i rifiuti metallici sono al primo posto (17,4 milioni di tonnellate esportate), seguiti dai rifiuti di carta (6,1 milioni di tonnellate) e dai rifiuti di plastica (2,4 milioni di tonnellate).

Questi rifiuti finiscono nei paesi di tutto il mondo. La Turchia è ora il maggiore importatore di rifiuti dall’UE, infatti, “accoglie” il 40% delle esportazioni europee. Nel decennio 2010-2020, la Turchia ha avuto un incremento del 45% dei rifiuti che, in precedenza, erano destinati alla Cina. In molti paesi l’importazione di rifiuti sta causando gravi problemi all’ambiente e alla salute delle persone, questo perché non vengono trattati adeguatamente.

Figura 1

Un nuovo divieto di esportazione?

Sebbene i dettagli di un potenziale nuovo divieto di esportazione siano ora in discussione a livello europeo, la ricerca di Zero Waste Europe considera due possibili divieti:

  • un divieto di esportazione di rifiuti fuori dall’OCSE
  • il divieto di esportazione di rifiuti al di fuori dei paesi UE + EFTA

La prima opzione consentirebbe di continuare ad esportare i rifiuti nei paesi dell’OCSE come la Turchia o il Regno Unito, ma potenzialmente eliminerebbe i rifiuti destinati all’India, all’Indonesia e al Pakistan (cfr. figura 1). Il secondo limiterebbe le esportazioni di rifiuti dall’UE solo a Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, che insieme assorbono solo il 10% circa delle esportazioni di rifiuti dall’UE. Ai fini della creazione di questi scenari, Zero Waste presuppone che i divieti entrino in vigore già nel 2025 e prevede di anticipare i tonnellaggi nel 2035, anno dell’obiettivo finale indicato nella Direttiva quadro sui rifiuti dell’UE (2018).

Le figure 2 e 3 mostrano gli storici dei tonnellaggi esportati, e quanti di questi sarebbero consentiti esportare rispettivamente verso l’OCSE e l’UE + EFTA e quanto non sarebbe consentito in base ai due possibili divieti. C’è qualche fluttuazione di anno in anno nel tonnellaggio, ma questa è relativamente piccola. Per le proiezioni future, Zero Waste presuppone che, se non venissero introdotti divieti aggiuntivi, continuerebbe ad essere esportata la stessa media di tonnellaggi del periodo 2010-2020.

Zero Waste presume che in futuro verranno esportati un totale di poco meno di 30 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. Nel primo scenario di divieto di esportazione, il 52% di questi rifiuti potrebbe continuare a essere inviato ai paesi dell’OCSE, mentre presume che il 48% di questi rifiuti possa essere rimpatriato nell’UE. Nel secondo scenario di divieto di esportazione, solo il 10% dei rifiuti potrebbe continuare ad essere esportato nei paesi EFTA, mentre il 90% dovrebbe essere rimpatriato. In questo secondo scenario ci si potrebbe aspettare un certo aumento degli attuali tonnellaggi destinati ai paesi EFTA, tuttavia, il modello di Zero Waste non lo ha preso in considerazione perché ritiene che sia improbabile che i paesi EFTA abbiano una significativa capacità aggiuntiva nell’accogliere rifiuti.

Figura 2
Figura 3

Rimpatrio dei rifiuti

Mentre l’UE considera di rafforzare il regolamento sulle spedizioni di rifiuti e di attuare nuovi divieti o restrizioni all’esportazione, Zero Waste cerca di considerare cosa potrebbe accadere ai rifiuti attualmente esportati, che potrebbero essere rimpatriati in futuro, se le esportazioni non fossero più consentite. Nessuno vuole vedere un aumento delle discariche e degli incendi illegali, come è stato registrato in Romania dopo l’entrata in vigore del divieto cinese. È necessario quindi mettere in atto un piano coerente con il raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di riciclaggio, dei rifiuti residui e della riduzione dei rifiuti; questo non si basa interamente sull’incenerimento.

