La raccolta differenziata a Pechino negli ultimi sei anni

Il tasso di riciclo dei rifiuti urbani ha raggiunto il 43%, e aveva già centrato nel 2025 l'obiettivo del XIV Piano Quinquennale. Il rimanente, pari a circa 17.000 tonnellate al giorno di indifferenziato, alimenta gli impianti di incenerimento con recupero energetico, di cui abbiamo parlato. L'umido diventa biogas e fertilizzante. Il Ministero delle Abitazioni e dello Sviluppo Urbano-Rurale punta a portare il tasso di riciclo delle città cinesi oltre il 76% entro il 2030

Ogni giorno a Pechino si raccolgono in media oltre 9.166 tonnellate di materiali riciclabili. E questo numero colpisce, se si pensa che sei anni fa erano un terzo. Le autorità municipali lo hanno diffuso il 25 maggio, all’apertura della settimana nazionale di sensibilizzazione, ed è il primo dei numeri con cui hanno riassunto i sei anni della raccolta differenziata nella capitale cinese.

Il tutto parte in tempi molto recenti, quando nel 2020 arriva l’attuale regolamento della gestione dei rifiuti urbani. Lo schema è a quattro frazioni: riciclabili nel contenitore blu, umido nel verde, rifiuti pericolosi nel rosso, indifferenziato nel grigio. Non bidoni sotto casa, ma postazioni condominiali: Pechino ritira i contenitori dai pianerottoli e li concentra in 55.000 punti di conferimento, censiti uno per uno da una piattaforma digitale che traccia quantità, orari di svuotamento e percorsi dei mezzi. Le quattro frazioni non si ricongiungono più dopo il conferimento: ogni frazione ha i propri camion e i propri impianti di destinazione. E a garantirlo c’è una regola che responsabilizza i gestori dei complessi residenziali: se un bidone arriva contaminato (plastica nell’umido, per fare un esempio) l’azienda di trasporto ha l’obbligo di rifiutare il ritiro, e il contenuto va nuovamente cernito prima di ripresentarlo.

Per il residente la parte più visibile e più importante dell’evoluzione riguarda i riciclabili. Il canale più antico è il raccoglitore ambulante, una figura che si intravede ancora oggi tra le strade di Pechino: passa per i cortili su un motocarro elettrico, compra dai residenti cartone, bottiglie e vecchi elettrodomestici, pesa tutto con la bilancia a mano e paga.

Oggi convive con due canali ufficiali. Il primo è il modello «a sacco unico»: carta, plastica e contenitori del delivery puliti si consegnano insieme, a un prezzo unico. Il secondo sono i cassonetti intelligenti, che pesano il materiale e accreditano i soldi direttamente sul telefono. Il rapporto di lavoro del governo municipale, presentato a gennaio 2026, prevede di estenderli a tremila complessi residenziali entro l’anno.

È necessaria una premessa per leggere bene i numeri: i riciclabili non finiscono nei camion della nettezza urbana. Viaggiano su una rete tutta loro, fatta di punti di raccolta, stazioni di trasferimento e centri di selezione. Per questo il comunicato statistico municipale, quando conta i rifiuti trattati dalla città, elenca due sole voci: indifferenziato e umido. Dentro quel conteggio, che riguarda appunto indifferenziato e umido, il carico giornaliero è sceso da 27.700 a 21.600 tonnellate in sei anni, oltre il 20% in meno.

Il tasso di riciclo dei rifiuti urbani, secondo i dati delle autorità, ha raggiunto il 43%, e aveva già centrato nel 2025 l’obiettivo del XIV Piano Quinquennale. Il grosso, circa 17.000 tonnellate al giorno di indifferenziato, alimenta gli impianti di incenerimento con recupero energetico, di cui abbiamo parlato nella puntata precedente. L’umido diventa biogas e fertilizzante.

C’è anche una parte del bilancio che le stesse autorità presentano come lavoro aperto. Il dossier più importante. L’umido raccolto è raddoppiato, ma è ancora troppo poco rispetto a quello che le famiglie producono davvero: gran parte degli scarti di cucina finisce ancora nel bidone dell’indifferenziato, e da lì all’inceneritore. Basta guardare la sera dentro i bidoni di un complesso qualunque per accorgersi che c’è ancora bisogno di un lavoro di sensibilizzazione. La Commissione municipale per la gestione urbana non lo nasconde. Anzi, la priorità dichiarata per i prossimi anni non è infatti ampliare gli impianti, ma “la formazione dell’abitudine” dei residenti: responsabilità più stringenti per amministratori e condomini, incentivi economici a chi organizza bene la raccolta. Le multe previste dal regolamento restano in secondo piano rispetto agli incentivi, e chi viene sanzionato può evitare la multa partecipando ad attività di comunità sulla differenziata: un ulteriore modo per sensibilizzare.

E il quadro nazionale spinge nella stessa direzione: il Ministero delle Abitazioni e dello Sviluppo Urbano-Rurale punta infatti a portare il tasso di riciclo delle città cinesi oltre il 76% entro il 2030. Per Pechino significherebbe quasi raddoppiare. Gli impianti, la logistica e la piattaforma digitale ci sono già. Il margine che resta sta quasi tutto davanti al bidone, nel gesto di chi separa. E quello non si costruisce per decreto: si coltiva con il tempo, tra campagne di sensibilizzazione, incentivi e abitudini che si formano piano piano. È il lavoro che la città si è data per i prossimi anni.

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