Rete ONU rinnova il suo board. Nuove sfide e nuovi scenari per gli operatori italiani dell’usato

Alessandro Stillo: “Il riutilizzo è il cardine di un'economia circolare e sostenibile che assicuri una corretta transizione ambientale. Sempre crescente il gradimento dei giovani per il riuso”

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Rete ONU, l’Associazione degli operatori italiani dell’usato e del riutilizzo, ha rinnovato il proprio board e le proprie cariche sociali. Alessandro Stillo, esponente del comparto dei mercati storici, è stato confermato alla Presidenza. Alessandro Giuliani, rappresentante dell’usato conto terzi, è invece stato nominato Portavoce. Il rappresentante dei comparti vulnerabili, Mauro Fedele, è stato nominato Tesoriere. Gli altri membri del nuovo board sono Renato Conca (comparto cooperative), Karin Bolin (comparto indumenti usati) Filippo Di Giovanni (comparto ambulanti), Giorgio Bertolino (comparto elettrodomestici), Aleramo Virgili (comparto soggetti vulnerabili) e Pietro Luppi in qualità di Direttore del Comitato Scientifico. E’ stato inoltre attivato un Comitato Tecnico-Legale, diretto da Sebastiano Marinaccio, che supporterà il board nelle presa delle decisioni. Gianfranco Bongiovanni è stato confermato Segretario della rete.

“Il riutilizzo è il cardine di un’economia circolare e sostenibile che assicuri una corretta transizione ambientale” dichiara il Presidente Alessandro Stillo “e ha bisogno di una rivoluzione culturale nell’approccio da parte delle istituzioni e della politica, che sostenga il sempre crescente gradimento e sensibilità di consumatrici e consumatori, in particolare giovani. Garantire ed estendere una seconda e una terza vita ad abiti, oggetti, arredi, beni durevoli in genere abbassa drasticamente il dispendio energetico e la produzione di co2 e permette una fondamentale riduzione dei rifiuti che noi produciamo quotidianamente”.

“Il mondo dell’usato e del riutilizzo deve affrontare una gran quantità di nuove sfide” ha spiegato il portavoce di Rete ONU Alessandro Giuliani. “Il nostro settore economico garantisce la rimessa in circolazione di almeno 500.000 tonnellate annue di beni di seconda mano e impiega circa 100.000 addetti. Numeri importanti che a volte non sono tenuti nella debita considerazione dai decisori pubblici, e che sono destinati ad aumentare vertiginosamente grazie alla sempre maggiore sensibilità dei giovani consumatori a tutto ciò che è ecologico e sostenibile. Ma il settore deve essere normato e, in virtù dei nascenti regimi di responsabilità estesa del produttore, dovrà confrontarsi non più solo con le istituzioni pubbliche e le aziende di igiene urbana ma anche con gli esponenti del mondo dell’industria che hanno la responsabilità di finanziare ed organizzare le filiere del recupero. Gli addetti del settore dell’usato italiano desiderano entrare nei nuovi scenari con un ruolo da protagonisti”.