Giacomo Negri (Milano in Comune)

Candidato al Consiglio comunale di Milano nella lista Milano in Comune

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Giacomo Negri

Perché sono candidato. Sono candidato per il consiglio comunale con Milano in Comune perché, se da una parte penso che in questi ultimi dieci anni la nostra città abbia fatto notevoli passi in avanti, dall’altra sono convinto che questo processo di crescita abbia lasciato indietro moltissime persone e che il successo e l’attrattività di alcune zone siano stati in parte costruiti con poca considerazione e sulle spalle di chi, con le proprie attività lavorative e di studio, garantisce giorno dopo giorno che Milano sia quella che conosciamo.

I processi di cambiamento della città devono essere progettati avendo sempre come guida l’interesse collettivo, non il profitto di grandi fondi di investimento, il che non significa rifiutare in toto capitali privati, ma imporre linee di indirizzo molto chiare. Il diritto a un alloggio dignitoso, ad esempio, non può essere lasciato nelle mani del mercato: con migliaia di persone a rischio sfratto nei prossimi mesi servono misure molto più incisive e una forte volontà politica.

A Milano c’è una diffusa necessità di spazi pubblici e di verde e con la crisi climatica che bussa quotidianamente alle nostre porte serve ripensare il territorio urbano come un prezioso bene comune, abbandonando le logiche che ci hanno fin qui portato ad accontentarci di piccoli interventi frutto delle concessioni derivanti da trasformazioni urbanistiche fortemente invasive.

Credo che la pandemia abbia fatto luce sull’insostenibilità del cosiddetto modello Milano, dal punto di vista sociale e ambientale. Se da un lato c’è chi vorrebbe proseguire come se nulla fosse, dall’altro in questi mesi sono spuntate corsie ciclabili, sicuramente da estendere, non si sono fermate le battaglie per difendere spazi verdi e diritto alla casa, sono cresciute esperienze di mutualismo e di presidi sanitari diffusi, spesso partendo da realtà sociali ancora oggi sotto minaccia di sgombero, ed è per provare a dare forza a questi cambiamenti necessari che metto a disposizione il mio tempo e le mie energie.

Sono molto legato alla mia città e penso che servano coraggio e radicalità per portare alla luce tutta la sua bellezza, che spesso rimane inespressa o nascosta.

“Per me la politica È: io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane. Fuori di questo agire collettivo non saprei fare politica”

PIETRO INGRAO

Ambiente

Mai come durante i lunghi mesi delle restrizioni dovute alla pandemia da Coronavirus ci siamo accorti quanto gli spazi pubblici e i parchi in particolare siano una componente fondamentale per garantire la vivibilità dei contesti urbani e il benessere di cittadine e cittadini.

A Milano abbiamo una quota pro capite di verde per abitante nettamente inferiore a quelle delle altre grandi città europee, perciò, a maggior ragione, non possiamo permetterci di tornare alla cosiddetta normalità pre-Covid e dobbiamo prendere di petto la crisi climatica con scelte coraggiose e radicali. In questo senso la trasformazione degli scali ferroviari rischia di essere una gigantesca occasione mancata, sia dal punto di vista ambientale, con quote di verde residuali rispetto a quanto sarebbe necessario, sia dal punto di vista sociale, con il social housing, inaccessibile a larghe fasce della popolazione, che, anziché essere una misura tra le tante, diventa l’unica risposta ai bisogni abitativi delle persone che vivono e lavorano in città.

Lo stadio di San Siro è un altro esempio di come la speculazione finanziaria e l’interesse privato cerchino di guidare la trasformazione urbanistica della città. Dobbiamo impedirlo, perché non possiamo permetterci di consumare un solo metro quadro di suolo in più e a Milano non abbiamo certo bisogno di altri centri commerciali o di grattacieli per uffici, perdipiù costruiti con capitali dalla provenienza opaca.

Rispetto alla mobilità, sembra si sia già esaurita la spinta che aveva portato a tracciare nuovi percorsi ciclabili nei mesi scorsi: bisogna assolutamente continuare a incentivare la mobilità dolce, sottraendo spazio alle auto. Ne va ovviamente della nostra salute, sia dal punto di vista dell’incidenza delle malattie respiratorie sia rispetto alla formazione di isole di calore, ma anche della serenità con cui viviamo la nostra città. ATM deve rimanere saldamente in mano pubblica ed è necessario bloccare il prezzo dei biglietti, rinunciando a nuove grandi opere in project financing, che appesantiscono oltre misura il bilancio comunale, ed estendendo Area C. Il trasporto pubblico è un servizio che riveste il massimo interesse per la collettività e che pertanto deve essere il più accessibile possibile; credo pertanto che una quota sempre maggiore del suo bilancio debba essere coperta dalla fiscalità generale: ancora una volta giustizia ambientale e sociale si intersecano. 

