Pubblicate le nuove linee guida europee Pums 3.0

Rappresentano una svolta significativa nella politica europea di mobilità urbana. Dovrebbero essere diffusamente studiate e approfondite non solo da amministratori e tecnici pubblici e privati che si occupano di Piani urbani della Mobilità sostenibile ma anche dall'opinione pubblica per essere più aperta mentalmente a nuove sfide

Pums

Mentre sono ancora molte le città italiane dove non si sono ancora conclusi i lavori stradali finanziati con i fondi del Pnrr per realizzare, per esempio, nuove linee di trasporto pubblico o piste ciclabili che per mesi interi hanno stravolto la vita di residenti e commercianti alimentando polemiche e proteste, nello scorso mese di giugno sono state pubblicate dalla Commissione europea le nuove linee guida per lo sviluppo e l’attuazione dei Piani urbani della Mobilità sostenibile (Pums).

Redatte anche questa volta da Rupprecht Consult GmbH, società tedesca specializzata nel settore, tali linee guida, giunte alla loro terza edizione, rappresentano una svolta significativa nelle politiche europee di mobilità urbana e saranno determinanti per contribuire ad avere in Europa città e aree metropolitane meno stritolate dalla morsa del traffico autoveicolare, più inclusive e meno energivore dal punto di vista trasportistico, quindi più vicine alla neutralità climatica.

Le linee guida Pums nel dettaglio

Per quanto fossero state già preannunciate, per la loro redazione è stato determinante il nuovo regolamento europeo 2024/1679 sulle Reti transeuropee di trasporto (Ten-T). Come ricorderanno i lettori di Eco dalle Città, tale regolamento, entrato in vigore il 18 luglio 2024, ha rafforzato il peso dell’Ue nelle politiche urbane di mobilità, individuando “431 nodi urbani” in Europa, di cui 50 in Italia, quali punti chiave di interconnessione tra la mobilità urbana e metropolitana e il trasporto a lunga distanza di persone e merci.

Tali nodi urbani hanno l’obbligo di dotarsi, entro il 2027, di un Pums redatto secondo nuovi requisiti, oppure di adeguare quello in corso, se esistente, sulla base delle indicazioni contenute nei piani di attuazione e del supporto tecnico e metodologico fornito, nel caso italiano, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, deputato allo scopo dalla Commissione europea.

Ma non solo. La terza edizione delle linee guida pone maggiore peso sulla governance, l’implementazione, il monitoraggio e la capacità istituzionale delle pubbliche amministrazioni, sottolineando che la trasformazione efficace della mobilità dipende dalla leadership e dalla capacità di governance: fondamentalmente, la pianificazione tecnica da sola è insufficiente senza strutture istituzionali in grado di sostenere il cambiamento a lungo termine.

Dove sta allora il problema? Che i Pums non solo bisogna farli e farli bene, senza scopiazzare o farli con il copia e incolla, ma poi bisogna approvarli e, cosa determinante, bisogna necessariamente darne attuazione. Redigere un Pums che rimane nei file del Pc per anni non serve a nessuno.

La situazione in Italia

Secondo i dati aggiornati al 2025 dell’Osservatorio nazionale Pums di Euromobility, in Italia risultavano a quella data 217 Pums di cui 68 ancora in redazione, 50 adottati e 99 approvati. Meno della metà di tutti i Pums esistenti. In due anni la situazione sarà migliorata? Di sicuro, ma per essere in regola con quanto richiesto da Bruxelles l’Italia deve ancora pedalare.

Una determinante mano d’aiuto può venire sempre dalla terza edizione delle linee guida, che mette a disposizione degli interessati tutta una serie di documenti tecnici di lavoro preesistenti che dovrebbero essere già noti dagli addetti ai lavori. La lista dei link non è statica ma è in continuo aggiornamento.

In conclusione le nuove linee guida dei Pums rappresentano una svolta significativa nella politica europea di mobilità urbana. Dovrebbero essere diffusamente studiate e approfondite non solo da amministratori e tecnici pubblici e privati che si occupano di piani della mobilità sostenibile urbana e metropolitana ma anche dall’opinione pubblica, specie quella italiana che è a forte dipendenza dall’auto privata, per essere tutti più aperti mentalmente a nuove sfide. Ci riusciremo?

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