Velo-City Rimini un successo, ma in Italia cultura della ciclabilità deve ancora crescere

1.500 partecipanti provenienti da 60 Paesi, 400 speaker intervenuti in 80 sessioni, 100 espositori. Questi i numeri confermati della conferenza internazionale sulla mobilità ciclistica Velo-City 2026, tenutasi con successo dal 16 al 19 giugno scorsi a Rimini, dopo 35 che mancava dall'Italia. Solo 70 Comuni del nostro paese però hanno partecipato alla conferenza, segnale di come la cultura della ciclabilità come modalità di trasporto non sia ancora matura in Italia

Velo-City Rimini un successo, ma in Italia cultura della ciclabilità deve ancora crescere

1.500 partecipanti provenienti da 60 Paesi, 400 speaker intervenuti in 80 sessioni, 100 espositori. Questi i numeri confermati della conferenza internazionale sulla mobilità ciclistica Velo-City 2026, tenutasi con successo dal 16 al 19 giugno scorsi a Rimini che con la FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) ha sostenuto energicamente la candidatura della città romagnola tra tutte le altre concorrenti, consentendo al Summit mondiale delle politiche ciclabili di ritornare per la prima volta in Italia dopo l’edizione del 1991 alla Fiera di Milano.

A Rimini, un mondo di persone provenienti da tutto il mondo, impegnate ogni giorno in ogni settore della ciclabilità urbana, del cicloturismo e dell’intermodalità, dalla ricerca e dal mondo accademico al governo del territorio, dalla produzione di beni e prestazione di servizi alla comunicazione, dalla salute all’inclusione fisica e sociale e all’associazionismo, hanno dato vita all’atteso appuntamento di European Cyclists’ Federation, titolare del marchio Velo-City.

L’evento, prima biennale a partire dal 1980 dove si tenne per la prima volta a Brema, poi annuale a partire dal 2009, rappresenta un momento di incontro, confronto, formazione e scambio per fare meglio e di più sul fronte della mobilità in bicicletta.

Il ritorno in Italia dopo 35 anni è stata anche l’occasione per favorire la partecipazione di italiani, tanto relatori quanto visitatori, al fine di consentire loro di intervenire, conoscere attività e buone pratiche e confrontarsi direttamente con il resto del mondo. Portare il Velo-City in Italia è stato appagante da questo punto di vista: tra tutti gli abstract pervenuti, sono stati ammessi una cinquantina di relatori italiani, un numero certamente importante se si pensa che nelle passate edizioni, per contarli, erano sufficienti le dita di una mano.

Ci saranno altrettanti numeri nelle future edizioni? Si spera di si, se Rimini sarà servita ad accendere i fuochi. Negli anni l’Italia è stata spesso assente o poco rappresentata al Velo-City, sia per i costi di partecipazione che non invogliano, salvo che non ci siano forti e consolidate convinzioni a sostenere spese di trasferta non di poco conto, sia per la conoscenza dell’inglese poco diffusa nel nostro Paese. Al Velo-City manca la traduzione simultanea che specie alcuni italiani tra il pubblico avrebbero gradito quest’anno.

Meno successo ha avuto, ma non certo per sua responsabilità, l’operazione voluta e condotta per la prima volta al Velo-City dalla FIAB – che aveva un posto nel comitato organizzatore e che ha svolto il ruolo di Direttore del Programma – di favorire la massima partecipazione dei circa 8.000 Comuni italiani dell’ANCI, riservando loro condizioni estremamente vantaggiose per partecipare alle 4 giornate della Conferenza: 1 ingresso gratuito per un politico o un amministrativo e 5 ingressi dimezzati. Solo 70 Comuni italiani hanno approfittato di questa opportunità di assoluto interesse e nemmeno tutti sono stati presenti per l’intera durata della Conferenza. Questo è un segnale di come la cultura della ciclabilità come modalità di trasporto non sia ancora matura in Italia.

Ma ci sono state ovviamente anche molte notizie positive. Tra queste la presenza al Velo-City, per la prima volta in assoluto, della Calabria nella zona espositiva, con uno stand della “Ciclovia dei Parchi della Calabria”. Una ciclovia nata per iniziativa dell’assessorato regionale all’Ambiente e divenuta in pochi anni già molto frequentata e recensita che mette a sistema un itinerario su strade minori, secondarie e poco trafficate tanto da avere un asse ciclabile nord-sud di 545 km che attraversa 4 parchi della Regione: Nazionale del Pollino, Nazionale della Sila, Naturale regionale delle Serre e Nazionale dell’Aspromonte. La Regione ha quindi delegato il Parco Nazionale del Pollino alla gestione dell’intera ciclovia, già tabellata come percorso EuroVelo 7 ed in attesa di certificazione. Una realtà tutta da scoprire!

Nel corso della conferenza è stato inoltre annunciato che le Regioni Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Calabria sono entrate a far parte del Coordinamento nazionale della rete EuroVelo in Italia coordinata da FIAB e che il prossimo anno la Conferenza europea sul cicloturismo e su EuroVelo si terrà a Trieste dal 29 settembre al 1° ottobre. Per quanto la lingua ufficiale della conferenza sarà l’inglese è auspicabile che tutte le Regioni che fino giugno di quest’anno sono state impegnate nella progettazione ed esecuzione lavori delle Ciclovie turistiche nazionali del Sistema Nazionale finanziato con fondi statali e del PNRR, e che al Velo-City sono state inspiegabilmente assenti, partecipino alla conferenza di Trieste del prossimo autunno per fare rete e per iniziare a confrontarsi con il resto d’Europa.

Articolo precedente2,4 milioni di famiglie in povertà energetica: da Torino le proposte per l’energia accessibile
Articolo successivoRoma, bollino rosso per il caldo fino al 24 giugno