È noto che, storicamente, il riciclaggio di qualità inferiore è stato esportato verso mercati internazionali che avrebbero accettato un contenuto di contaminazione più elevato. Ciò si è ridotto nel tempo, poiché gli importatori di rifiuti come la Cina e altri, sono diventati più severi per quanto riguarda i materiali riciclabili che importano. È probabile che questa tendenza continui anche in futuro. Inoltre, la qualità del riciclaggio differenziato nell’UE dovrà migliorare in futuro per raggiungere gli obiettivi di riciclaggio, migliorando così anche la qualità delle esportazioni.

Pertanto, Zero Waste presume che la maggior parte dei rifiuti rimpatriati che sono attualmente esportati per il riciclaggio, venga riciclata all’interno dell’UE. Tuttavia presuppone una certa variazione in base al tipo di materiale, come mostrato nella tabella 1. Inoltre, presume che tutti i rifiuti rimpatriati non riciclati siano inceneriti e che i rifiuti residui attualmente esportati abbiano la stessa sorte se rimpatriati.

Tabella 1

Al fine di determinare il potenziale tasso di riciclaggio futuro dei rifiuti rimpatriati che sono attualmente esportati dall’UE, è stato considerato il tasso di riciclaggio attuale di ciascun materiale:

  • il valore medio della carta si basa sulla statistica CEPI 2019 “il riciclo della carta in Europa ha raggiunto il livello record del 72% nel 2019
  • Il valore medio della plastica si basa su un calcolo del Parlamento europeo che mostra che il 32,5% della plastica viene riciclata nei paesi dell’UE
  • il valore medio del metallo è leggermente inferiore all’attuale tasso di raccolta dell’alluminio dell’UE, pari all’85% e alla pari con il tasso di riciclaggio delle lattine di alluminio, che è del 75%
  • il valore medio del vetro si basa sulla statistica FEVE “il tasso medio di raccolta per il riciclaggio degli imballaggi in vetro è cresciuto al tasso record del 76% nel 2017

Lo scenario Low si basa quindi sull’idea che i rifiuti attualmente esportati siano di qualità inferiore rispetto a quelli riciclati nell’UE. Quindi non è riciclabile o contiene elevate quantità di contaminazione da altri materiali, come se il materiale esportato come carta e cartoncino contenesse effettivamente metallo e plastica. Questo potrebbe essere risolto se i rifiuti venissero rimpatriati e il materiale di bassa qualità e non riciclabile venisse incenerito piuttosto che riciclato.

Tuttavia, poiché altri paesi stanno già limitando l’importazione di riciclaggio di bassa qualità, i processi di cernita all’interno dell’UE stanno migliorando. Questo processo dovrà continuare a migliorare per raggiungere futuri obiettivi di riciclaggio elevati, con tutti i materiali riciclabili selezionati correttamente e tutti i materiali non riciclabili destinati all’inceneritore (o alla discarica). Pertanto, lo scenario di riciclaggio elevato presuppone che qualsiasi contaminazione costituita da altro materiale riciclabile venga smistata correttamente e riciclata, ad esempio qualsiasi metallo o plastica attualmente esportato come contaminazione all’interno della carta verrebbe innanzitutto smistato correttamente e verrebbe riciclato nell’UE. Inoltre, con l’attuazione della responsabilità estesa del produttore (EPR) e gli elevati obiettivi di riciclaggio, gli imballaggi, in particolare gli imballaggi in plastica, dovranno diventare più riciclabili di quanto non lo siano attualmente. Ci sarebbe ancora del materiale di bassa qualità che non è riciclabile, che verrebbe nuovamente selezionato e incenerito se fosse lasciato nell’UE, anziché essere esportato.

La posizione esatta in cui ci troveremmo all’interno di questo intervallo dipenderebbe dall’accuratezza dello smistamento e dalla qualità dei risultati di smistamento nel momento in cui il divieto entra in vigore, nonché dallo stato dei mercati globali dei materiali. Se altri paesi allentano nuovamente le loro regole di esportazione, potremo dirigerci verso lo scenario di esportazione basso; se l’attuale traiettoria, in termine si mercati dei materiali e qualità del riciclo continua, potremmo essere più vicini allo scenario High.

Fine della prima parte (ndr).