ViviBalon si trasforma: ‘Solo così riusciamo ad aiutare gli invisibili durante l’emergenza’

L’Associazione ViviBalon si accoda alla carovana di Eco dalle Città e così è possibile aiutare quelli più difficili da raggiungere come chi vive negli insediamenti informali ai margini di Torino

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Non sempre gli aiuti alimentari riescono a raggiungere tutti quelli chi ne hanno bisogno. La crisi economica generata dal Coronavirus ha fatto emergere una nuova povertà e il numero di chi è in difficoltà è cresciuto in maniera esponenziale.

Ne sanno qualcosa Salvatore Planeta e Cristina Grosso dell’Associazione ViviBalon che, nella vita pre Covid si occupavano di organizzare e gestire il Barattolo (il mercato del Libero Scambio in via Carcano a Torino), mentre oggi si sono dovuti reinventare per aiutare chi dei loro soci e non è rimasto fuori dalla gara di solidarietà che sta vedendo il terzo settore barcamenarsi per tappare i buchi di un sistema di aiuti improvvisato.

La colpa non è del Comune, della Regione o dell’Unione europea, il virus ha colpito all’improvviso e tutti stanno facendo del loro meglio ma c’è sempre qualcuno che rimane indietro, che resta invisibile semplicemente perché già emarginato. Tra loro ci sono nomadi, sinti e rom che vivono al di fuori di quel fragile sistema di protezione che la nostra società ha creato.

Per questo motivo ViviBalon si è aggregata con i propri mezzi e capacità alla carovana di Eco dalle Città che tutti i giorni prova a moltiplicare la solidarietà per portare cibo e speranza dove è più difficile arrivare.

Il mercato del libero scambio di Vivi Balon è chiuso dal 9 marzo. Io e Salvatore – racconta Cristina – abbiamo pensato a come aiutare gli operatori che al sabato e alla domenica vengono in via Carcano a guadagnarsi qualche soldo. Ci siamo messi a disposizione della Città di Torino come volontari, mettendoci tempo e mezzi per raggiungerli. Abbiamo scritto a Giusta, il nostro assessore di riferimento, un progetto con all’interno un elenco e una mappatura di tutti quelli difficilmente raggiungibili dagli snodi. Come chi vive nei vari insediamenti rom disseminati ai confini della città e che in sostanza rappresentano l’anima dell’attività di libero scambio”.

“Dopo un po’ di tempo dalla Città – prosegue Salvatore – arriva solo l’autorizzazione a poter poter circolare. Così siamo andati negli insediamenti per capire quali erano i bisogni più urgenti. Siamo stati in via Traves, corso Grosseto, via Germaniano, via Poma, strada del Drosso e tanti altri posti. La richiesta principale èil cibo. Ma per loro accedere attraverso il canale ufficiale predisposto dal Comune è quasi impossibile perché non hanno un indirizzo di residenza e sono sprovvisti di documenti. Insomma – conclude – sono gli ultimi e i più complicati da raggiungere.

Salvatore parla della estrema difficoltà di inserirli nei canali ufficiali di aiuto predisposti dal Comune e dalla Protezione civile e quindi “ci siamo interfacciati con Paolo Hutter e Eco dalle Città mettendo a disposizione i nostri mezzi, furgoni e camioncini per l’azione di recupero del cibo che stanno effettuando al CAAT e da Battaglio. Così – continua Salvatore – siamo riusciti a distribuire il cibo anche ai rom negli insediamenti ai margini della città”.

“In tutto questo stiamo anche facendo quello in cui siamo bravi, il libero scambio. Nel senso che girando tra i vari punti di distruzione del cibo ci siamo resi conto che alcuni avevano del surplus, quindi abbiamo attivato la nobile arte del baratto scambiando il cibo secco con il fresco. In questo modo siamo riusciti creare più di novanta buste viveri distribuite ad altrettante famiglie negli insediamenti sparsi per la città”.