Casa

Tra pochi giorni a Berlino, contestualmente alle elezioni tedesche, si svolgerà un referendum consultivo sulla possibilità di espropriare appartamenti ai danni di grandi società immobiliari, come strumento in mano pubblica per regolare il mercato del mattone e garantire il diritto alla casa.

Il Sole 24 Ore sostiene che si tratti di una misura che spaventerà l’imprenditoria e che di fatto si rivelerà controproducente rispetto alle sue stesse finalità. Ma quale valore reale hanno per la nostra società gli investimenti immobiliari? Quale tasso di innovazione e sostenibilità ambientale portano? Il mercato allo stato attuale garantisce alle persone il diritto a un alloggio dignitoso? È accettabile che singole società di investimento siano in grado di condizionare l’intero mercato dell’affitto? 

A Milano, diversamente dal caso tedesco, non ci sono multinazionali con portafogli da migliaia e migliaia di appartamenti, ma l’allineamento da questo punto di vista con alcune grandi capitali europee potrebbe essere questione di tempo. Peraltro, seppur in un contesto differente, l’articolo 12 del regolamento edilizio del Comune, approvato nel 2014 e credo mai applicato, permette di attribuire una destinazione pubblica a edifici privati abbandonati da almeno cinque anni, nel solco di quanto prevede la Costituzione all’articolo 42.

L’ascesa apparentemente inarrestabile dei prezzi delle case nella nostra città denuncia l’assoluta urgenza di politiche coraggiose che mettano le persone prima dei profitti, specialmente quando parliamo di diritti fondamentali come quello all’abitare

Non si tratta di impedire a un piccolo proprietario di un paio di appartamenti, di cui uno magari ereditato dalla nonna, di disporre come crede di ciò che gli appartiene. 

Sono le istituzioni pubbliche che devono farsi carico di garantire a chiunque il diritto a un alloggio dignitoso, tassando lo sfitto e i grandi proprietari, alzando gli oneri di urbanizzazione, limitando il mercato delle locazioni brevi, riconvertendo uffici a funzione abitativa, spingendo sul canone concordato, incentivando progetti di autorecupero e ristrutturazione, rimettendo in sesto il patrimonio di edilizia residenziale pubblica. 

Continuare a puntare solo su incentivi statali sui mutui con lo scopo di innalzare le possibilità di spesa delle persone, per cercare di adeguarle a questo mercato immobiliare, non farà altro che gonfiare ancora di più una bolla che danneggia la stragrande maggioranza delle persone.

“The purpose of housing management in a market economy is not housing but business. This contradiction can only be resolved by separating the provision of housing from market logics.”

Biografia

Giacomo Negri, 32 anni, sposato con Valeria da quattro anni e papà di Giorgio e Camilla, maturità classica al liceo Carducci nel 2007 e laurea magistrale in matematica in Bicocca nel 2013, dopo un semestre Erasmus a Madrid. Suono la batteria e adoro la musica, soprattutto rock, jazz e classica. Leggere e viaggiare con lo zaino in spalla senza un piano preciso sono le cose che preferisco fare quando ho tempo (e soldi).

Ho lavorato per meno di un anno per una società di consulenza, dalla quale mi sono licenziato per andare a insegnare alle superiori matematica e fisica: un mestiere che amo e che finalmente, dopo sette anni di precariato e un concorso vinto lo scorso anno, esercito da docente di ruolo.

Ho cominciato a fare politica nei comitati per Pisapia, nel 2011. Nel 2013 mi sono iscritto al PD, uscendone poi nella primavera 2015, in dissenso con le scelte nazionali. Ho aderito immediatamente a Possibile, di cui sono stato uno fino a due anni fa uno dei portavoce milanesi.

Sono stato scout nell’Agesci, nel Milano 20, dal 1995 al 2010, pur essendo ateo, arrivando a fare anche il capo, convinto che avessi molto da restituire a una comunità che mi aveva accolto e aiutato a crescere.

Ho svolto numerose attività di volontariato, tra cui le più significative sono state in Albania, con bambini di strada, in Sicilia, a lavorare in un bene confiscato alla mafia, in Ghana, dove ho insegnato in una scuola rurale, e ad Atene, Ventimiglia e Samo, in contesti differenti ma sempre riconducibili alle persone richiedenti asilo e alla loro libertà di movimento negata.

Sono socio Arci e di Medici Senza Frontiere.

Credo fortemente nella responsabilità individuale e nell’importanza che possono rivestire le scelte di ciascuno di noi, conscio del fatto che solo uniti riusciremo a cambiare questo mondo. Potresti dire che sono un sognatore, ma non sono l’unico.

“Per me politica è: io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane. Fuori di questo agire collettivo non saprei fare politica.” Pietro Ingrao.