5G. Cittadini riescono a far smantellare un’antenna. Davide batte Golia, ma che fatica!

A Terlizzi un gruppo di cittadini e due associazioni ambientaliste riescono a far smantellare una antenna per la telefonia mobile. Grazie a un ricorso al TAR, Comune e Sovrintendenza hanno aperto gli occhi e ristabilito la legalità. Il tutto a spese dei cittadini

La notizia è questa: la protesta di un gruppo di cittadini riesce a far smantellare un’antenna di telefonia mobile.

Una notizia che potrebbe essere relegata nella cronaca locale di qualsiasi quotidiano di provincia, un fatto per certi versi eccezionale ma che normalmente non fa notizia. “Il solito nimby” direbbe qualcuno. Però se ci si sofferma ad analizzare i vari aspetti della vicenda, quello che è accaduto a Terlizzi è lo specchio di come funziona il Paese. O meglio, è lo specchio di come i diritti dei cittadini vengono piegati agli interessi privati, che si tratti di salute, ambiente o qualsiasi altro tema, la musica non cambia. Ma prima riavvolgiamo il nastro.

Marzo 2025: Il 28 marzo 2025, Iliad fa una normale richiesta al Comune di Terlizzi per “l’installazione di impianti con potenza in singola antenna maggiore di 20 W”. Il Comune dovrebbe aver avviato la Conferenza dei Servizi. L’Apra Puglia intanto da il via libera e nel mentre passano i famosi 90 giorni per il silenzio assenso.

Estate 2025. A cavallo dei mesi di giugno e luglio sui tetti della cittadina a nord di Bari spunta un’antenna di Iliad per la telefonia mobile del futuro: il 5G. Bella, alta e scintillante a dominare i tetti della città. I cittadini si agitano e si organizzano in un Comitato. Vogliono vederci chiaro.

Intanto sui social viaggia la polemica. Tra quelli a favore della tecnologia, quelli preoccupati per la salute, i complottisti del 5G e la solita fauna che sfrutta il trend. E, incredibile a dirsi, anche la giunta comunale pare si accorga dell’antenna via social.

Intanto il Comitato mette in pratica fino in fondo l’insegnamento gramsciano e, insieme a un avvocata e due associazioni ambientaliste, studia le carte. C’è qualcosa che non va e nel giro di un mese o poco più parte un ricorso al TAR. Intanto l’antenna è sempre lì. Sul portale dell’Arpa Puglia risulta attiva ma, a detta di molti, pare non esserci nemmeno l’allaccio alla corrente. C’è confusione.

Il Codice delle Comunicazioni Elettroniche (D.Lgs. 259/2003 e s.m.i.) parla chiaro. Gli operatori devono presentare istanza al Comune, corredata da progetto e relazione tecnica. L’autorizzazione viene rilasciata a seguito di conferenza di servizi, con parere vincolante dell’ARPA sulla compatibilità elettromagnetica. E se nel caso ci sono dei vincoli (principalmente paesaggistici e architettonici) l’installazione deve sottostare a rigorosi limitazioni che normalmente coincidono con l’impossibilità di realizzare l’antenna.

Maggio 2026. A distanza di quasi un anno le associazioni ambientaliste Puliamo Terlizzi e Circolo Legambiente “Amici di Vito e Clara” annunciano in un comunicato: “RIMOSSA L’ANTENNA 5G”.

Allora cosa è andato storto?

A quanto pare la Sovrintendenza si è accorta che l’edificio sul quale è stata piazzata l’antenna è vincolato come “edificio e complesso di valore monumentale” e dopo i novanta giorni (probabilmente ne sono passati più di trecentosessantacinque) ha dato il proprio parare negativo alla realizzazione. E quindi Iliad ha dovuto smontare il tutto. Ma allora a cosa serve la Conferenza dei Servizi?

Probabilmente il ricorso al TAR si concluderà con un nulla di fatto, perché l’antenna semplicemente non c’è più. Rimane l’amaro in bocca perché, per far valere i propri diritti, i cittadini sono stati costretti ad esporsi direttamente e finanziariamente.

Per raccontarvi questa storia di diritti negati che solo la testardaggine e i soldi dei cittadini sono riusciti a rimettere sui binari della legalità, abbiamo ascoltato tutte le parti in causa. Solo il Comune di Terlizzi non ha ancora risposto dando la sua versione, forse bisognerà attendere ancora novanta giorni.

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