“Ora siamo nella fase di ricerca di benefattori, chiamiamoli così, persone che possano regalare del cibo così da raccoglierlo, stoccare e portarlo a queste persone che sono molto in difficoltà. Ovviamente – precisa Salvatore – parliamo di quelli che sfuggono e non riescono a rientrare nella rete solidale ufficiale: gli invisibili. Con questo non voglio dire che la Città di Torino non vuole aiutarli, ci mancherebbe e non avrebbe senso, ma semplicemente non ce la fa per una serie infinita di difficoltà. Per ora siamo riusciti a fare tre passaggi per ogni insediamento. Ci è capitato anche di distribuire del cibo che aveva superato di qualche giorno la data della famosa scritta ‘da consumarsi preferibilmente entro il’. Cibo che in alcuni posti viene messo in un angolo perché ritenuto un rifiuto ma che in realtà rifiuto non è”.

A Cristina chiediamo da quanto tempo hanno cominciato questa nuova attività. Ci risponde che ViviBalon si è “aggregata ai carri di Eco dalle Città il venerdì prima di Pasqua quindi siamo nella terza settimana di attività. In questo periodo mi ha colpito la quantità di frutta e verdura che sarebbe finita al macero e tra i rifiuti. Tutto cibo buono che, grazie al recupero, sta permettendo a centinaia di persone di superare questo momento difficile. Ovviamente questo è un ragionamento che va aldilà del Covid”.

Cristina e Salvatore sanno benissimo che non si tratta solo di recupero. Nella carovana messa in piedi da Eco giocano un ruolo importante le donazioni dei privati ed è la stessa Cristina a ringraziare “la Coop di corso Bergio che, attraverso Enrico Nada, con dei buoni spesa ha donato pasta, cibo, fagioli, ceci, latte e biscotti, insomma beni a lunga conservazione. Questo cibo lo abbiamo unito con quello che scambiamo con le parrocchie di don Roberto, don Luca di via Moterosa, della chiesa di Maria Ausiliatrice e altre e così siamo riusciti a garantire cibo a quasi cento famiglie per questa settima”.

“Oggi (ieri, ndr) abbiamo ricevuto la donazione da parte di Alfredo Mancino di 800 uova fresche. Senza dimenticare – aggiunge Salvatore – i grossisti del CAAT e Battaglio che stanno donando ogni giorno e tutti i giorni. Donazioni importati che ci permettono di arrivare a persone che probabilmente sarebbero state escluse”.

Le azioni vanno al di là della mera ridistribuzione ed è difficile per le persone ignorare la socialità. “Con Giulio Barone di Eco dalle Città – racconta Salvatore – siamo andati due volte alla mensa di via Belfiore e tutte le volte che ci vedono hanno gli occhi pieni di gioia, sono contentissimi. Io ho 58 anni e una esperienza del genere non l’avevo mai vissuta”. “E poi – aggiunge Cristina – sentirsi dire grazie con gli occhi che brillano è la cosa più bella”.

Torniamo per un attimo alla normalità che hanno lasciato prima dell’epidemia, quella del mercato del libero scambio e chiediamo se hanno notizie di una possibile riapertura.

“No, nessuna certezza – dice Salvatore – sicuramente dal 4 maggio, qunado riapriranno alcune attività dovremo metterci attorno ad un tavolo con il prefetto, la sindaca e la regione. Il nostro è un mercato pieno con 400 stalli e un afflusso che varia dalla 6 alle 7 mila persone. Sarà una sfida gestirlo in sicurezza ma noi abbiamo fatto i compiti a casa. Abbiamo un progetto per la riapertura in sicurezza, un progetto mutuato dalle esperienze positive dei mercati e delle attività commerciali. Prevediamo una diminuzione degli stalli, con accessi contingentati e distanze di sicurezza, Noi siamo pronti, sappiamo che il momento è difficile e per questo non stiamo facendo nessuna pressione per una riapertura rapida. Siamo consapevoli che i tempi saranno lunghi perché ne va della salute degli operatori del libero scambio e delle migliaia di cittadini che vengono in via Carcano. Sicuramente la nostra apertura avverrà in contemporanea con il Balon altrimenti c’è il rischio che in molti si riversino in Borgo Dora e quindi addio alla sicurezza”.

La lunga chiacchierata con Cristina e Salvatore si conclude con un appello “a chi può in questo momento donare cibo. Non preoccupatevi, veniamo a prenderlo noi ma abbiamo bisogno di voi per garantire un approvvigionamento continuo di cibo agli ultimi, agli invisibili. Ovviamente la nostra speranza rimane quella che il mercato del libero scambio riapra perché per molti è l’unica forma di sostentamento”.